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Maialini Ar Culo

Il Dr.Psycho dice che sono una merda
Scopri cosa dice di te su http://psycho.asphalto.org/test/.

giovedì, 28 maggio 2009
Provo tantissimo timore nel cercare di definire il periodo che sto attraversando. Posso dire che sembrerebbe roba da tirare il collo alle galline astrologhe. Dico sembrerebbe, perché ciò che mi sta accadendo quotidianamente [con il suo più alto picco nella giornata di lunedi scorso) in realtà potrebbe essere diverso da quel che appare. Nutro qualche dubbio, ma anche la speranza, che riesca a svegliarmi da un momento all'altro per ritrovarmi esattamente come non troppo tempo fa; quando il cielo era blu, le colline erano in fiore e guardandomi allo specchio sbrilluccicavo tutto come appena strofinato con il sidol. Nel frattempo non posso fare altro che illudermi che stia ancora dormendo, e forte di questo sbeffeggiare tutte le avversità.

Dovessi pensare di essere nel mondo reale, e nel mio presente, credo che l'enigmatico senso di tutto ciò che starei  attraversando, potrebbe racchiudersi nel caro prezzo di tutto quel fiele che sono stato capace di riversare abbondantemente e copiosamente nel giro degli ultimi post(s). Senza questo straccio di motivazione, non mi resterebbe che gridare perché tutto questo a me?, ma detesto atteggiarmi da vittima. Oppure meditare un pellegrinaggio sulle ginocchia fino a Lourdes, ma considerate le bestemmie che mi ronzano, anzi ronzerebbero [talvolta fuoriuscendone] in testa, ciò parrebbe sconsiderato e affatto coerente.

Ma se tutto questo non è un film, mi resta solo l'autoconvincimento che un grande dispiacere condizioni inevitabilmente le percezioni, e correlate reazioni, enfatizzando gli effetti di tutte quelle piccole e consuete rogne legate al quotidiano.

Per motivi di privacy non posso scendere in troppi dettagli,  ché qua il passaggio da cretini a perfidi, e da perfidi a cocainomani è stato fulmineo e fulminante. Il prossimo potrebbe essere dietro le sbarre. Per quanto le carceri mi attraggano per certe dinamiche che spaventano, o paiono spaventare, gli uomini veri. In fondo vivrei l'intera giornata nella mia cella con la Rettore sull'ipod, in attesa del rito sacro [sbav] della doccia.

Ma insomma; che sarà successo mai? Normalissime faccende che accadono nel quotidiano dell'essere medio. Il problema nasce lí. Tutta questa depressione mi ha causato un calo di autostima tale da gettarmi nella mischia degli esseri medi, quando io di medio pensavo di avere solo un paio di diti. Invece devo forse rassegnarmi al fatto che certe vicende ordinarie capitino a me, in quanto inutile e banale individuo, che fatica riscriverlo, medio.

Tanto per cominciare, al lavoro mi comunicano che sono uno dei fortunati prescelti per una fiammante formazione legata ad una nuova favolosa campagna. Fortunatamente ciò non avrà terribili conseguenze sullo stipendio, e di questi tempi c'è solo di che ringraziare. Mi basti la gratificazione dell'incremento di operatività nonché dell'alto tasso di responsabilità che tale attività comporterà, eccheccazzo.

Poi, le persone che ho spietatamente dovuto pussare via dalla mia vita, si rifanno vive a suon di commoventi hey! ma ciao! come va? et similia, cosí, come se si fosse amiconi che da vent'anni giocano ogni settimana a calcetto e frequentano lo stesso club dell'uncinetto. Sebbene proprio non mi riesca, so che in fondo dovrei apprezzare codeste persone, che ancora hanno il cuore di ricordarsi di me; di cercarmi ed essere in cima ai loro pensieri, quando non hanno uno stracazzo da fare, o quando magari hanno terminato la scorta di insetti da torturare. Ingrato che non sono altro.

E ancora, il padrone di casa; bravissima perzona che mi ha affittato una sezione dell'antico acquedotto romano in cambio di poche centinaia di euro, più l'impegno di sorveglianza a quella specie di grotta annessa che lui, anima candida, chiama appartamento. Mi chiede della situazione lavorativa ogni santo mese, mostrando sincera preoccupazione. Questo mese, invece, mi richiede una maggiore puntualità nei pagamenti, vociferando pure di possibili aumenti. Del resto se lo merita. In fondo ho dovuto passare solo un intero inverno tra campionari di muffe e cagando con l'ombrello [fatto assolutamente reale, e non una licenza poetica] prima che mi sistemasse la perdita nel bagno. Non senza, carinissimamente, avere prima fatto smantellare l'intero cesso al condòmino del piano di sopra, perché era certo che la causa dipendesse dai di egli servizi igienici. Indi, scoperto che uuups non era cosí, ha detto sorry, scordandosi però dove fosse il suo portafogli.  

