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Maialini Ar Culo

Il Dr.Psycho dice che sono una merda
Scopri cosa dice di te su http://psycho.asphalto.org/test/.

mercoledì, 25 marzo 2009

CALENDULA, calendula officinalis - Famiglia delle Composite o Asteraceae. Erba pelosa annuale e perenne, ha i fiori giallo arancio, si chiama "Calendae" che significa primo giorno del mese poiché fiorisce proprio a questa data,  i suoi fiori seguono il corso del sole, coltivata in Europa, nel Nord America, si usa la pianta intera e le sommità fiorite. Proprietà: antinfiammatoria, antisettica, antiparassitarie, cicatrizzante, ipotensiva, vasodilatatrice periferica, antispasmodica, emmenagoga coleretica, antimicrotica, antifungina, antivirale. link

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Fri 03.27

Vengo a Roma Venerdì... e sto lì per 2 mesi, minimo.

Arrivo verso alle 23.30.

CI VEDIAMO TUTTI!!! 

 

 

Sat 03.28

Io arrivo sabato sera  

miaoooooooooooooooooooooooooooooooo

eccitazione sessuale e alcolica, miao a tutti.

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Tue 03.31

A Berlino con la Monaca e grazie alla Monaca.

Ovviamente non berremo.

Né faremo o spareremo cazzate.

 

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Sat 05.09

 e qui nulla c'è da aggiungere.

ditato da: IlDitoArCulo alle ore marzo 25, 2009 19:30 | Link | commenti (8)
dito/i:indice, pondulo, mignolo, illice, trillice
sabato, 21 marzo 2009

Troppe nuvole. Troppo vento. Troppo freddo. E troppo incazzato per godermi questo giorno tanto atteso. Lo segnerò sul calendario che mi ha regalato Valeria, con un bel pennarello nero. Non so se sia la sòla che mi ha rifilato per l'ennesima volta il pischello assatanato che viene [ormai veniva] a concedersi al mio domicilio, quando in preda alle sue fregole. Ma non credo.  Mi ricordo che egli esiste solo quando mi tempesta di sms. Ma evidentemente il suo cellulare non è abilitato a quelli di cortesia. La prossima volta gli risponderò no grazie; per me prima del tuo bel culo, viene comunque il rispetto.

C'ho comunque dormito sopra, male, sognando situazioni inaffrontabili. Storie archiviate di peperoni ammuffiti e fermentati. In certi sogni, penso negli intervalli [dove ci scappa la pipì e pure uno yogurt per riaddolcire la bocca], di sensato c'è solo il mio disagio. Che poi, fanculo, mi tiene compagnia fino alla fase rem, generando altri sogni pasticciati. Non è il disagio del rimpianto o del senso del colpa, bensì quello del tempo perduto. Ne approfitto, nel buio, per tirare giù un paio di aforismi:

uno) nelle questioni di cuore, l'indecisione vale quanto un no.

due) non si possono confondere le attenzioni di chicchessia per gli altri, con le distrazioni da noi stessi.

Comunque i rodimenti servono. Forse ti stampano sul volto il grugno necessario per impressionare il vicino del piano di sopra, nel sollecitarlo [sempre col sorriso, ma un sorriso ingrugnito] per l'ennesima volta di verificare dove cazzo sia la perdita del suo cazzo di cesso. Ché mi sarei anche stancato di cacare con l'ombrello.

Pel resto, so che è un giorno un po' così. Come nelle migliori tradizioni, per un film tanto atteso o un libro tanto decantato, quando giunge il momento e accade di pensare tutto qui?... Peccato che il pensiero fisso di oggi sia ma che è 'sta slavina di merda?

Ma ribadisco, è solo un giorno un po' così.  Non mi resta che attendere il volo delle api, il vento che soffia da sud e che il mio balcone diventi l'usuale trionfo di gelsomini. Più tante altre belle cose, che accennerò nel dettaglio prossimamente. 

Archiviato questo giorno un po' così. 

