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Maialini Ar Culo

Il Dr.Psycho dice che sono una merda
Scopri cosa dice di te su http://psycho.asphalto.org/test/.

martedì, 24 febbraio 2009
Viviamo ormai in una società blindata nella più bislacca delle idee di riserbo e riservatezza. Basti pensare alla questione privacy. Una trentina di anni fa ricordo quanto fosse del tutto normale cercare sull'elenco telefonico il numero e l'abitazione di qualcuno. Al punto che per inibire il proprio numero dagli elenchi ufficiali, era necessaria una richiesta scritta e il versamento di una quota, se non v'erano presupposti logici tipo molestie o  minacce. Non che ciò fosse giusto, ma non mi pare che in tanti si ponessero il problema della reperibilità.

Oggi i canali di comunicazione sono moltiplicati e molteplici: dalla telefonia mobile a internet. Scegliamo, tramite facebook, chi, come e quando può farsi un ricco piatto di cazzi nostri, debitamenti scelti e selezionati. Un tempo, uno poteva passare la maggior parte del tempo fuori casa senza preoccuparsi troppo che il mondo lo stesse cercando e si desse pena per lui. Oggi,  se ci si azzarda a tenere spento il cellulare per qualche minuto o a non rispondere, ci si trova bersagliati dalle paranoie altrui: dov'eri? perché non hai risposto? sei arrabbiato con me? E se ti affacci su Facebook puoi accedere a informazioni di interesse fondamentale tipo: Valentina è stressatina, Marietta si fa la ceretta o Gargiulo si esplora il culo. In sintesi: la privacy è sacra e non si tocca; posso però, e forse devo, rendere partecipe il mondo circa quanti chili di merda riesco a produrre in un giorno.

Viviamo in una società blindata dal terrore. I bambini fanno oh, e i rumeni fanno buh. Ora, io dico: posso trovarmi in accordo circa l'imprudenza di andare a pomiciare al parco dopo il calar delle tenebre. Non vorrei fare paragoni con il passato; ho avuto la fortuna di vivere infanzia e adolescenza in ben altri tempi, dove il coprifuoco era riservato a pochi eletti. Però esisteva un concetto di comunità reale, concreto e stratificato. A partire dai piccoli e grandi condomini, dove non era necessario essere amici o cenare insieme per porgersi una mano. Era consuetudine, ad esempio, lasciare un figlio alla dirimpettaia per un pomeriggio. Buongiorno. Buongiorno. Le posso lasciare la belva per qualche ora, signora? Ma ci mancherebbe, molto volentieri; ma la posso tenere legata?

Quello che mi fa incazzare è quanto oggi basti puntare il dito contro qualcuno. Contro il rumeno carnefice come contro l'italica vittima. In una direzione che non sia mai la propria coscienza. Mi meraviglio come la vox populi innalzi il proprio grido di indignazione verso le autorità, e rivendichi diritti di sicurezza e rassicurazioni. Tanto bastano le promesse di ronde e controlli a tappeto. Efficacissime, poi. Basti vedere quello attuato a Roma contro le prostitute straniere. Espulse a loro spese = condannate a restare. Non possono nemmeno farsi quel centinaio di clienti necessari a raccimolare il prezzo del volo per la Colombia o il Brasile.

Mi incazzo ancor di più quando le pseudo analisi sociopolitiche vertono unicamente su scontate quanto comode associazioni, con il risultato della più bieca etichettatura. Immagino quanto un rumeno, come un qualsiasi straniero proveniente da una terra difficile e controversa per storia e fatti (mi chiedo se ci sia mai un po' di comprensione, che non significa giustificare tutto), arrivi in Italia con il sano e nobile proposito di stuprare ogni donna e malmenare i loro uomini. Non sia mai che egli giunga animato da speranze e ambizioni (per non parlare di false promesse, vero cari imprenditori e malavitosi nostrani?) di vita che lo conducano ad uno status di maggior benessere e decoro. Ecco invece il kit di benvenuto: che comprende un bel marchio a fuoco come derelitto disumano, più  disprezzo e diffidenza a volntà. Tutto gratis. Per lo stato, s'intende. Ciò non giustifica certe scelte, ma se non altro potrebbe aiutare a comprenderle.

In paesi come Francia e Germania, dove esistono problematiche legate a fenomeni d'immigrazione ben più vasti e remoti, si attuano precisi piani d'integrazione sociale e culturale, funzionanti rispetto ai nostri, inesistenti. Per l'Italietta però non vanno bene; troppo difficili e soprattutto dispendiosi. O ci troviamo di fronte a comunità come quelle cinese o pakistana, che sono riuscite a crearsi un tessuto sociale e lavorativo a tenuta ermetica, oppure gettiamo ogni responsabilità allo straniero che si trova di fronte a un nemico caricato ad arte con tanta xenofobia a buon mercato.