Il padrone di casa mi tratta quasi come un figlio; potrei essere suo figlio, dice. Più di qualcuno sospetta che in realt
à sia semplicemente un pò ricchione. Ma non ci credo. Per il momento almeno. Forse comincerò a crederlo quando resterò senza lavoro; ché non so se sono degno di restare nella fantastica azienda che mi fa dono ogni mese di uno stipendio.

Insomma, questi i punti salienti [altre vicende minori  le ho omesse per ragioni di spazio] concentrati perlopiù nell'arco di una giornata, e considerando che non sono stato investito da un T.I.R., o che non mi chiamo Noemi, di che cazzo mi dovrei lamentare? Posso solo andare a letto e accoccolarmi su me stesso con il pollice in bocca, nell'attesa di una nuova alba su un nuovo e luminoso giorno.

Questo se la mia amatissima moglie americana non mi svegliasse, appena effettuato l'accesso alla fase rem, tirandomi per un piede e urlando come una indemoniata.

C'è una cosa enorme che vola, di là!!!

Mentre lei si barrica nel ripristinato cesso, scudiscio nell'aria prima un accappatoio, poi un tappeto nel tentativo di abbattere un Unidentified Flying Object. Gridando  muori! cazzo! muori!, ma anche die! bastard! die! [per rassicurare l'americana].

Urlare contro qualcuno o qualcosa che non capisci cosa o chi cazzo sia, cercando di ammazzarlo, mi è parsa un' illuminante e affascinante metafora di vita, col senno di poi. Una volta del tutto sveglio, verso il termine dello scudisciamento, ho cominciato a nutrire il sospetto che lo svolazzante essere potesse consistere in un tene(b)ro cucciolo di pipistrello. Risposta esatta. Costui  [il pipistrellino] giaceva a terra immobile ed appallottolato. Non l'avevo riconosciuto. Non avevo capito chi fosse. Ma ormai l'avevo ucciso.
Mannaggia a me.

Però mia moglie ancora mi ringrazia e ha persino scritto a Obama affinchè mi insignisca almeno di una piccola onorificenza...

Mi accontenterei di diventare la sua piccola Noemi.


Love Ya, Papy Obamy. 


artist: Rettore - song: Il Filo della Notte
ditato da: IlDitoArCulo alle ore maggio 28, 2009 20:31 | Link | commenti (30)
dito/i:indice, medio
venerdì, 22 maggio 2009
Quando tre anni fa Prodi approdò al comando del governo, sebbene con una vittoria di strettissima misura, una parte di me sognò scioccamente la fine del nano-incubo. Ciò nonostante il Professore non possedesse mezza unghia dell'appeal del suo predecessore; non era arcimiliardario e non sfoggiava un'enorme faccia da culo rifatta; solo una semplice faccia da mortadella al naturale. Inoltre nell'arte oratoria risultava troppo pacato, flemmatico, quasi sensato; in una parola noioso. Non raccontava aneddoti o barzellette da cabaret di quart'ordine durante i comizi, né si ingraziava pubblicamente le telegiornaliste.

Dovrei finirla qua, poiché ribadisco che il mio non è , né può essere un blog politico. Per carenza di interesse e di competenze. Prova ne sia che realmente mi illusi che mister mortadella potesse sovvertire il brutto andazzo intrapreso nei precedenti dodici anni. Nonostante autorevoli voci lamentassero l'ingovernabilita' del paese, io perseveravo nel mio ottimismo. Non trovandomi nelle possibilità materiali e morali di raccogliere il mio fagottino e fuggire altrove, il ventaglio era ridotto alla scelta tra questi e il suicidio.

Essere ottimista, dal mio punto di vista, mi è sempre convenuto. Forse così ho evitato frequenti gastriti, costanti sonni agitati o possibili tumori. E poi sono dell'idea che i calci nel culo si affrontino molto meglio senza un'ulcera perforata.