 

artist: It's A Musical - song: Bad Day

ditato da: IlDitoArCulo alle ore marzo 21, 2009 16:10 | Link | commenti (19)
dito/i:indice, medio
martedì, 17 marzo 2009

Quando esattamente sedici anni anni fa decisi di abbandonare Bologna  per trasferirimi a Roma, fu una doccia fredda per la famigghia. Maturai, comunicai e attuai la decisione in tempi talmente repentini, da potere attendermi un’interminabile quanto indesiderata sequela di domande. Non accadde. I punti interrogativi restarono visibilmente stampati sui volti dei miei genitori e dei miei fratelli. Con essi non avevo mai sviluppato un rapporto abbastanza intimo da porre quesiti che invadessero la sfera del personale.

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All’epoca mi fece comodo, altrimenti mi sarei dovuto immergere in una fetida palude di menzogne, per non confessare apertamente che la mia scelta era dettata dalla necessità incontenibile di condividere la mia vita con un altro uomo. Me la cavai con la pesantezza di una sola ma fondamentale omissione, pauroso com’ero di rompere il precario equilibrio creato e basato sull’incomunicabilità.

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Ho sempre ammirato il coraggio di coloro che sono usciti allo scoperto affrontando l’inevitabile domino di reazioni. Per me però non si trattava solo di superare l’effettivo timore di parlarne, ma anche quello di oltrepassare la rigida cortina del pudore. Certi cazzi, rimangono tali. Inutile [e sconveniente] parlarne;  nessuno dice cose tipo l'acqua è bagnata o il sale è salato.

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Con la famigghia, ogni volta che torno a Bologna, non avverto il disagio delle cose mai dette, ma ho la consapevolezza che il rapporto che ci lega potrebbe essere molto più ricco, se solo si osasse bussare a certe porte. Recentemente, grazie allo straminchioso facebook, mi sono ritrovato le richieste di amicizia di mio fratello maggiore e relativi moglie e figlio. La titubanza c’è stata, ma non ha minimamente influenzato i miei tempi di reazione; ho cliccato immediatamente per accettare le loro richieste, consapevole che consegnandogli le chiavi di quell’ignoto mondo costruito lontano da loro, avrei con tutta probabilità trasformato agevoli ipotesi in scomode certezze.

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Confesso che un po’ di panico mi ha colto; infatti ho tempestivamente  invitato alcuni amici, soliti nell'apostrofarmi leziosamente con aggettivi come bella, oppure stupida, o ancora pazza, a fare appello alla loro coscienza. Poi mi sono reso conto che non potevo delegare ad altri quel compito che spettava unicamente a me, e mi sono forzatamente strafottuto di tutto, a partire dai commenti sotto certe [tante] foto che mi ritraggono imparruccato ad arte, mentre fo' la stupida e la pazza con i mie amichetti ricchioni e non.

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Inoltre mi affidavo al fatto che il fratellone, già da qualche tempo, mi avesse lasciato intendere di conoscere [anche per ragioni professionali] alla perfezione tutti i miei movimenti, trovando addirittura una terminologia quasi aulica per definire la diversità del fratellino. Terminologia che di certo farebbe contenti tutti coloro che ne detestano ben altra [frocio, culattone, finocchio, ricchione, invertito, busone…]: Spirito Libero. 

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Peccato però che durante il pranzo domenicale di due giorni orsono, mentre raccontavo di un giorno in cui sono arrivato al lavoro completamente fradicio, il fratellone, se ne sia uscito con questa frase: e allora ti sei fatto prestare un babydoll da una collega? Alla mia richiesta di spiegazioni Prego? Non ho capito, che c’entra ‘sta cosa? ha fatto il vago e ha cambiato discorso.

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Gli avrei voluto spaccare la faccia, ma fortunatamente sarebbe anche quello un comportamento troppo intimo e confidenziale.

E lo Spirito Libero rischierebbe di rompersi un’unghia.