Ho assistito a scenate di una violenza gratuita e inaudita da parte di civili italiani nei confronti di bestie extracomunitarie (categoria alla quale i rumeni non appartengono più, tra l'altro), specie sui mezzi pubblici, da procurare il vomito a me, frocio anticlericale che non procrea e che la sera si accoppia selvaggiamente in anfratti bui con i propri simili. Dove sono tutte le regole e i princìpi che regolano il concetto di umanità professati da una dottrina religiosa come la nostra?  Dove sono tutti quei nobilissimi ideali di amore universale tra i popoli?

Sono tutti rimasti imprigionati nelle solenni encicliche e sull'incantevole volto di una megera in scarpette rosse, in apertura di telegiornali.
ditato da: IlDitoArCulo alle ore febbraio 24, 2009 00:05 | Link | commenti (20)
dito/i:medio
venerdì, 20 febbraio 2009
Se l'astrologia fosse una scienza riconosciuta e inconfutabile, da qualche giorno il mio cielo avrebbe sicuramente qualche quadratura storta, più di un trigono sbilenco e un ricco assortimento di cazzi vari, tutti di traverso. Niente battute da cabaret di infimo ordine sull'ultima parte della frase precedente, grazie. Della televisione avevo già raccontato, ma è stata una disgrazia che ho  gestito con molto quanto inaspettato spirito sportivo. Tra l'altro ho un ottimo pretesto (xfactor) per trascorrere una serata allegra, in compagnia di alcune persone che normalmente vedo meno, nonostante mi abitino a due sputi e mezzo da casa.

Poi, in tempi recentissimi, c'è stato il problema del cesso che già da qualche tempo minacciava la metamorfosi in grotta. Qualche gocciolamento di troppo, che col tempo hanno reso un coloratissimo bijoux di cesso in un paludoso acquitrigno maleodorante. Grazie alle copiose e abbondanti piogge degli ultimi mesi, dio nuvoloso, ho maturato l'idea che l'infiltrazione d'acqua provenisse per vie comunque ignote, ma certamente esterne. Infatti non appena comincia a piovere e nonostante l'unica finestrella di sfiato sia ermeticamente chiusa, ecco che il soppalchetto sovrastante la nobile tazza comincia a gocciolare assecondando l'intensità e la ritmica della pioggia esterna. Praticamente mi tocca defecare con l'ombrello, oppure bardato come un palombaro.

Come se tutto ciò non bastasse, ché la sfiga non sia mai avara, ecco che nella mia ampia, algida e gelida camera da letto, una fantastica e nuovissima macchia di umidità fa capolino oltre la carta fantasia di vacca, grazie alla quale avevo brillantemente -così credevo- occultato il mirabile angolo della muffa, creatosi per via delle precedenti infiltrazioni. Risultato: dormo con un tasso di umidità che mi fa sognare una notte sì e un'altra pure, il delta del Po e la Marini che si passa le anguille sulle tette mentre fa il rodeo su una mortadella. A dire il vero qualche mattina fa mi sono svegliato sudato e sconvolto, dopo avere sognato di conferire nientepopodimeno che con il capitano e il medico di Love Boat. Che se c'è un telefilm merdoso, eccolo.

Ma questo problema si risolverà, in fondo. E potrò tornare a sognare di cavalcare le ali della fantasia. E non delle mortadelle.

Ieri -no non è finita, mettiamoci tutti comodi- ecco l'atroce scoperta del caricabatterie del mio superlativo cellulare, fautore di tanti magici autoscatti, che improvvisamente si rifiuta di svolgere il suo dovere. Morto, fine, addio, kaputt. Tiro fuori il telefonino di emergenza che ha il solo difetto di spegnersi ogni due secondi e tre decimi, ma ciao sono i. riesco a dirlo, quindi posso resistere il tempo di procacciarmi un nuovo caricabatterie che di certo troverò. La ricerca dura l'intero arco della odierna mattinata e mi costerebbe, oltre alla gomma delle suole, solo trentanove, virgola, novantanove euretti. Mi rifiuto, ma mica per una questione di soldi, bensì di principio... ok, rettifico: per una questione di maledetti soldi -che ultimamente mi dribblano abilmente come un fantasista brasiliano-, ma anche -ma forse- di principio.

