
per gli episodi precedenti ce sta er tagghe.
Cadde un dì il primo anniversario dell’arrivo di Mas a Roma. Volle festeggiare con me, da soli, cenando indiano take away davanti al suo film preferito. Quella sera abbassai la saracinesca del bunker con largo anticipo. Il tempo di andare a saccheggiare un ristorante indiano e volare su un taxi verso il nostro nido d’amore. Era una serata fresca e umida. Il tassinaro, sviato dall’ accento di Mas e dal fatto che discorressimo in inglese, allungò il tragitto di decine e decine di isolati allo scopo di truffare questi due presunti turisti americani scemi. L’imbroglione al volante fu smascherato da un mio ao’, ma che cazzo de ggiro sta a ffà ‘sto qua? Poi ridemmo come due idioti, complice il solito aperitivo del tardo pomeriggio, e il tassinaro mariuolo si tranquillizzò. Guardando Mas con occhi pieni di adorazione e ciglia fluttuanti, le dissi mi stai facendo sentire una principessa stasera. E dal finestrino potei ammirare lo spettacolo della fontana illuminata di piazza Esedra.
Giunti a destinazione trangugiammo tandori chicken ed altre vivande molto speziali. Il tutto annaffiato da un po’ di alcol, inclusa l’immancabile bottiglia di Veuve Cliquot. Questa, una volta svuotata, avrebbe trovato collocazione e utilizzo come posacenere di fortuna sul nostro terrazzino, insieme ad altre sorelle. Guardai per la prima volta Moulin Rouge, lasciandomi coinvolgere più dall’ entusiasmo e dalla commozione di Mas nei momenti clue. Sospiravamo mentre Ewan MacGregor cantava a squarciagola, sulle note di celebri canzoni, tutto il suo amore per quella immensa mignotta, e attrice, di Nicole Kidman. Mas aveva ancora il cuore un po’ a pezzi; l’ex ispanico continuava a passeggiare indisturbato nei meandri del suo cuore. Io vivevo invece un periodo magico. L’incontro, avvenuto qualche mese prima, col giovine brillante e piacente, mi aveva fatto oramai del tutto risorgere dalle ceneri del falò precedente.
Con il giovine tutto pareva avviarsi verso i lidi più felici e spensierati: si parlava, si fumava e si rideva tanto. Si andava spesso a ballare e si faceva sempre l’amore. Dal settimo cielo agli inferi, lo schianto fu forte.
Quella sera dell’anniversario in cui Mas mi sequestrò al giovinastro, non mi fu mai perdonata. Venni invitato da egli ad una cena di famiglia; fui costretto a dirgli no, per via dell’impegno già preso con Mas. Inizialmente dette dimostrazione di maturità, assicurandomi di comprendere la situazione. Nei giorni successivi cominciò a emettere incontrollati segnali di disturbo e insofferenza. Pensai, con la massima serenità possibile, che probabilmente per egli il fuoco si stesse già spegnendo. Un sms nel pomeriggio di un giorno di cui ho smarrito ogni connotato spazio-temporale, confermò i miei timori: non voglio stare più con te mi scrisse. La mia reazione fu di totale incredulità; piccoli caratteri che pesavano come macigni ingiusti. Decisi di accettare il fatto insieme ad una manciata di spiegazioni per me incomprensibili. Continuammo a sentirci nei giorni successivi, ma ogni occasione, fosse un email o una telefonata, costituiva per lui ghiotta occasione di continue, ripetute e incalzanti provocazioni. Quando la mia valvola saltò, esplosi in un’ira di dolore. Non raccontai nulla dell’accaduto a Mas.
Mas ed il giovine avevano stretto buoni rapporti. Costui oltre ad essere un piacevole conversatore, parlava un ottimo inglese, e lei poteva tirare per un po’ i remi in barca con il suo, all’epoca, traballante italiano. Ignara delle scaramucce, gli scrisse un email che, non si capì mai come, venne totalmente travisata. Ricevetti una telefonata dal giovine infuriato: dille che la smettesse di comportarsi come se fosse tua moglie. Chiesi a Mas cosa avesse potuto mai avergli scritto. Lei, sgranando i suoi occhi di bambola candida ed innocente in un’espressione di totale smarrimento rispose io ho scritto di libro e… e... di altre cazzate… perché mi dice questo? Convenimmo insieme che le code di paglia inducessero alla follia. Non ci restò che soffocare il (mio) dispiacere con risa di scherno, e annegare il senso del ridicolo in qualche bicchiere di vino.
A notte quasi fonda, una musica araba, orientaleggiante, scaldava la stanza insieme a luci di candele. Panza all’aria sul divano con le gambe allungate sul tavolino, il bicchiere in mano e la sigaretta in bilico tra le labbra, seguivo le fluttuazioni di Mas che in piedi, si era lanciata in una danza maliarda e sinuosa. Strizzandosi i seni ed ammiccando languida in mia direzione, mi disse ciao, marito. Risposi sì moglie, balla per me, dopo ti scopo. Da lì a breve, fuggì nel sud della Francia.
La sagra delle beffe. Sposato ad una donna da un ex. Moglie che fugge dal suo amante forestiero in terra francese. Moglie che da anni dice che torna presto, ma… Lies! Mentira!
dito/i:x-hosposatounamericanascema










