Provo tantissimo timore nel cercare di definire il periodo che sto attraversando. Posso dire che sembrerebbe roba da tirare il collo alle galline astrologhe. Dico sembrerebbe, perché ciò che mi sta accadendo quotidianamente [con il suo più alto picco nella giornata di lunedi scorso) in realtà potrebbe essere diverso da quel che appare. Nutro qualche dubbio, ma anche la speranza, che riesca a svegliarmi da un momento all'altro per ritrovarmi esattamente come non troppo tempo fa; quando il cielo era blu, le colline erano in fiore e guardandomi allo specchio sbrilluccicavo tutto come appena strofinato con il sidol. Nel frattempo non posso fare altro che illudermi che stia ancora dormendo, e forte di questo sbeffeggiare tutte le avversità.Dovessi pensare di essere nel mondo reale, e nel mio presente, credo che l'enigmatico senso di tutto ciò che starei attraversando, potrebbe racchiudersi nel caro prezzo di tutto quel fiele che sono stato capace di riversare abbondantemente e copiosamente nel giro degli ultimi post(s). Senza questo straccio di motivazione, non mi resterebbe che gridare perché tutto questo a me?, ma detesto atteggiarmi da vittima. Oppure meditare un pellegrinaggio sulle ginocchia fino a Lourdes, ma considerate le bestemmie che mi ronzano, anzi ronzerebbero [talvolta fuoriuscendone] in testa, ciò parrebbe sconsiderato e affatto coerente.
Ma se tutto questo non è un film, mi resta solo l'autoconvincimento che un grande dispiacere condizioni inevitabilmente le percezioni, e correlate reazioni, enfatizzando gli effetti di tutte quelle piccole e consuete rogne legate al quotidiano.
Per motivi di privacy non posso scendere in troppi dettagli, ché qua il passaggio da cretini a perfidi, e da perfidi a cocainomani è stato fulmineo e fulminante. Il prossimo potrebbe essere dietro le sbarre. Per quanto le carceri mi attraggano per certe dinamiche che spaventano, o paiono spaventare, gli uomini veri. In fondo vivrei l'intera giornata nella mia cella con la Rettore sull'ipod, in attesa del rito sacro [sbav] della doccia.
Ma insomma; che sarà successo mai? Normalissime faccende che accadono nel quotidiano dell'essere medio. Il problema nasce lí. Tutta questa depressione mi ha causato un calo di autostima tale da gettarmi nella mischia degli esseri medi, quando io di medio pensavo di avere solo un paio di diti. Invece devo forse rassegnarmi al fatto che certe vicende ordinarie capitino a me, in quanto inutile e banale individuo, che fatica riscriverlo, medio.
Tanto per cominciare, al lavoro mi comunicano che sono uno dei fortunati prescelti per una fiammante formazione legata ad una nuova favolosa campagna. Fortunatamente ciò non avrà terribili conseguenze sullo stipendio, e di questi tempi c'è solo di che ringraziare. Mi basti la gratificazione dell'incremento di operatività nonché dell'alto tasso di responsabilità che tale attività comporterà, eccheccazzo.
Poi, le persone che ho spietatamente dovuto pussare via dalla mia vita, si rifanno vive a suon di commoventi hey! ma ciao! come va? et similia, cosí, come se si fosse amiconi che da vent'anni giocano ogni settimana a calcetto e frequentano lo stesso club dell'uncinetto. Sebbene proprio non mi riesca, so che in fondo dovrei apprezzare codeste persone, che ancora hanno il cuore di ricordarsi di me; di cercarmi ed essere in cima ai loro pensieri, quando non hanno uno stracazzo da fare, o quando magari hanno terminato la scorta di insetti da torturare. Ingrato che non sono altro.