Cioè; in più di un negozio mi sento dire è un modello vecchio; è difficile che lo trovi e mi devo incazzare come una poiana a cui hanno appena spento una cicca in culo, perché la menano tanto con l' in-qui-na-men-to-quà e lo smal-ti-men-tol-là, eppure io devo rassegnarmi e rottamare un apparecchio ancora perfettamente funzionante, nonostante i suoi bei e gloriosi tre anni di vita.

Fortunatamente resisto all'ultima tentazione di un nuovo e sfavillante modello, e su ebay trovo un tedesco che con sei euri, virgola, novantanove eurucci me lo spedisce direttamente dalla Tedeschia, spese di spedizione incluse. Sì sì: Tedeschia, non Napoli. (Se ho letto bene).

Ma ciò che più mi ha generato malessere è accaduto ieri, quando finalmente mi sono deciso a dare una letta alla marea di e-mail che avevo tralasciato di leggere. Ben due sono di una mia ex collega, alla quale tempo addietro dedicai persino un post. Nonostante tutte quelle belle premesse, e sebbene si fosse rimasti in contatto anche dopo scollegati, all'improvviso lei tagliò i ponti con me. Senza uno straccio di motivo apparente e nemmanco una spiegazione illogica. La chiamavo e mi liquidava con la scusa del lavoro e con la falsa promessa che mi avrebbe richiamato al più presto. Le inviavo sms e mail di saluto che venivano puntualmente ignorati. Tutto ciò mentre gli altri colleghi mi informavano con solerzia che il soggetto in questione; uàn)aspettava un bimbo da un compagno che non è però quello che sai tu, bensì uno nuovo fiammante appena conosciuto; ciù)si sposerà entro brevissimo... a proposito ha invitato anche te, no?; trì)eh no. Non sono stato invitato. 

Ma in fondo sticazzi. Chiaro, un po' ci sono rimasto male, ma ciò su cui mi sono per un po' arrovellato sono state le possibili motivazioni della sua decisione. Non aveva capito che ero gay e quando l'ha capito -dlìn dlòn- s'è detta -maccheschifo! Oppure; Non aveva voluto capire che ero gay, si era perdutamente invaghita di me, e quando tutti gli altri le hanno detto -dlìn dlòn, guarda che è gay! ha dovuto scegliere tra il suicidio o il cancellarmi dalla sua vita. O forse ancora; Adesso che porto un'innocente creatura in grembo ho delle responsabilità nei suoi riguardi, quindi debbo prestare più attenzione e selezionare chi frequento. Quando non puoi sciogliere l'arcano, meglio sciogliere il nodo che ti serra ad esso e dimenticare. Così ho fatto. Mentre gli altri colleghi mi aggiornavano sulla nascita del bebé, sulle nozze et etcetera etcetera. Ma era come se mi parlassero che so... di Carolina di Monaco o di Lady Diana. Non la conosco (la prima).
È morta (la seconda).

Le mail, in sostanza, si rivelano spamming in piena regola. Le stesse mail indirizzate all'intera rubrica della sua casella di posta. Amici! Esordisce. Segue un bla bla bla che nemmeno rammento, ma riassumibile in una sorta di lavorone remuneratissimo (credevo  fossero -alè- morte certe minchiossime organizzazioni a piramide tipo Amway o Herbalife) e fichissimo, che ti cambia la vita e il conto in banca. Credeteci! Fidatevi! Abbracci! Firmato ella più un altro misterioso nome che presumo appartenere al consorte mai conosciuto.

Certo che ci credo. Certo che mi fido. Grazie a te, comprerò finalmente una tv al plasma con dolby theatre, due computers (un pc + un mac) e un cellulare che mi faccia il caffé quando suona la sveglia.

E quando avrò anche il villone, giuro, G-I-U-R-O, gli darò il tuo nome.
ditato da: IlDitoArCulo alle ore febbraio 20, 2009 23:53 | Link | commenti (17)
dito/i:indice, medio
lunedì, 16 febbraio 2009
Le interviste della VàGina


L'irriverente giornalista Gina Va', ha incontrato i tre protagonisti degli identikitz (vedi post prec.) del Dito, e posto loro alcune domande per attestare la veridicità delle informazioni.

Sono qui in compagnia del profilo c, detto anche segaman, noto anche come l'etrusco bugiardello un po' cazzaro,  e ...non vi nascondo che contrariamente all'identikit, è proprio un gran bel pezzo di gnoccolone. Vorrei tanto leccargli i bicipiti, ma passo subito, da seria professionista quale sono, a intervistarlo:

Gina
- Ciao bel pagnoccone! Ti va di raccontarci qualcosa circa il tuo incontro col Dito?

Segaman- Mi spezzò il cuore, ma io lo amavo. Quando lo incontrai pensai subito che fosse bellissimo, intelligentissimo, con due occhi fantastici, un corpo da sogno, un cu...

