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Gemelli Ar Culo




Maialini Ar Culo

Il Dr.Psycho dice che sono una merda
Scopri cosa dice di te su http://psycho.asphalto.org/test/.

venerdì, 15 maggio 2009

Pur non definendomi scaramantico, mi accade di sfidare il possibile nefasto destino che potrebbe delinearsi non appena faccio qualcosa che non dovrei fare. Esempio: sono sotto di mille euro in banca, eppure striscio il bancomat da Discoteca Laziale perché senza la mmmusica non posso vivere, e dopo pochi giorni mi staccano la luce per morosità. Accadde realmente ciò, del resto. Oppure decido di andare al lavoro con la macchina nonostante l'orario di punta e la pioggia, e mi ritrovo imbutato in una coda che scorre di quattro centimetri e mezzo ogni tre minuti. Ma quest'ultimo caso [e a pensarci bene anche quello precedente] non è una sfida alla scaramanzia, bensì all'ovvietà, al buon senso e all'intelligenza.

C'è una cosa che non faccio quasi mai, ossia ospitare i cosidetti trombamici presso la mia umida grotta. Le ragioni risiedono nel generale senso di disagio che mi comporta... per me l'ospite puzza subito dopo l'eiaculazione, e non amo né essere scortese, né ricorrere all'educazione a tutti i costi pur di non ferire il malcapitato. Una volta accadde che porsi a uno sciagurato le sue scarpe con una mano, mentre con l'altra gli tenevo aperta la porta dell'uscio di casa.

Mesi fa invece, arrivo al dunque, decisi di infrangere questa rigida regola. Il tipo in questione sembrava meritare abbastanza e di fronte a una esplicita richiesta non indugiai nel portarmelo nella tana. La punizione sopraggiunse immediatamente fuori dal buio locale dove avevamo cominciato ad esplorarci e avvinghiarci. Venni prima abbagliato da un lampione, poi dalla visione illuminata e illuminante del soggetto in questione, che improvvisamente parve essersi trasformato da possibile coetaneo vagamente piacente, ad un campionario di borse di coccodrillo stampato in viso. Inoltre sfoggiava un largo sorriso di uno sgargiante giallo canarino. Senza scoraggiarmi troppo decisi che una volta a casa avrei comunque potuto spegnere le luci e accendere la fantasia. 

Il soggetto però decise di rendermi il compito più arduo del previsto, e durante il tragitto verso il luogo del delitto, mi sottopose ad un  questionario fin troppo impegnativo per una piccola e stolta mente che generava un unico e ripetuto input; fuck, fuck, fuck. All'epoca lavoravo ancora per la grande azienda, e dopo avere risposto al quesito occupazionale, costui cominciò a sbrodolarmi addosso le sue lodi, comunicandomi  quanto mi reputasse fortunato e quanto mi invidiasse. Glissai e gli rigirai il quesito medesimo: ar momento so' disoccupato, però m'arrangio co'n po' de lavoretti... naa palazzina 'ndo' sto so' tutti vecchietti e je faccio 'e commissioni, a quarcuno je pulisco casa e loro me danno quarcosa... E fin qui tutto ok; figurarsi se per una mera trombata spiccia, potesse interessarmi il posizionamento di quel cazzo e di quel culo nella scala sociale. Cercai anzi di fargli capire che in fondo fosse in qualche modo anch'egli fortunato. Tutto ciò mentre pensavo che in fondo, grazie a un po' di buio e soprattutto a tanta immaginazione, avrei fatto sesso con un giovane Robert De Niro o, volando più basso, con il sosia bruttarello di Nicola Savino.

Ma costui incalzò ulteriormente sull'argomento vecchietti della palazzina che me vojono un zacco de bbene e che, penza, ar mi' compleanno m'hanno regalato 'a machina da cuscire... perchè loro sanno che a me piasce tanto cusci'. A quelle parole Robert De Niro si trasformò in Leopoldo Mastelloni, e Nicola Savino in Cristiano Malgioglio. L'istinto immediato sarebbe stato quello di prenderlo a sonori schiaffoni per poi, con un braccio serrato intorno al suo collo, grattugiargli la capa su un muro per farci un po' di segatura.

