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Maialini Ar Culo

Il Dr.Psycho dice che sono una merda
Scopri cosa dice di te su http://psycho.asphalto.org/test/.

mercoledì, 16 gennaio 2008


per gli episodi precedenti ce sta er tagghe.

Cadde un dì il primo anniversario dell’arrivo di Mas a Roma. Volle festeggiare con me, da soli, cenando indiano take away davanti al suo film preferito. Quella sera abbassai la saracinesca del bunker con largo anticipo. Il tempo di andare a saccheggiare un ristorante indiano e volare su un taxi verso il nostro nido d’amore. Era una serata fresca e umida. Il tassinaro, sviato dall’ accento di Mas e dal fatto che discorressimo in inglese, allungò il tragitto di decine e decine di isolati allo scopo di truffare questi due presunti turisti americani scemi. L’imbroglione al volante fu smascherato da un mio ao’, ma che cazzo de ggiro sta a ffà ‘sto qua? Poi ridemmo come due idioti, complice il solito aperitivo del tardo pomeriggio, e il tassinaro mariuolo si tranquillizzò. Guardando Mas con occhi pieni di adorazione e ciglia fluttuanti, le dissi mi stai facendo sentire una principessa stasera. E dal finestrino potei ammirare lo spettacolo della fontana illuminata di piazza Esedra

Giunti a destinazione trangugiammo tandori chicken ed altre vivande molto speziali. Il tutto annaffiato da un po’ di alcol, inclusa l’immancabile bottiglia di Veuve Cliquot. Questa, una volta svuotata, avrebbe trovato collocazione e utilizzo come posacenere di fortuna sul nostro terrazzino, insieme ad altre sorelle. Guardai per la prima volta Moulin Rouge, lasciandomi coinvolgere più dall’ entusiasmo e dalla commozione di Mas nei momenti clue. Sospiravamo mentre Ewan MacGregor cantava a squarciagola, sulle note di celebri canzoni, tutto il suo amore per quella immensa mignotta, e attrice, di Nicole Kidman. Mas aveva ancora il cuore un po’ a pezzi; l’ex ispanico continuava a passeggiare indisturbato nei meandri del suo cuore. Io vivevo invece un periodo magico. L’incontro, avvenuto qualche mese prima, col giovine brillante e piacente, mi aveva fatto oramai del tutto risorgere dalle ceneri del falò precedente. 

Con il giovine tutto pareva avviarsi verso i lidi più felici e spensierati: si parlava, si fumava e si rideva tanto. Si andava spesso a ballare e si faceva sempre l’amore. Dal settimo cielo agli inferi, lo schianto fu forte. 

Quella sera dell’anniversario in cui Mas mi sequestrò al giovinastro, non mi fu mai perdonata. Venni invitato da egli ad una cena di famiglia; fui costretto a dirgli no, per via dell’impegno già preso con Mas. Inizialmente dette dimostrazione di maturità, assicurandomi di comprendere la situazione. Nei giorni successivi cominciò a emettere incontrollati segnali di disturbo e insofferenza. Pensai, con la massima serenità possibile, che probabilmente per egli il fuoco si stesse già spegnendo. Un sms nel pomeriggio di un giorno di cui ho smarrito ogni connotato spazio-temporale, confermò i miei timori: non voglio stare più con te mi scrisse. La mia reazione fu di totale incredulità; piccoli caratteri che pesavano come macigni ingiusti. Decisi di accettare il fatto insieme ad una manciata di spiegazioni per me incomprensibili. Continuammo a sentirci nei giorni successivi, ma ogni occasione, fosse un email o una telefonata, costituiva per lui ghiotta occasione di continue, ripetute e incalzanti provocazioni. Quando la mia valvola saltò, esplosi in un’ira di dolore. Non raccontai nulla dell’accaduto a Mas. 