Il mio blog non tratta mai, se non in maniera superficiale di politica. Copiai e incollai una cosetta ai miei primordi di blogger, ma credo fu più per quell'ansia da e mo' che posto? che può colpire il neofita su piattaforma. A dirla tutta e con il massimo rispetto, non sono nemmeno un lettore di blog a tematica univocamente politica; li trovo di una noia mortale. Non mi fanno nemmeno incazzare; al massimo mi piegano i lati della bocca verso il basso e me la impastano con merda e fiele. Probabilmente mi farebbero anche venire le rughe. Poi non ne comprendo a fondo , forse sbagliando, l'utilità.
 
Ormai, saputo e risaputo quanto c'è da sapere, e scoperta l'inutilità dello spalare, ho imparato a nuotarci nella merda, nella speranza che arrivi un salvatore a tirare lo sciacquone. Confiderei in Di Pietro, ma voci di corridoio sostengono di avere visto anch'egli sguazzare. 
 
Dovessi detenere un blog politicizzato, mi sentirei in dovere di  essere ligio a troppi princìpi, in modo da portare avanti con coerenza le mie battaglie. Ovviamente mi fanno incazzare enormemente tutti quegli episodi e quei segnali di disciminazioni, in barba ad ogni normativa, che colpiscono categorie di individui come gli omosessuali, i precari, le donne, gli stranieri e via dicendo. Ma se prendo,  così a caso, quello dell'omosessualità devo dare ragione a costei, quando sostiene per esperienza diretta, che  l'azione più efficace contro i pregiudizi, sia quella di uscire allo scoperto partendo non dai margini, bensì dal centro; alias il  microcosmo dei propri affetti e delle conoscenze più strette.
 
Considerando che nella stragrande maggioranza dei nuclei familiari ci sia sempre almeno un culattone, pressoché chiunque sarebbe costretto  ad entrare in contatto diretto con una realtà che conosce solo attraverso ciò che, ad esempio, proferisce da una finestra, un tale cesso con un pessimo gusto nell'abbigliamento. 
 
Per quanto possa indignarmi ogni qualvolta sento declamare scomuniche e giudizi discriminatori, oppure avverto l'omertosa indifferenza da parte di chi ideologicamente dovrebbe schierarsi dalla mia parte, debbo riconoscere l'inutilità del mio essere il frocio cagasotto che sono; che resta immobile sul suo tappeto di cocci di scrupoli per la paura di tagliarsi.
 
Chiedo: per fare propria una qualsivoglia ideologia, non si dovrebbe aderire perfettamente ad ogni suo singolo principio, senza mai sgarrare? O forse essa unicamente serve a farci sentire dannatamente inadeguati,  a mostrarci contro il sistema e  anche fottutamente fighi? Perché  io di quelli che idrolatano apertamente il nano ne ho conosciuti ben pochi [mio babbo ex democristiano], e dinnanzi ad essi mi sono sempre chiesto, tra un pizzicotto e l'altro, se meritassero più ammirazione, che compassione o disprezzo. 
 
Ne conobbi uno in chat, anni fa: non solo ribadiva quanto il nano fosse per lui un modello, ma mi parlava con enfasi anche della sua militanza nell'azione cattolica, e della sua assoluta contrarietà all'uso di tutte le droghe, cannabis inclusa. A parte il sarcasmo che gli ho gettato addosso per buona parte della serata [ché tanto non capiva] trovai quasi doveroso premiarlo, ma non rammento, ahah, se più per il coraggio o per quel suo bel sederino. Concludemmo comunque il nostro incontro avvinghiati nella mia camera da letto, con un tizzone ancora fumante nel posacenere. Nessun imbarazzo da parte sua; addirittura insistette un po' per rivedermi.

Nel post precedente sottolineavo che mi sono spesso definito, eccedendo in leggerezza, un simpatizzante di sinistra, nonostante non poche contraddizioni nei miei pensieri e nel mio operato. Non mi riferisco esclusivamente allo sbuffare al lavavetri, al desiderare sul bus stracolmo, l'incenerimento istantaneo del vicino pakistano con l'ascella al curry, o del rumeno con la fiatella al salame putrefatto. Mi basta pensare a ciò che ho fatto e séguito a fare per il mio quieto sopravvivere su questo pulviscolo di atollo bagnato dall'oceano dello sterco.
 