 

ditato da: IlDitoArCulo alle ore marzo 17, 2009 18:18 | Link | commenti (26)
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sabato, 14 marzo 2009

Mi rendo conto di essere anch’io soggetto alla temuta sindrome dell’ah-ai-tempi-miei. Ad esempio, dopo qualche ehm lustro di esperienza su questo assurdo pianeta, riscontro che tante cose del cosiddetto progresso tecnologico non mi garbano poi tanto. Anche perché sono piuttosto convinto che questo cazzo di progresso, in molti casi, intralci o addirittura inverta quello che dovrebbe invece essere il processo evolutivo dell’uomo, con relativi  pensiero e azioni.

Ho come l'impressione che tutto corra freneticamente verso una direzione imprecisata, ma che questa galoppata sia poco salutare. Forse mi sbaglio, ma mi pare che in tanti si vivano questo presente, beh diciamolo pure, di merda [e a me perlomeno non attira un granché, la merda] in attesa di boh. Io invece lo vivo straripante di tanti propositi per uscire da questa letamaia. È una corsa all’indietro, faticosa, lenta e purtroppo accortamente piegata a necessità pratiche e burocratiche [sempre e naturalmente di merda].

Voglio rotolarmi nella terra e grufolare come un maiale nella sua letamaia. Voglio riposare immerso nella pace e nel silenzio, spalancare ogni mattina su spazi aperti e liberi, e su alberi, vacche e anche le boazze delle vacche. Il tutto prima di quel punto ignoto perché invisibile, fissato dall’orizzonte. Mangiare il pane fatto da me, i pomodori coltivati e raccolti da me, il latte delle mie vacche libere. Il vino fatto da me no; il vino cosiddetto genuino mi fa cacare. E poi la vendemmia; no grazie, ricordo bene.

Piccoli aspetti e grandi cazzate insomma. Quelli di ogni piccolo, inutile, temporale e temporaneo mondo che ognuno si crea da e per sé. Il problema nasce dalla convivenza sofferta di troppi compromessi. Ciò che in realtà desidero è condividere più tempo e spazio possibili con pochissime [ma più possibile, perché no?] persone che avvertano anch’essi la necessità di colmare quel vuoto che genera il quesito esistenziale. Attraverso una serie di robette e valori che, sciorinati e messi  in fila ora e qua, farebbero un po’ ridere. Anche se molto meno dell'immagine di me che palpo le tette alle mucche.

Comunque nella serie non sono inclusi né il gi-fòn, né il biemmevù ics sei, né la luce pulsata. Tantomeno fare capire al mondo chi sono ve-ra-men-te io.

Anzi; tantomeno fare capire al mondo chi è ve-ra-men-te Marco.