Mas ed il giovine avevano stretto buoni rapporti. Costui oltre ad essere un piacevole conversatore, parlava un ottimo inglese, e lei poteva tirare per un po’ i remi in barca con il suo, all’epoca, traballante italiano. Ignara delle scaramucce, gli scrisse un email che, non si capì mai come, venne totalmente travisata. Ricevetti una telefonata dal giovine infuriato: dille che la smettesse di comportarsi come se fosse tua moglie. Chiesi a Mas cosa avesse potuto mai avergli scritto. Lei, sgranando i suoi occhi di bambola candida ed innocente in un’espressione di totale smarrimento rispose io ho scritto di libro e… e... di altre cazzate… perché mi dice questo? Convenimmo insieme che le code di paglia inducessero alla follia. Non ci restò che soffocare il (mio) dispiacere con risa di scherno, e annegare il senso del ridicolo in qualche bicchiere di vino.

A notte quasi fonda, una musica araba, orientaleggiante, scaldava la stanza insieme a luci di candele. Panza all’aria sul divano con le gambe allungate sul tavolino, il bicchiere in mano e la sigaretta in bilico tra le labbra, seguivo le fluttuazioni di Mas che in piedi, si era lanciata in una danza maliarda e sinuosa. Strizzandosi i seni ed ammiccando languida in mia direzione, mi disse ciao, marito. Risposi sì moglie, balla per me, dopo ti scopo. Da lì a breve, fuggì nel sud della Francia.

La sagra delle beffe. Sposato ad una donna da un ex. Moglie che fugge dal suo amante forestiero in terra francese. Moglie che da anni dice che torna presto, ma… Lies! Mentira!


*Fin*
ditato da: IlDitoArCulo alle ore gennaio 16, 2008 17:15 | Link | commenti (30)
dito/i:x-hosposatounamericanascema
giovedì, 24 maggio 2007


Nelle puntate precedenti: un gruppetto di personaggi dalla natura un po’ ambigua, ma molto sciocca, nuota, sguazza felicemente, senza annegare, nel mar etilico. "Giovini" rovine sullo sfondo di rovine più antiche.

Nei 18 mesi di Iles Saint Laurent, le serate scivolarono vivaci e allegre. Tra opulenti banchetti e bellicose partite a burraco. Casa era assiduamente invasa da amici, amici di amici, conoscenti di conoscenti di amici eccetera eccetera. Sui balconi e alle finestre altrui, svolazzavano migliaia e migliaia di bandiere della pace. Contro la guerra, contro il presidente scimmioide o forse contro la solitudine. In un’epoca in cui l’appeal di un' intera nazione languiva in un fioco ansito, l’appartamento ne ospitava alcuni cittadini; amici (amici di amici, conoscenti di conoscenti di amici eccetera eccetera) di Mas.

Le mie passate esperienze con gli ammerigani, non erano state caratterizzate da impressioni e sentimenti benevoli. Avevano, anzi, rafforzato la teoria di un diffuso luogo comune; un popolo di tacchini obesi e rincoglioniti, molto stupidi e del tutto irragionevoli. Nel motonoleggio dove avevo lavorato anni prima, mi ero imbattuto in alcuni esemplari stolti, infimi e bugiardi: …ok, please I’m going to show you: to start push this button keeping of the left grip; the rear brake is on the right grip… yeah, yeah! Ok! I known that! …sure? sure! …ok, be careful and have a nice day… e non restava altro che posizionarsi coi popcorn, per assistere a quel fuoco d’artificio che poteva essere il loro decollo; il meglio lo davano scartavetrandosi le braccia su qualche parete, grattugiandosi le ginocchia sull’asfalto o fracassando specchietti e parabrezza addosso a qualche automobile parcheggiata. Voli e acrobazie da cirq du soleil.

Tra lacrime, grida e sceneggiate che altro-che-‘o-zappatore, codesti cominciavano a sbraitarmi addosso che you didn’t tell me that it would be so dangerous! indi; you didn’t show me how this hellish machine works! Di fronte alla mia scocciata e sarcastica impassibilità, passavano al capitolo minacce: I call the police! I call george dabliù bush! I call the polish pope! Tutto questo mentre, soffocando talvolta le risate, altre volte la più funesta delle ire, con una mano porgevo loro, senza guardarli in faccia, la cornetta del telefono e con l'altra annotavo il numero di autorizzazione della loro carta, per il risarcimento danni  previsto dal contratto sottoscritto senza che l' avessero neppure letto. Ah, che stupidi idioti. E bastardi.