Mi chiedo in quanti possano sostenere con fermezza di non essere mai contravvenuti ad un principio, perché ammetto che dubiterei della loro buona fede. Mi chiedo chi non abbia mai disatteso [o non disattenderebbe] una o più regole, per un proprio vantaggio, che sia un posto di lavoro per conoscenza, una casa con escamotage, o una fattura non pretesa dal dentista.
 
La cosa che riesce meglio a noi italiani è quella di farci i singoli cazzi nostri, a discapito di quelli altrui. Chissà dove andrà a finire la consapevolezza che il nostro comodo [o per ciò a cui ci sentiamo e crediamo costretti] danneggi l'intera comunità. L'ideologia nobile per eccellenza, che in tanti professiamo, non sarebbe piuttosto quella di salvaguardare sì la libertà e gli interessi individuali, ma senza mai ledere il prossimo? O ci basta indossare la maglietta del Che, come il crocifisso al collo? O ci scarica la coscienza partecipare a ogni manifestazione, o andare a messa ogni domenica?
 
L'unica ideologia corrente, che al momento pare essere fedele a se stessa, è quella che ci giunge dal basso [nonostante le zeppe]; l'ideologia del complotto.
ditato da: IlDitoArCulo alle ore maggio 22, 2009 21:45 | Link | commenti (34)
dito/i:medio, mellino
giovedì, 21 maggio 2009

Una mattina di qualche anno fa, caricai una cara amica sul motorino e la portai, a sua insaputa, in un bar nascosto in una stretta e corta viuzza  del centro, tra Piazza Venezia e Largo Argentina. Ricordo ancora nitidamente lo stupore e la meraviglia in cinemascope proiettati sui suoi grandi e bellissimi occhi. Il bar, un locale di circa quaranta metri quadrati, era un tripudio di bandiere rosse e di iconografie del Che, contornate da vecchie fotografie di Lenin, Togliatti e Berlinguer, più vecchi ritagli de L’Unità in cornici appese alle pareti, oppure riposte sugli scaffali.  Mentre sorseggiavamo il nostro cappuccino, lei, figlia di un ex ferroviere iscritto al partito, non cessava di ringraziare me con lo sguardo umettato dalla commozione, e di complimentarsi con il fricchettonissimo titolare del bar.

 

Oggi, sono combattuto tra la curiosità e il timore, a distanza di anni, di verificare se questo posto esista ancora. Specie considerando che è, o era, sito a poche centinaia di metri dalla residenza del caro odierno sindaco Alemanno.

 

Sono nato e cresciuto sotto l’ombra delle torri e dei rossi tetti di quella città che è stata per decenni la capitale del comunismo dell’Europa occidentale. La mia infanzia è colma di ricordi legati alle scorribande in bicicletta sotto i portici del centro e il Pavaglione, con i vèz fuori dai bar e dalle osterie che discutevano di politica animatamente e in dialetto, con una copia de L’Unità stesa tra le loro braccia aperte.

 

Rammento bene tutti vantaggi del vivere in una città con una forte impronta assistenzialista, che non possedeva eguali nelle altri grandi città italiane. La mia famiglia, nonostante l’estrazione socio-culturale medio bassa, godeva come tutte le altre dell’efficienza di una gestione differenziata dal resto del paese, per gran parte autonoma e piuttosto attenta alle esigenze del singolo cittadino. Partendo dal trasporto pubblico, ai fermenti e alle attività delle svariate associazioni culturali riservate a donne, giovani e anziani, arrivando a strutture ospedaliere all’avanguardia e all’assistenza sanitaria pressoché impeccabile, con visite e cure specialistiche di ogni tipo, del tutto gratuite e in tempi ragionevoli. La mia condizione di privilegiato balzava all’occhio specie nei frequenti periodi trascorsi a Roma, con i miei parenti che guardavano verso nord con molto rispetto e anche un po’ di invidia.

 

Nonostante risieda stabilmente nella capitale da oltre sedici anni, ancora accade spesso che mi senta chiedere, con tono quasi smarrito, i motivi di questa mia scelta. Chi mi conosce, anche solo attraverso il mio blog, sa che sono stato spinto fin qui da ragioni dettate esclusivamente dal cuore. In effetti il colossale divario tra le due città, o per meglio dire tra il paesone funzionale e la mastodontica città caotica, nonché il brusco e difficile approccio con i profondi divari culturali, mi crearono non rari momenti di crisi, e in più occasioni ho meditato il ritorno all'ovile. Poi, col tempo, ho cominciato ad apprezzarne sia il trambusto che quella parvenza di anarchia [compresi un po’ più tardi che trattavasi di semplice menefreghismo] che alleggeriva e  deresponsabilizzava quel soldatino in me, cresciuto nel dinamico e rigoroso centro nord.