Mantenni invece un mirabile contegno, nonostante una visibile crepa attraversasse il mio viso [giungendo, la sentivo, fin sul cuore], e decisi prima che cominciasse a sciorinarmi quanti vestitini avesse cucito per la sua ricca collezione di Barbie, di buttare la conversazione in vacca, parlando di quanto avevamo inter-rotto pochi minuti prima. Purtroppo durante le grandi manovre, la fantasia venne disturbata da frequenti interferenze. Era un po' come ascoltare Mozart con inserti di Sbucciami, frutto fresco tuo sarò. Tutto quell'altalenarsi di emozioni che ora sì crescevano, ma  che poi improvvisamente si sgonfiavano innervosirono oltremodo la sartina tartarugosa, al punto che ella recuperò le sue scarpette e la mia porta da sé, con le sue sante manine.

Rimasi nel letto con il terrore di addormentarmi. Con la certezza che qualora lo avessi fatto, mi sarei con ogni probabilità consegnato a oniriche visioni, come quella di mille malgioglie ricamanti il mio culo a zig zag. 

 

ditato da: IlDitoArCulo alle ore maggio 15, 2009 02:22 | Link | commenti (16)
dito/i:indice, alluce
venerdì, 13 febbraio 2009

identikit numero a

nome in codice: terruncello assortito

zona di provenienza: Campania, Sicilia

età: 44 (dichiarata)

altezza: mt 1,83 (dichiarata)

segni particolari: ama fumare cocaina e i panini dello zozzone, a Porta Maggiore

grado di pericolosità: elevatissimo

annotazioni: no so il nome, non ho suo cell.

 



 

identikit numero b

nome in codice: noisette

zona di provenienza: Paris de France

età: 33 (dichiarata)

altezza: mt 1,80 (stimata)

segni particolari: lontanissimo

grado di pericolosità: medio-alto

annotazioni: che cucciolotto.

 

 

 



 identikit numero c

nome in codice: segaman

zona di provenienza: Etruria

età: 35 (dichiarata)

altezza: mt 1,84 (certificata)

segni particolari: buggiardo

grado di pericolosità: scongiurato

annotazioni: non somiglia a Mike Francis, come indica l'identikit. Ma mi è uscito così... [tiè, curnutàzz].

 

 



[caaaazzz... Mike Francis è morto.  Sorry, Mike]

per chi come me non ha un cazzo, né di meglio da fare: click.

ditato da: IlDitoArCulo alle ore febbraio 13, 2009 20:00 | Link | commenti (14)
dito/i:alluce, pondulo, illice, trillice
sabato, 20 dicembre 2008
Mandrion's Party 2008

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thanx to: LaMoglie e LaMante per la collaborazione, LaMonaca + LaBambina per la demenza, LaMamma + LaKlito per... gli effetti speciali, LaUappi per i uappies,  LaRegina + IlPrincipe + LaKontessa + ancora LaKlito per la gastronomia, LaNato per les mignonnes et les mignottes e all the others per i... vetri ricolmi.
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Avevo in testa da tempo l'idea di realizzare questo video utilizzando un programmino molto figo, ma purtroppo sul pc al lavoro [ste cazzo di limitazioni] non ho potuto installarlo. La canzoncella che accompagna le immagini dell'evento dell'anno [al Mandrione, s'intende... ma forse anche no] ben si prestava a essere trasformata in un fumetto surreale, come del resto surreali sono stati i partecipanti stessi e un po' tutta la serata. Ero talmente preoccupato di realizzare un party degno di essere chiamato tale, [specie dopo il clamoroso successo della passata edizione] che sono rimasto tutto il tempo a chiedermi se qualcuno si stesse divertendo. Scorrendo il ricco assortimento fotografico direi di sì. E considerando che diversi avventori hanno sfanculato verso l'alba, posso aggiungere persino yesss. Con tre s. Ma tornando alla canzoncella, visto che a mio modesto avviso ha un testo sciocco almeno quanto pregno, e che in tanti dovremmo almeno tentare di fare un po' nostro, lo incollo qua sotto. E' tutto.
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LUSH feat. Jarvis Cocker - Ciao!