Artist: The Decemberists – song: Here I Dreamt I Was An Architect

ditato da: IlDitoArCulo alle ore marzo 14, 2009 01:11 | Link | commenti (20)
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lunedì, 09 marzo 2009
Devo imparare a prestare fede agli impegni presi con me stesso; il conto da pagare poi si rivela troppo salato. Me l'ero detto e ridetto: basta ai localacci: non mi diverto, mi innervosisco e spendo inutilmente denaro. Che non ho, tra l'altro. E invece una merda: sono stato capace, nel corso del w.e. appena alle spalle, di tornare non su uno, bensì due luoghi del delitto. Ieri sera poi, il prezzo si è rivelato esorbitante. Nel labirinto della perdizione mi sono infatti rinzuccato con una vecchia e poco cara conoscenza. A costui ho già dedicato sin troppe righe, indi stop. Il venerdì precedente in un altro locale che frequento più sporadicamente, più chic, dove si fanno le stesse sozzerie, ma tra suggestioni hi-tech, ho avuto invece l'onere di rincornarmi di nuovo con Nosferatu.
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Nosferatu, così detto, per via della boccia rasata a lucido che dà risalto ad uno sguardo luciferino iniettato di demenza satanica, fu per un brevissimo periodo il ragazzo di un mio amico. Cessata la storiella, continuò ugualmente per qualche tempo a gravitare intorno al nostro gruppo, e in quei frangenti potemmo tutti rilevare la gravità del suo caso. All'epoca ero legato a mr.prosciutto, un grumo di fasce muscolari concentrato in due mele o poco più [così capirò se mi legge], mentre lo scrivente aveva  raggiunto vergognose percentuali di adiposità, arrivando a sorpassare la terrificante soglia del tricifrico peso. Rammento gli sguardi che Nosferatu indirizzava verso l'assortita e tutt'altro che canonica coppia: quelli verso mr.prosciutto strabordanti di lussuriosa ammirazione e accompagnati da richieste cameratesche  circa suggerimenti sulle successioni degli  esercizi per [cito testualmente] i biceps,  più le ottimali somministrazioni di strambe polveri che sostenevano essere proteine ed amminoacidi. Quelli verso mobydick [presente.] invece, di disgustata compassione mista ad una simpatia che evidentemente gli suscitava. Ma nel mio orgoglio di balenottero simpatico ma ferito, la simpatia poteva infilarsela nel suo pur ammirevole culo.
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Il meglio di sé emerse con prepotenza ad una cena casalinga organizzata da un altro mio amico, nel mentre divenuto oggetto di interesse dell'essere salito dagli inferi. Quella sera i gomiti di tutti si alzarono sovente, e circolarono pure, tra i commensali, svariati  e misteriosi tizzoni ardenti. Le sue reazioni furono a dir poco eclatanti. Si profuse in un interminabile ed ardimentoso monologo sul concetto di mascolinità e virilità, con egli stesso, manco a dirlo, autoimmolatosi a lapalissiano esempio. Entrammo in contatto con il suo mondo paranormale, che comprendeva fenomeni curiosi al limite dell'incredibile come, ad esempio, il suo essere soggetto al soprendente quanto curioso avvenimento del risveglio mattutino sotto l'effetto di un  vigoroso ed incontrollabile alzabandiera.
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Il tutto inframezzato da show dimostrativi, come lo sfilamento della maglietta [lì, va ammesso, partì un corale applauso] o sul come un vero macho si faccia offrire [alias: scrocchi] una sigaretta. Per questa dimostrazione, bontà sua, venne utilizzato come cavia la balena [arìecchime]: prendeva il pacchetto e glie lo gettava davanti ordinandole perentorio dai, chiedimi se voglio una sigaretta, dai. Insomma, uno spettacolo pietoso. Anche perché nel mentre, purtroppo, si era rinfilato la maglietta.
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Nei successivi anni è successo che: i due amici da lui corteggiati, non furono più miei amici, e soprattutto mr.prosciutto accannò la povera mobydick, arenandola nei pressi del circolo polare artico del cuore. Nefasti eventi che la indussero a prendere seriamente in considerazione la possibilità che Nosferatu fosse una sorta di menagramo mandatole dalle entità più malvagie dei più imi abissi. Sovente accadeva di incontrarci in giro per locali, allorché venivo colto da pungenti pruriti alle parti basse. E no; non erano piattole.
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Impossibile fu, ogni straminchiosa volta, sottrarmi al suo accostarmi per i circostanziali saluti. Mi porgeva il palmo della mano alla bella fra', il saluto del vero macho, e partiva in automatico  lo script in tutta la sua cerimoniosità: ma lo sai che non ti avevo riconosciuto? sei diventato un figurino, complimenti. Tutto ciò, moltiplicato per le decine di volte che me lo sono ritrovato in mezzo ai coglioni, avrebbe fatto di me una sorta di Twiggy. Da venerdì dopo il ogni volta faccio fatica a riconoscerti, stai proprio bene e bla bla bla... invece sono praticamente così
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Naturalmente mi sono grattato le ossa.
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artista: Dead Leg - song: Mr.Chicken Head
ditato da: IlDitoArCulo alle ore marzo 09, 2009 22:22 | Link | commenti (30)
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