Ma. Fortunatamente quasi (ripeto: quasi) tutti coloro che sono planati su Roma, approfittando della ospitalità della loro amica americana scema, del frocio emiliano e della nobildonna sarda, hanno inficiato suddetta opinione. Da Orlanne, ricchissima e faboulozzzissima manager che non esitò a dividere viveri ed acari con noi, quanto a schizzare urlante su una sedia causa apparizione di un piccolo geco. Poi fuckin' hottie Howie ex fiamma di Mas dei tempi del college, il quale elargì all' allupato popolo panoramiche mozzafiato sul suo scultureo corpo; e Jeremy the strepitouzzz che perfettamente si integrò, contribuendo a vivacizzare ulteriormente quel clima di sfrenata, assoluta e dissoluta demenza. Una menzione speciale va però a lei: Jackie from the Block.

Gioventù, bellezza, ironia, dolcezza, intelligenza, simpatia. In sintesi la donna che ah, se non fossi ghèi… Una sera sublimammo la nostra amicizia a suon di cucchiaiate di peanut butter, nutella e fluff.. La sua seconda visita capitò in concomitanza con il Thanksgiving Day. Insieme a Mas, volle regalare il tipico-pranzo-americano da giorno-del-ringraziamento a noi tutti. Ordinarono un enorme tacchino presso la stessa macelleria ove si approvvigionava  perzino-er-quirinale-'sticazzi, e passarono ore ad ore ad accudirlo, vegliandolo attentamente dalla finestrella, mentre translucido sudava dentro il forno. Irrorandolo e spennellandolo con certosina regolarità, al fine di renderlo croccante all’esterno e tenero dentro. Fu alla fine accoltellato, porzionato e servito insieme a smashed potatoes e blueberry jelly. A seguire altre portate tutte orgogliosamente ricche o in grassi, o in zuccheri o in entrambi. Esempio: sausage, french toast e pancakes con bacon, uova e sciroppo d’acero. Burp.

La sera si girovagava selvaggiamente per la capitale; per un cornettosesso [bomba (krafen) cotta al forno, con gocce di cioccolato fondente, farcito con cioccolato bianco] a Ostiense, per due salti al Classico, per un’incursione al ristorante africano o arabo, alla trattoria abruzzese o per una fuga serale verso i castelli ad innaffiare col vino porchetta e cazzate. Con lei, un’esistenza già di per sé meravigliosa, arrivò a rasentare la perfezione.

Jackie from the Block, prima di salutarci, confezionò con le sue eleganti mani, sciarpe e braccialetti multicolor per tutti, in segno di affetto e gratitudine. Quando ripartì lasciò, ogni volta, un senso di vuoto smarrimento in noi tutti…

[Questo è San Giovanni in Laterano  chorus: prega per noi…
Santa Maria Maggiore  chorus: prega per noi…
Santa Croce in Gerusalemme  chorus: prega per noi…

Ex pastificio Pantanella  chorus: prega per noi…]

 

continua...
ditato da: IlDitoArCulo alle ore maggio 24, 2007 15:56 | Link | commenti (17)
dito/i:x-hosposatounamericanascema
venerdì, 06 aprile 2007

Scorrevano tutti uguali, spensierati e felici i giorni a Ile-Saint-Laurent, come presto ribattezzammo il quartiere. L’alcol annaffiava, annegava,  anestetizzava. Ogni mattina mi levavo intorno alle 9 e, con una tazza di caffè in mano, mi appoggiavo sul divano dell’ insolito soggiorno. Il disordine di sedie, indumenti, bicchieri e bottiglie (vuote) rispondeva ai perché dello stordimento mattutino, del travaso gastrico tra stomaco ed esofago. Faccio tutto io domani, rassicurava Mas. Era sempre lei che disponeva stoviglie, posate e residui di cibo nei lavabi di ceramica bianca anni ’50, per poi lavarli e riporli l'indomani mattina. Solo quando Mas partì, esattamente il giorno stesso dell’arrivederci, le tubature esplosero causa ingorghi di spaghetti e frammenti vari. Ci staccarono anche il gas e, la nobildonna sarda ed io, rimanemmo senza acqua calda per qualche giorno. Mas partì e la vita sembrò sterzare bruscamente verso  noie, impicci, beghe di vario genere.