 

Non mi sarei mai aspettato, nel corso di tutti questi anni, di vedere questa città di una bellezza ancora capace di sorprendermi e mozzarmi il fiato, perdere la sua identità di metropoli atipica e pigra, spesso cazzara, ma sommariamente generosa e benevola, per trasformarsi nell’attuale jungla dove regnano sovrani e indisturbati violenza, paura, denaro, arroganza e prevaricazione. Nel mentre anche la realtà della mia città natale è sostanzialmente tramutata, sebbene non in maniera così drammatica; cominciò anche lì un nemmeno troppo lento processo di adeguamento alla rivoluzione socioculturale in corso nel paese, inaugurato trionfalmente quindici anni fa  dal, purtroppo, ancora attuale presidente del consiglio.

 

Tra i primi segnali ricordo le contestazioni, seguite da azioni dimostrative, nei confronti dei cartelli segnaletici di un'importante strada della periferia sud: Viale Lenin. Polemiche mai morte, che in tempi recentissimi hanno portato ad analoghe iniziative.

 

Non tardò troppo ad arrivare  l’inesorabile smottamento di un elettorato tradizionalmente inossidabile, come quello che aveva sostenuto fedelmente per decenni la sinistra al governo della sua città. Avvene di pari passo con il processo di trasformazione autodistruttiva che investì l’ex PCI d.n. [dopo nano], per suggellarne il totale crollo con la clamorosa sconfitta elettorale alle comunali del 1999, quando per la prima volta nella storia, sulla poltrona di Palazzo D’Accursio si appoggiò il sedere di un rappresentante delle cosiddette forze della destra moderata.

 

Questo bel popò di post introduce il succo di un discorso che affronterò invece nei prossimi giorni. Devo specificare che non sono mai stato, né penso mai sarò, un appassionato di politica; di conseguenza nemmeno un profondo conoscitore di essa. Ho sempre ammiccato verso sinistra un po' per via dei sopracitati ricordi d’infanzia, un po' per l’affascinante e ricca ideologia ad essa legata. Ciò nonostante l’abbia mai approfondita e, debbo riconoscerlo,  nemmeno troppo messa in pratica [esempio: quando grugnisco contro i lavavetri]. Tuttavia, il decantarmi rosso e progressista, nonostante l’ignoranza di base e le mie tante contraddizioni, mi ha  sovente costretto a tenere a freno certi pensieri e correlati istinti barbari che, sebbene oggi non siano svaniti del tutto, riesco a gestire in maggior scioltezza.

 

In tal senso ho trovato illuminante il lungo e dettagliato articolo dello storico inglese Perry Anderson, pubblicato sul numero 793 dell’Internazionale, in cui analizza a fondo, con sguardo lucido e obbiettivo, oltre mezzo secolo di storia della nostra Italietta, attraverso gloria e decadenza del PCI. Articolo dal quale si evince chiaramente quale sia, da sempre, il peggiore vizio degli Italiani, me incluso s’intende.

 

Un vizio che agisce con perfetto sincronismo assieme ad altri, creando quella forza sinergica che sta portando all’ulteriore deriva questo paese. Non si tratta solo dell’assenza generalizzata del senso civico o della carenza di nobili ideologie, bensì la mera e bieca strumentalizzazione di queste ultime, a vantaggio delle proprie e personali finalità. Lampantemente a discapito dell’interesse di chicchessia; dal singolo individuo all’intera comunità. Un sistema ben radicato e solido, inossidabile. Lungo tutta la scala.

 

[continua]

ditato da: IlDitoArCulo alle ore maggio 21, 2009 02:30 | Link | commenti (22)
dito/i:indice, medio, mellino
lunedì, 18 maggio 2009

Oggi sono arrivato al lavoro a piedi percorrendo i circa sei km che separano casa mia dall'ufficio. Temperatura e umidità odierne non erano delle migliori per intraprendere un'azione tanto eroica, ma necessitavo di espellere un po' delle tossine accumulate nell'ultimo periodo con la sua alimentazione un po' disordinata, e di una giornata [ieri] all'insegna esclusiva di forte stress emotivo.