(Miki Berenyi)

Together:
I've been so happy since I walked away
I never thought that I could
Feel as great as I do today
'Cause you were nothing but a big mistake
And life is wonderful, now that I'm rid of you

Jarvis:
Oh I must've been crazy to have stayed with you
I can't believe I thought I was in love with you
But now the scales have fallen I can really see
And I say go to hell, 'cause that's where you took me

Miki:
Well, I've felt better since I slammed that door
You always cramped my style, I never noticed before
It's been a non-stop party since I flew the coop
I can't believe I fell for such a loser like you

Jarvis:
And is it any wonder that I felt so blue
When I was always having to put up with you

Miki:
Oh, here we go again, just lay the blame on me
Don't say another word, 'cause sweetheart, you're history

[Jarvis:]
[I bet you're loving every minute of it]
[Sitting in yer kitchen eating meagre meals with the curtains closed]
[While in your bed sit m... t.. b..]
[I don't give a damn anyway]

Miki:
I know that you miss me really, bet you wish that you still had me
You'll never find someone like me but I've got no regrets at all

Jarvis:
'Cause I've met this girl and she's so good to me
She's really beautiful, fantastic company
Oh, when I'm with her I realise what love can be
'Cause she's fifty times the person you will ever be

Miki:
Good luck, mister, do you think I care?
Since you've been gone the offers have been everywhere
I've got a million guys just lining up for me
I've turned a corner, boy, my life is ecstasy

Together:
Well, I've been in heaven since I walked away
I never thought that I could feel as great as I do today
'Cause you were nothing but a waste of space
And life is wonderful, now that I'm over you 

 

ditato da: IlDitoArCulo alle ore dicembre 20, 2008 06:32 | Link | commenti (21)
dito/i:indice, anulare, alluce, pondulo, mignolo, illice, trillice, mellino
domenica, 02 novembre 2008
Certe volte resto interdetto e persino infastidito quando, una volta maturate certe convinzioni [pseudo o meno che siano], cominciano a succedersi in sequenza una serie di episodi che paiono venire lì per sbeffeggiarti e sfidarti: allora sei davvero così convinto di  tutto quello che pensi, dici e scrivi?

Non ci ho dormito, certe notti, pur di maturare delle possibili idee, pur di cercare degli appigli per restare aggrappato ad uno straccio di idea che la vita bla bla bla è tutto sommato bella, che i problemi bla bla bla sono ben altri. Take it easy, take it easy e bla bla bla.

La recente notte pippera di cui ho tracciato un breve resoconto due post addietro, l'avevo trascorsa a farcirmi come un tacchino di nuovi e sani propositi. Tra cui quella di chiudere, eccheccazzo, una volta per tutte, con questa straminchia di passato. Affogare ogni idealismo anche schernendolo; prendendo a ceffoni ogni istinto che somigliasse anche solo vagamente a un nostalgico revival.

Ebbene, sabato scorso, spaparanzato con la tazzona caffè e il plaid sul divanone, al termine di una giornata di lavoro, stanco abbastanza per avere la mente sgombera,  ecco che squilla  il cellulare poco prima della mezzanotte. Sul display, dall'argentina, lampeggia il suo nome. Di lì a breve vengo raggiunto dall'ex storico in piena crisi con l'attuale compagno, in cerca di conforto e di consigli. Naturalmente mi presto molto volentieri alla chiacchierata, ma senza alcun istinto morboso o gufatore; sebbene l'evento mi destabilizzi quanto basta per dire basta. Ma come, mi dico, proprio due notti orsono mi ero sentenziato: smettila di pensare o sperare che il tuo destino sia incatenata al fianco di questa persona, che sì ok ti piace, che sì certo gli vuoi un sacco di bene, che sì eccome se ci finiresti volentieri a letto. La risposta definitiva sta in quel provvidenziale THE END su un romanzo triste e, ammettiamolo, persino un po' banale. Perché  quasi sempre i pretesti per cui i cosidetti innamorati bisticciano o arrivano a scagliarsi  sedie addosso [sic], sono perlopiù emerite cazzate.