 

Al momento di uscire di casa, avevo il quotidiano compito di svegliare Mas. Due colpi sul vetro smerigliato della porta. Spingevo la maniglia verso il basso e m’infilavo in un cucù per controllare la situazione. Poteva essere febbraio come luglio; finestre e persiane spalancate, le tende bianche agitate dalle correnti. Mas giaceva sovente a pancia all’aria, gambe divaricate, i piedi fuori dalle coltri e la testa a penzoloni fuori dal letto. Le sue boobies spuntavano a loro volta in due cucùs, fuori dalla camicia da notte. Ohhhhh… sciao… a dops…guaiva appannata ed esangue Mas. Compariva qualche ora più tardi a bottega. Poteva essere gennaio come luglio: i capelli bagnati, scarpe leggere, senza calze. Il viso roseo, rosolato, intorno a occhi gonfi come dirigibili. Oh… ammazza quant’abbiams bevoots ieri sera... sono distrutta.

 

Già nel tardo pomeriggio si resuscitava dalle ceneri. Ilari, entusiasti, rinvigoriti. Affamati, assetati. L’entità pelosa, che faceva ormai parte degli arredi, si recava presso una ricca rivendita di generi alimentari, per acquistare ed assemblare un aperitivo che placasse le fami, ma soprattutto l’arsura. Quando si sentiva particolarmente stanca per sollevare il suo bellissimo ma pesante culo di nullafacente e nullapensante, apriva il borsellino a scatto e mi affidava del denaro affinché mi recassi io stesso ad approvvigionarmi dei beni di prima di necessità. Menu fisso: prosecco di valdobbiadene & pringles alla paprika. Si verificava una simbolica alternanza con Mas, la quale però optava per un buon e  robusto vino rosso, accompagnato da tapas a base di burro di arachidi, crackers ritz, creme ai formaggi e al salmone. Istituimmo ben presto un concorso titolato Balenissima, che ci aggiudicammo io e l’entità pelosa a pari merito. Mentre Mas, sotto i nostri increduli ed invidiosi sguardi, perdeva clamorosamente peso e pareva prendere il volo per le passerelle parigine.

 

Il momento clou della giornata giungeva al momento della chiusura; si saliva sul bus, se passava, e tra palpamenti reciproci vari che inquietavano gli altri passeggeri, ci si domandava, con logica preoccupazione, come e con cosa impegnare le nostre fameliche zanne. Espresse le preferenze per un cacio & pepe o per delle salsicce & formaggi, talvolta scattava l’ emergency. Mas sgranava i suoi immensi occhi verdi e tremebonda, con la fronte imperlata, gemeva smarrita quel oh mio dio, non abbiamo vino. Ogni volta terrorizzati che il bar della piazzetta vicino casa avesse già mollato le saracinesche, ci raccoglievamo in solenne preghiera. Fortunatamente quasi sempre accolta. Indi, la serata volgeva al suo tardo concludersi tra cibo, alcol, tabacco, sometimes special guest: maria, carte e cazzate. Tante cazzate. Mai abbastanza, mai troppe…

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continua...

ditato da: IlDitoArCulo alle ore aprile 06, 2007 15:30 | Link | commenti (29)
dito/i:x-hosposatounamericanascema
mercoledì, 21 marzo 2007

Periodi in cui eventi si susseguono e stravolgono in maniera frenetica ed implacabile, senza che nulla si cerchi. Prima ancora di scoprire la di loro necessità. Il termine di una lunga convivenza, la morte di quello che credevi fosse amore, l’entrata prorompente e fragorosa di nuove entità, una casa nuova.