L'ora e poco più impiegata per arrivare a destinazione è volata, talmente ero concentrato e ingarbugliato nel groviglio di confuse elucubrazioni. Concetti che riecheggiavano forte, e altri che giungevano a contrastarli creando ancora più guazzabuglio. Al punto di non curarmi affatto delle tediose e copiose gocce di sudore che scivolavano sulla fronte, sul petto e dalle ascelle lungo i fianchi, impregnando la camicia fresca di bucato. Troppo preso dalla quantità smodata di scrupoli circa il liberare o meno tutti quei pensieri attraverso le dita, su questo blog. Scrupoli espulsi assieme alle tossine.

Tra ieri e oggi ho avuto l'ennesima conferma circa il concetto personale di logica, le differenti modalità di comunicazione e le facoltà di raziocinio. So bene di apparire, e forse anche essere presuntuoso; come so che, come dice la mia geme del cuore, che di tutta questa ragione prima o poi ci si stufa, specie quando se ne hanno credenze già belle ricolme. Anche perché di cazzate ne ho commesse talmente a bizzeffe in passato, che una volta pagati i corrispettivi piuttosto salati, ho cercato sempre di non incorrere in altre. 

Comprendo pure che in virtù di queste considerazioni, io possa infastidire chi detesta coloro che si erigono sul pulpito. Ho questa impressione quando tento di comunicare nell'amata, meditata e ponderata forma scritta opinioni che, per quanto errate,  scomode, non condivisibili o incomprensibili, evitino di sfociare nella provocazione fine a se stessa. È una forma di castrazione dura ma necessaria, che alla lunga distanza può ripagare lo sforzo, e mi fa maledire tutte quelle volte che mi sono sentito legittimato ad esternare con violenza tutto quello che mi passava per la capoccia, senza preoccuparmi minimamente di effetti e conseguenze.

Erano periodi che smaniavo nella ricerca isterica e compulsiva della mia ragione, e dell'ovvio torto altrui, senza mai farmi sfiorare dalla possibilità di un dubbio, né mai soffermarmi sui perché. Il problema odierno si presenta invece quando le opinioni pur partendo come tali [paradossale che l'abuso del condizionale non sia mai abbastanza], giungono al mittente tuonanti come sentenze. Ecco che scritto il mio solito, prolisso papiro dal presuntuoso pulpito, ricevo come risposta una scarna riga consistente in: un verbo, un avverbio e un punto. Segue un saluto più un generoso punto esclamativo.

Lì le dita vorrebbero essere liberate a briglia sciolte per liberare tutto quel letame accumulato a causa di un'incomprensione, per via di una svista tra l'altro riconosciuta dall'autore [me, myself and I] e per cui ha chiesto più volte scusa [non lo credevo necessario, ma magari mi sbagliavo], cercando anche di minimizzare e sdrammatizzare l'evento. Invece no; altro giro, altro letame. Mantengo la calma, e accetto il magro premio di consolazione; l'avere cercato, con i miei mezzi, di fornire rassicurazioni circa l'infondatezza di certe interpretazioni elaborate dalla vittima. Allarme intransigenza, semaforo rosso e stop. Definitivo.

Afferri ancora una volta quanto sia inutile soffiare contro i mulini a vento, e soprattutto che il porgere l'altra guancia sarà sì un concetto altamente nobile e cristiano [uh?], ma anche possibile causa di rintronamento post-loop di manrovesci. E che con la ragione dettata dalla mia presunzione non ci faccio granché.

La ripongo sull'inutile scaffale che si trova vicino a quello, anch'esso sempre più  gremito, delle amarezze.

ditato da: IlDitoArCulo alle ore maggio 18, 2009 20:50 | Link | commenti (17)
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venerdì, 15 maggio 2009

Pur non definendomi scaramantico, mi accade di sfidare il possibile nefasto destino che potrebbe delinearsi non appena faccio qualcosa che non dovrei fare. Esempio: sono sotto di mille euro in banca, eppure striscio il bancomat da Discoteca Laziale perché senza la mmmusica non posso vivere, e dopo pochi giorni mi staccano la luce per morosità. Accadde realmente ciò, del resto. Oppure decido di andare al lavoro con la macchina nonostante l'orario di punta e la pioggia, e mi ritrovo imbutato in una coda che scorre di quattro centimetri e mezzo ogni tre minuti. Ma quest'ultimo caso [e a pensarci bene anche quello precedente] non è una sfida alla scaramanzia, bensì all'ovvietà, al buon senso e all'intelligenza.