E questo ho continuato a ripetermi per tutto il tempo, fino all'alba, mentre la bottiglia di vino travasava nei bicchieri e le parole si rovesciavano nello lo spazio che ci divideva. Alla fine del lungo amarcord [i riferimenti al nostro passato, al solito, si sono sprecati], l'ho abbracciato con affetto, gli ho dato due pacche sulla spalla spronandolo a non demordere. Ché sei-anni-sei, non si buttano all'aria, sebbene io non veda né comprenda mezzo motivo valido per cui una relazione del genere [secondo come la racconta lui, intendo] debba andare ulteriormente avanti. Ma io di amore, in fondo, che cazzo ne so? Che cosa ne ho capito mai? E quindi: vaffanculo, vita smargiassa. Vaffanculo perché puoi vederlo da te, ora, che dicevo sul serio due notti addietro.

Ieri sera, al lavoro, arìsquilla il cellulare. Il mio cellulare di norma squilla quattro-cinque volte a settimana: una è la mamma, una è la regina del conato, e le altre a rotazione sono tra i vari amici. Lampeggia invece sul display la carrambata dell'ex-non-ex. Velocemente rispondo: scusa sto lavorando, ti richiamo io più tardi. E lì mi sono detto: ok, hai avuto culo e non hai dovuto nemmeno inventarti una scusa; avrai  tempo sufficiente per rispolverare il corso di training autogeno ed affrontare il fatto che lo DEVI richiamare. DEVI perché, se davvero sono oltre come bla bla blatero [e mentre lo blatero al mondo percepisco che il mondo non mi crede], che motivi ho per non richiamarlo o ignorarlo? Vendetta? No, e nemmeno sbadataggine o rincoglionimento. Indi, tirate fuori le palle leonine mi sono ritrovato, nell'ordine; con il soggetto chiamante in un pub a sorseggiare una birra, poi a camminare sotto la pioggia mentre lui bla bla blaterava di cose alle quali annuivo senza fastidio e senza credere alla metà di una di esse, e non certo perché fossi prevenuto. Ah... l'experience.

Ci spostiamo poi verso San Lorenzo alla ricerca di un po' di gioia, e lì incontriamo causualmente una sua amica che ci trascina all'interno di un locale pieno di lesbiche festaiole, dove lui gigioneggia e piaciona con tutti come sa ben fare, e dove ad un certo punto lo ammiro estasiato mentre chino su un quadernone, comincia a disegnare con un'abilità incantevole. Lì me lo sono detto; ok, sarà anche un capitolo chiuso, eppure ancora ben distingui tutti i motivi [logici? illogici? ...ma sticazzi] per cui ti piace. E lo sai che tu pure piaci a lui. Quando finalmente ho avvertito la totale certezza di  ogni paura assente, e di ogni aspettativa ormai rottamata, ho raccolto zero coraggio e il suo autoinvito di dormire da me. Laddove dormire non è una metafora [questo per gli amichi curiosoni].

All'indomani l'ho salutato col cuore leggero più un sorriso sincero, prima di rinfilarmi sotto le coperte per riprendere sonno. Una frazione di secondo o poco più. Il tempo necessario per alzare fiero il mio dito medio alla vita carogna. Alè.

artist: Carmen Consoli - song: L'Animale
ditato da: IlDitoArCulo alle ore novembre 02, 2008 02:16 | Link | commenti (13)
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lunedì, 18 agosto 2008

Che poi, culo dei culi, a Bologna c'è una temperatura ai limiti del ragionevole. Mi sono persino buscato un mezzo raffreddore.

Sono in questo fetido e lercio Internet Point di via San Vitale, gestito da un simpatico e olezzoso pakistano. Appena entri ti accolgono il suo sorriso e la magica commistione della varecchina con il curry, che quasi quasi scrivo alla nonnina dell'Ace e le lancio la proposta di bisiness.

Prima ancora, un salto in agenzia per il biglietto che domani mi riporterà nella capitale; trovo una commessa tutta carina, prezisina e tanto tanto zentile, con la sua esse ben bene  insciaponata. La mia ormai è un lontano ricordo. Qui, nella mia città natìa, gli ao', i verbi tronchi e le doppie che abbbundano echeggiano fin sui vicini colli, e mi fan sentire forestiero. A Roma accade l'esatto contrario. Al primo accenno di esse, è un via di ma tu nun zei de roma, ah zei de Bbologna (con le o più aperte che esistano) come dite voi pure? mo' scioccmell? ...ghe poi, ma che vvor dì?