 

Entrai nell’appartamento di S. Lorenzo una calda domenica pomeriggio d’estate. Polvere, stantio e muffa. Fu amore a prima vista. Spazi da distribuire ed altri da condividere. Un lungo corridoio con ai lati tre luminose stanze. Un balconcino che si affacciava su quella strada, pulsante luci, ormoni e vita. Il soggiorno ricavato da una costruzione abusiva su un terrazzo con finestrelle orizzontali, lunghe e strette, poste in alto. Offrivano sbirciate su interni di facciate tappezzate di sguardi che si illuminavano con illogica intermittenza. Molte sere le trascorrevo lì, sdraiato sul divano, con la vista oltre quelle feritoie, ad osservare i movimenti di tutti quei microcosmi; all’ascolto mai invadente dei loro rumori, dei loro parlottii e stovigliamenti vari. Anche l’uomo che gridava incazzato, con la moglie, col figlio, col vento o con l’aspirapolvere, aveva acquisito una familiarità perfino accomodante.

 

Mas occupò la stanza centrale, detta suite. Io la più piccola, denominata fornetto, posta in fondo al corridoio. Le due stanze avevano in condivisione il balconcino. Trascorrevamo le sere più calde e tiepide a spipacchiare seduti su minuscoli sgabelli, usando bottiglie accortamente svuotate di Veuve Cliquot come posacenere. Alla strada si donava un’impressione come di sospensione; quasi fossimo seduti su bolle d’aria. O di champagne, a giudicare dalle risate sguaiate e dalle discussioni triviali che profondevamo ad alto volume.

 

La terza stanza fu invece affittata ad una nobildonna sarda, reclutata attraverso un annuncio su Porta Portese. Ho bisogno di quella stanza, ti prego ti prego ti prego… rappava al telefono. Ci incontrammo e sembrò scontato che lei fosse la mia prescelta, come io il suo, del resto. La nobildonna soffriva le pene d’amore. Mas ed io la accogliemmo sotto le nostre ali ferite. (Uau).

 

Mentre Mas praticava la castità senza aver fatto voto, lo scrivente si imbatté in un giovine molto piacente e brillante che lo corteggiò con audacia e sfrontatezza. All’inizio mostrai la resistenza tipica di chi non ha ancora finito di leccarsi recenti ferite, ma ben presto mi lasciai sconfiggere ed inebriare dalla vitalità irruenta, un po’ isterica, del baldo giovine. Presto giunsero i primi, stavolta gratuiti, calci nel culo. Peccato che non potessi sapere che sarebbero stati i primi di una lunga serie. Oggi lo ammetto: voluti e cercati. Vedi parentesi sadomaso.

 

Con la nobildonna si legò rapidamente, nonostante un’ostentata natura diffidente e l’assente inclinazione ai consumi smodati di tabacco (del quale è acerrima nemica) o di alcolici. Si sparava flebo di coca light ed osservava lunghi periodi di dieta, consistenti perlopiù in efferati digiuni e limitate assunzioni di poltiglie dalle composizioni molto arcane. Sul fatto che non trombasse, Mas ed io, con l’insostituibile supporto della entità pelosa (e mignotta), decidemmo che andava posto rimedio. E, in tempi tutto sommato brevi ottenemmo risultati insperati. Con tronfio orgoglio potemmo constatare il terreno molto fertile dei possedimenti così gelosamente custoditi dalla nobildonna. Scivolarono gonne, calze e metri (e metri) di filo spinato…

 

E tu passavi appena le sottili dita sul prepuzio, poi sfioravi il glande e i sensi celebravano il loro splendore, ed era bello starti ad osservare, confermavi il mondo della coesistenza materiale…(Battiato)

 

 

 

continua…

ditato da: IlDitoArCulo alle ore marzo 21, 2007 12:54 | Link | commenti (31)
dito/i:x-hosposatounamericanascema
venerdì, 09 marzo 2007

…o UoMoka.