C'è una cosa che non faccio quasi mai, ossia ospitare i cosidetti trombamici presso la mia umida grotta. Le ragioni risiedono nel generale senso di disagio che mi comporta... per me l'ospite puzza subito dopo l'eiaculazione, e non amo né essere scortese, né ricorrere all'educazione a tutti i costi pur di non ferire il malcapitato. Una volta accadde che porsi a uno sciagurato le sue scarpe con una mano, mentre con l'altra gli tenevo aperta la porta dell'uscio di casa.

Mesi fa invece, arrivo al dunque, decisi di infrangere questa rigida regola. Il tipo in questione sembrava meritare abbastanza e di fronte a una esplicita richiesta non indugiai nel portarmelo nella tana. La punizione sopraggiunse immediatamente fuori dal buio locale dove avevamo cominciato ad esplorarci e avvinghiarci. Venni prima abbagliato da un lampione, poi dalla visione illuminata e illuminante del soggetto in questione, che improvvisamente parve essersi trasformato da possibile coetaneo vagamente piacente, ad un campionario di borse di coccodrillo stampato in viso. Inoltre sfoggiava un largo sorriso di uno sgargiante giallo canarino. Senza scoraggiarmi troppo decisi che una volta a casa avrei comunque potuto spegnere le luci e accendere la fantasia. 

Il soggetto però decise di rendermi il compito più arduo del previsto, e durante il tragitto verso il luogo del delitto, mi sottopose ad un  questionario fin troppo impegnativo per una piccola e stolta mente che generava un unico e ripetuto input; fuck, fuck, fuck. All'epoca lavoravo ancora per la grande azienda, e dopo avere risposto al quesito occupazionale, costui cominciò a sbrodolarmi addosso le sue lodi, comunicandomi  quanto mi reputasse fortunato e quanto mi invidiasse. Glissai e gli rigirai il quesito medesimo: ar momento so' disoccupato, però m'arrangio co'n po' de lavoretti... naa palazzina 'ndo' sto so' tutti vecchietti e je faccio 'e commissioni, a quarcuno je pulisco casa e loro me danno quarcosa... E fin qui tutto ok; figurarsi se per una mera trombata spiccia, potesse interessarmi il posizionamento di quel cazzo e di quel culo nella scala sociale. Cercai anzi di fargli capire che in fondo fosse in qualche modo anch'egli fortunato. Tutto ciò mentre pensavo che in fondo, grazie a un po' di buio e soprattutto a tanta immaginazione, avrei fatto sesso con un giovane Robert De Niro o, volando più basso, con il sosia bruttarello di Nicola Savino.

Ma costui incalzò ulteriormente sull'argomento vecchietti della palazzina che me vojono un zacco de bbene e che, penza, ar mi' compleanno m'hanno regalato 'a machina da cuscire... perchè loro sanno che a me piasce tanto cusci'. A quelle parole Robert De Niro si trasformò in Leopoldo Mastelloni, e Nicola Savino in Cristiano Malgioglio. L'istinto immediato sarebbe stato quello di prenderlo a sonori schiaffoni per poi, con un braccio serrato intorno al suo collo, grattugiargli la capa su un muro per farci un po' di segatura.

Mantenni invece un mirabile contegno, nonostante una visibile crepa attraversasse il mio viso [giungendo, la sentivo, fin sul cuore], e decisi prima che cominciasse a sciorinarmi quanti vestitini avesse cucito per la sua ricca collezione di Barbie, di buttare la conversazione in vacca, parlando di quanto avevamo inter-rotto pochi minuti prima. Purtroppo durante le grandi manovre, la fantasia venne disturbata da frequenti interferenze. Era un po' come ascoltare Mozart con inserti di Sbucciami, frutto fresco tuo sarò. Tutto quell'altalenarsi di emozioni che ora sì crescevano, ma  che poi improvvisamente si sgonfiavano innervosirono oltremodo la sartina tartarugosa, al punto che ella recuperò le sue scarpette e la mia porta da sé, con le sue sante manine.

Rimasi nel letto con il terrore di addormentarmi. Con la certezza che qualora lo avessi fatto, mi sarei con ogni probabilità consegnato a oniriche visioni, come quella di mille malgioglie ricamanti il mio culo a zig zag. 

 

ditato da: IlDitoArCulo alle ore maggio 15, 2009 02:22 | Link | commenti (16)
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