E lì, quando il richiedente merita, gli vorrei proprio togliere ogni curiosità con una bella dimostrazione pratica.

Ma  nun ze po'.

Mentre attendo il bus ventisette-barra-a, passa un tipetto in braghini corti, dall'occhio ceruleo, la coscia prominente e il polpaccio sfuggente; costui mi guarda con aria come dire di... non  l'ho capito. Però gli avrei azzannato almeno una coscia. Gli avrei.

Un istante immediato dopo, mentre scorgo l'arrivo del ventisette-barra-a [ché mica siamo a Roma, qui] passa in groppa ad una bici, un altro tipo, più smuntarello. I nostri sguardi si incrociano e... toh, ma pensa te chi si rivede: il Ciccio.

Il Ciccio è stato un amichetto dei miei prepuberal years, un tipino biondastro e smilzo, a dispetto del nomignolo, con la verve tipica del bradipo sotto overdose, e con due begli occhi verdi che si sfanculavano leggeri e sexy, l'un l'altro.

Ebbene, un misterioso ed afoso dì, improvvisamente, il Ciccio divenne la mia ossessione erotica. L'avevo rimosso, prima di oggi, quel pomeriggio d'estate, davanti ai giardini della scuola. Io sedevo su una panchina, mentre il Ciccio in larghi e corti bragotti e in sella alla sua biziclatta, dava in bella mostra i suoi coglioncelli peloselli. Me li sognavo la notte, quei biricchinelli che giocavano a cucù con me.

Comunque si difende piuttosto bene il Ciccio. Per quel poco che l'ho rivisto. Forse un secondo più qualche frazione. Lui non credo mi abbia riconosciuto. A me invece è bastato guardarlo bene bene e dritto dritto nelle palle.

Degli occhi, s'intende.

Sabato scorso mattina, alle prime luci dell'alba, mio fratello con moglie siberiana e figli al seguito, è passato a raccogliermi vicino casa, per fare il viaggio insieme verso Bologna. Veniva dalla Sicilia, col suo camper, e aveva deciso di fare un salto al cimitero di Prima Porta, dove riposano, così dicono, i nonni.

Arriviamo davanti ai cancelli del cimitero un po' troppo presto, al che si decide di colazionare in un bar. Il giorno dopo Ferragosto non è facile trovare qualcosa di aperto, così girovaga che ti girovaghi, si arriva nel centro di Tirana. No... forse la periferia di Bucarest? No. Uhm... Varsavia? Noneee. E allora, sarà Sòfia. 

Trattavasi, in verità, del quartiere di Prima Porta, dove ero stato miliardi di volte, anni orprima, poiché lì ce sta un ristorantino fino fino dove me ce portava zempre er mi ecchèse. Chiamasi Al Trombone.

Perché er mi ecchèse, lui sì che era [è] uno dei Parioli.

Ma a parte ciò, rimango imbalsamato alla visione di codesto esercito dell'est, di quell'assembramento di muscoli tirati, ricoperti da quella leggera peluria bionda, ulteriormente schiarita che crea un sublime contrasto con quella pelle perfettamente ambrata dal sole cocente di lunghe e sudorifere giornate trascorse in cantiere.

Qualche istante; asciugo la tastiera.

Ma... quello mi sta guardando... ed anche quello.. e persino quello... oddioddioddio...

Poi mi ricordo della cognata siberiana, alle mie spalle. Questa sorta di Sarah Ferguson in formato velina che davvero, finché non parla, sembra tutto tranne che russa. Poi apre bocca e via di balalaika. Tanto caruccia lei.

[Maledetta].

Tutto questo per dire che non c'è molto da dire. A parte che, come si sarà forse evinto, in questo periodo mi tromberei persino un platano.

ditato da: IlDitoArCulo alle ore agosto 18, 2008 19:45 | Link | commenti (14)
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