 

E svegliarsi la mattina. Durudurududdu…. Che pesantezza certe giornate. Che bruttura generale. Ti alzi e avverti intorno al castello del tuo letto, il sinistro e mandibolare rumore di famelici alligatori. Rovesci la testa indietro, ma il caffè resta lì. Non va né giù, né su. Infili le scarpe e sono due tagliole. Ogni passo è un pensiero, ogni pensiero un tormento, ogni tormento un rodimento, ogni rodimento un tuffo. Splash.

 

Boom. What a Drama Queen: "scarpe come tagliole". Lo ammetto: mi trascinavo volutamente dietro sacchi e bauli colmi di vittimismo e melodrammi in tutte le salse. Mi è sorto il dubbio che il riuscire a trattenere, ma a stento, le lacrime, fosse un disegno preciso. Per tenere sempre l’occhio umettato, al di sopra delle occhiaie accentuate da notti insonni. Perché avevo deciso di essere dannato, maledetto, tenebrosamente e tragicamente imprigionato nelle celle di chissà quali nefasti eventi e pensieri. Certe notti ci si sente un po’ Bukowski, in quel girovodkare con la bottiglia in mano. 

 

Mas ed io ci ritrovammo, come accadeva più volte, ogni giorno, fuori di bottega. Ad arricchire l’intarsio di cicche, tra un sampietrino e l'altro. Avrò avuto gli occhi arrossati e un’espressione da bisonte ferito. Avrà percepito uno scalpitare da dentro, come il borbottio di una moka. Che se alzi la fiamma, scoppia. Mas alzò la fiamma. Che succede? ...Occazzo il caffè…

 

-Chris… noi andiamo al bar. Vuoi un caffè?

-No, non mi piace cafè.

(repeat not less than 8.372 times)

 

-Chris… noi si va al bar. Caffè?

-Marco… una volta e poi più. Io non bevo cafè. Io non mi piace cafè. Io odio cafè.

 

-Chris… vado a prendermi un caffè. Te lo porto?

-Sì, certamente. Doppio, concentrato e senza zukkerou.

 

Mas fu travolta come da un fiume in piena. Quell’orso bisontoide, burbero e scontroso, eruttò peggio di uno Stromboli, l’epopea odisseica di una storia che, ora lo so, vista da fuori uno si chiede ancora ma perché? Ma soprattutto, come dice la Cher: douv’è l’ammore? Ma per me era amore. Sicuramente lo era. Peccato che lo guardassi con sufficienza. Sotto una luce sbagliata. E che lo trattassi come una pianta senza acqua ad agosto. Fieooooouuuu. (Rumore di pianta che muore.)

 

Mas viveva, pure lei, lo strazio della fine di una lunga storia. Ma lei stava sulla strada del non ritorno. Sull’altra sponda del fiume. Confrontarmi con lei mi aiutò a comprendere le ragioni di Andrea. Comprenderle, accettarle e oggi più che mai, condividerle. E se oggi, ogni tanto, o lui o io, si ha voglia di fare una traversatina in zattera, lo devo anche a Mas.

 

Mas si trasferì a Roma nel gennaio del 2003. Un caro amico ed i miei poveri resti, andarono a Lavinio, a prelevare lei e le sue cose. Si trasferì per qualche settimana in un monolocale a Piazza Vittorio. Ricordo bene quella domenica pomeriggio in cui ebbi voglia di sentirla. E mi ritrovai dopo appena mezzora con lei, in quel monolocale, a sorseggiare un thè. A sudare sette camice per comunicare. Per la fatica e per le risate. Nulla è più divertente che sentire qualcuno dire cappellate su cappellate, in una lingua in cui si muove a tentoni. E ancora oggi, non siamo usi a correggerci. Perché ridere è il sale della vita. Uh, come suona banale. E i mesi successivi sarebbero stati di profonda sete. E la sete sarebbe stata  di certo placata…

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Santa Cristina. Prega per noi.

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continua...

ditato da: IlDitoArCulo alle ore marzo 09, 2007 17:53 | Link | commenti (20)
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