Pur non definendomi scaramantico, mi accade di sfidare il possibile nefasto destino che potrebbe delinearsi non appena faccio qualcosa che non dovrei fare. Esempio: sono sotto di mille euro in banca, eppure striscio il bancomat da Discoteca Laziale perché senza la mmmusica non posso vivere, e dopo pochi giorni mi staccano la luce per morosità. Accadde realmente ciò, del resto. Oppure decido di andare al lavoro con la macchina nonostante l'orario di punta e la pioggia, e mi ritrovo imbutato in una coda che scorre di quattro centimetri e mezzo ogni tre minuti. Ma quest'ultimo caso [e a pensarci bene anche quello precedente] non è una sfida alla scaramanzia, bensì all'ovvietà, al buon senso e all'intelligenza.
C'è una cosa che non faccio quasi mai, ossia ospitare i cosidetti trombamici presso la mia umida grotta. Le ragioni risiedono nel generale senso di disagio che mi comporta... per me l'ospite puzza subito dopo l'eiaculazione, e non amo né essere scortese, né ricorrere all'educazione a tutti i costi pur di non ferire il malcapitato. Una volta accadde che porsi a uno sciagurato le sue scarpe con una mano, mentre con l'altra gli tenevo aperta la porta dell'uscio di casa.
Mesi fa invece, arrivo al dunque, decisi di infrangere questa rigida regola. Il tipo in questione sembrava meritare abbastanza e di fronte a una esplicita richiesta non indugiai nel portarmelo nella tana. La punizione sopraggiunse immediatamente fuori dal buio locale dove avevamo cominciato ad esplorarci e avvinghiarci. Venni prima abbagliato da un lampione, poi dalla visione illuminata e illuminante del soggetto in questione, che improvvisamente parve essersi trasformato da possibile coetaneo vagamente piacente, ad un campionario di borse di coccodrillo stampato in viso. Inoltre sfoggiava un largo sorriso di uno sgargiante giallo canarino. Senza scoraggiarmi troppo decisi che una volta a casa avrei comunque potuto spegnere le luci e accendere la fantasia.
Il soggetto però decise di rendermi il compito più arduo del previsto, e durante il tragitto verso il luogo del delitto, mi sottopose ad un questionario fin troppo impegnativo per una piccola e stolta mente che generava un unico e ripetuto input; fuck, fuck, fuck. All'epoca lavoravo ancora per la grande azienda, e dopo avere risposto al quesito occupazionale, costui cominciò a sbrodolarmi addosso le sue lodi, comunicandomi quanto mi reputasse fortunato e quanto mi invidiasse. Glissai e gli rigirai il quesito medesimo: ar momento so' disoccupato, però m'arrangio co'n po' de lavoretti... naa palazzina 'ndo' sto so' tutti vecchietti e je faccio 'e commissioni, a quarcuno je pulisco casa e loro me danno quarcosa... E fin qui tutto ok; figurarsi se per una mera trombata spiccia, potesse interessarmi il posizionamento di quel cazzo e di quel culo nella scala sociale. Cercai anzi di fargli capire che in fondo fosse in qualche modo anch'egli fortunato. Tutto ciò mentre pensavo che in fondo, grazie a un po' di buio e soprattutto a tanta immaginazione, avrei fatto sesso con un giovane Robert De Niro o, volando più basso, con il sosia bruttarello di Nicola Savino.
Ma costui incalzò ulteriormente sull'argomento vecchietti della palazzina che me vojono un zacco de bbene e che, penza, ar mi' compleanno m'hanno regalato 'a machina da cuscire... perchè loro sanno che a me piasce tanto cusci'. A quelle parole Robert De Niro si trasformò in Leopoldo Mastelloni, e Nicola Savino in Cristiano Malgioglio. L'istinto immediato sarebbe stato quello di prenderlo a sonori schiaffoni per poi, con un braccio serrato intorno al suo collo, grattugiargli la capa su un muro per farci un po' di segatura.
Mantenni invece un mirabile contegno, nonostante una visibile crepa attraversasse il mio viso [giungendo, la sentivo, fin sul cuore], e decisi prima che cominciasse a sciorinarmi quanti vestitini avesse cucito per la sua ricca collezione di Barbie, di buttare la conversazione in vacca, parlando di quanto avevamo inter-rotto pochi minuti prima. Purtroppo durante le grandi manovre, la fantasia venne disturbata da frequenti interferenze. Era un po' come ascoltare Mozart con inserti di Sbucciami, frutto fresco tuo sarò. Tutto quell'altalenarsi di emozioni che ora sì crescevano, ma che poi improvvisamente si sgonfiavano innervosirono oltremodo la sartina tartarugosa, al punto che ella recuperò le sue scarpette e la mia porta da sé, con le sue sante manine.
Rimasi nel letto con il terrore di addormentarmi. Con la certezza che qualora lo avessi fatto, mi sarei con ogni probabilità consegnato a oniriche visioni, come quella di mille malgioglie ricamanti il mio culo a zig zag.










Certe volte resto interdetto e persino infastidito quando, una volta maturate certe convinzioni [pseudo o meno che siano], cominciano a succedersi in sequenza una serie di episodi che paiono venire lì per sbeffeggiarti e sfidarti: allora sei davvero così convinto di tutto quello che pensi, dici e scrivi?
Che poi, culo dei culi, a Bologna c'è una temperatura ai limiti del ragionevole. Mi sono persino buscato un mezzo raffreddore.