E ancora, il padrone di casa; bravissima perzona che mi ha affittato una sezione dell'antico acquedotto romano in cambio di poche centinaia di euro, più l'impegno di sorveglianza a quella specie di grotta annessa che lui, anima candida, chiama appartamento. Mi chiede della situazione lavorativa ogni santo mese, mostrando sincera preoccupazione. Questo mese, invece, mi richiede una maggiore puntualità nei pagamenti, vociferando pure di possibili aumenti. Del resto se lo merita. In fondo ho dovuto passare solo un intero inverno tra campionari di muffe e cagando con l'ombrello [fatto assolutamente reale, e non una licenza poetica] prima che mi sistemasse la perdita nel bagno. Non senza, carinissimamente, avere prima fatto smantellare l'intero cesso al condòmino del piano di sopra, perché era certo che la causa dipendesse dai di egli servizi igienici. Indi, scoperto che uuups non era cosí, ha detto sorry, scordandosi però dove fosse il suo portafogli.
Il padrone di casa mi tratta quasi come un figlio; potrei essere suo figlio, dice. Più di qualcuno sospetta che in realtà sia semplicemente un pò ricchione. Ma non ci credo. Per il momento almeno. Forse comincerò a crederlo quando resterò senza lavoro; ché non so se sono degno di restare nella fantastica azienda che mi fa dono ogni mese di uno stipendio.
Insomma, questi i punti salienti [altre vicende minori le ho omesse per ragioni di spazio] concentrati perlopiù nell'arco di una giornata, e considerando che non sono stato investito da un T.I.R., o che non mi chiamo Noemi, di che cazzo mi dovrei lamentare? Posso solo andare a letto e accoccolarmi su me stesso con il pollice in bocca, nell'attesa di una nuova alba su un nuovo e luminoso giorno.
Questo se la mia amatissima moglie americana non mi svegliasse, appena effettuato l'accesso alla fase rem, tirandomi per un piede e urlando come una indemoniata.
C'è una cosa enorme che vola, di là!!!
Mentre lei si barrica nel ripristinato cesso, scudiscio nell'aria prima un accappatoio, poi un tappeto nel tentativo di abbattere un Unidentified Flying Object. Gridando muori! cazzo! muori!, ma anche die! bastard! die! [per rassicurare l'americana].
Urlare contro qualcuno o qualcosa che non capisci cosa o chi cazzo sia, cercando di ammazzarlo, mi è parsa un' illuminante e affascinante metafora di vita, col senno di poi. Una volta del tutto sveglio, verso il termine dello scudisciamento, ho cominciato a nutrire il sospetto che lo svolazzante essere potesse consistere in un tene(b)ro cucciolo di pipistrello. Risposta esatta. Costui [il pipistrellino] giaceva a terra immobile ed appallottolato. Non l'avevo riconosciuto. Non avevo capito chi fosse. Ma ormai l'avevo ucciso.
Però mia moglie ancora mi ringrazia e ha persino scritto a Obama affinchè mi insignisca almeno di una piccola onorificenza...
Mi accontenterei di diventare la sua piccola Noemi.
Love Ya, Papy Obamy.
artist: Rettore - song: Il Filo della Notte







Quando tre anni fa Prodi approdò al comando del governo, sebbene con una vittoria di strettissima misura, una parte di me sognò scioccamente la fine del nano-incubo. Ciò nonostante il Professore non possedesse mezza unghia dell'appeal del suo predecessore; non era arcimiliardario e non sfoggiava un'enorme faccia da culo rifatta; solo una semplice faccia da mortadella al naturale. Inoltre nell'arte oratoria risultava troppo pacato, flemmatico, quasi sensato; in una parola noioso. Non raccontava aneddoti o barzellette da cabaret di quart'ordine durante i comizi, né si ingraziava pubblicamente le telegiornaliste.
Oggi sono arrivato al lavoro a piedi percorrendo i circa sei km che separano casa mia dall'ufficio. Temperatura e umidità odierne non erano delle migliori per intraprendere un'azione tanto eroica, ma necessitavo di espellere un po' delle tossine accumulate nell'ultimo periodo con la sua alimentazione un po' disordinata, e di una giornata [ieri] all'insegna esclusiva di forte stress emotivo.
Pur non definendomi scaramantico, mi accade di sfidare il possibile nefasto destino che potrebbe delinearsi non appena faccio qualcosa che non dovrei fare. Esempio: sono sotto di mille euro in banca, eppure striscio il bancomat da Discoteca Laziale perché senza la mmmusica non posso vivere, e dopo pochi giorni mi staccano la luce per morosità. Accadde realmente