Gina: Ehy! Ma quante cazzate tutte insieme! Basta così, grazie.


Ed eccoci ora in compagnia con il profilo a, noto come terruncello assortito, un mezzo drogato attempatello che il Dito mi ha indicato come principale attentatore al suo cuore... bah... come si suol dire; de gustibus eccetera eccetera, glisso e passo a porre le mie domande a questo zavài, indossando prima mascherina e guanti protettivi:

Gina- Ci racconti del tuo incontro col Dito?

Terruncello- ...chi?

Gina- ...uhm... ok, come non detto... vediamo; dalla tua scheda apprendo che "ami fumare cocaina...

Terruncello: yes, bellezza mia...

Gina- ... e i panini dello zozzone a Porta Maggiore"...

Terruncello- bboni!

Gina- ...e dimmi; usi una pipa speciale o li fumi nella loro stessa carta?

A questo punto terruncello assortito mi ha sputato sulla scarpetta griffata ed è salito sfrecciando via sulla sua smart color seppia. Tutti uguali, questi marocchini.

Ma eccoci, finalmente all'ultimo intervistato, il profilo b, quello definito leziosamente dal Dito, noisette, ossia nocciola. Un piccolo soggetto grazioso e tenero che ti vien subito voglia di ricoprire con tanto cioccolato fondente. Ma bando alla golosità e sentiamo cosa ha da rivelarci:

Gina- Ciao, petite noisette, perché non ci racconti del tuo romanticissimo rendez-vous con il Ditò?

Noisette- Parce-que je ne veux pas...

Gina- Grazie per avermi lavato... un momento che apro l'ombrello... che altro allora... ah sì, ecco. Il Dito mi ha riferito che tu parli molto bene l'italiano...

Noisette- Naturalmònt...

Gina- ... e sapresti dirmi, in italiano, cos'è questo oggetto?
senza fretta, prenditi tutto il tempo che ti occorre...

Noisette- Pas besoin!
È une calamità!

Gina- ...naturale?


Bene, per questa volta e mai più, è tutto.
Baci xxx Gina


mi si perdoni l'ennesima minchiata, ma sto in fissa.
ditato da: IlDitoArCulo alle ore febbraio 16, 2009 18:05 | Link | commenti (12)
dito/i:pondulo, illice, trillice, mellino
venerdì, 13 febbraio 2009

identikit numero a

nome in codice: terruncello assortito

zona di provenienza: Campania, Sicilia

età: 44 (dichiarata)

altezza: mt 1,83 (dichiarata)

segni particolari: ama fumare cocaina e i panini dello zozzone, a Porta Maggiore

grado di pericolosità: elevatissimo

annotazioni: no so il nome, non ho suo cell.

 



 

identikit numero b

nome in codice: noisette

zona di provenienza: Paris de France

età: 33 (dichiarata)

altezza: mt 1,80 (stimata)

segni particolari: lontanissimo

grado di pericolosità: medio-alto

annotazioni: che cucciolotto.

 

 

 



 identikit numero c

nome in codice: segaman

zona di provenienza: Etruria

età: 35 (dichiarata)

altezza: mt 1,84 (certificata)

segni particolari: buggiardo

grado di pericolosità: scongiurato

annotazioni: non somiglia a Mike Francis, come indica l'identikit. Ma mi è uscito così... [tiè, curnutàzz].

 

 



[caaaazzz... Mike Francis è morto.  Sorry, Mike]

per chi come me non ha un cazzo, né di meglio da fare: click.

ditato da: IlDitoArCulo alle ore febbraio 13, 2009 20:00 | Link | commenti (14)
dito/i:alluce, pondulo, illice, trillice
mercoledì, 11 febbraio 2009
Conobbi Pappàra nell'estate del 2003. Un ragazzo che avevo cominciato a  frequentare mi presentò questa sorella bella, solare, intrigante e strabordante di quel sarcasmo divertente, e talvolta spietato e cinico, che poi avrei imparato appartenere al dna della sua famiglia.

Con il ragazzo non andò molto bene; o meglio non secondo le aspettative, ma Pappàra continuai a frequentarla. Sebbene talvolta mi facesse male anche la sola ipotesi di strumentalizzarla inconsciamente, o comunque il non sentirmi libero di esprimermi liberamente nei riguardi di una persona tanto, troppo vicina a lei.

Ricordo che una sera, dopo aver cenato insieme e in seguito ad una mia rarissima esternazione piuttosto serena e pacata [...tuo fratello davvero non lo capisco...], si lanciò in una sentita ed accalorata arringa difensiva nei riguardi del consanguineo, ed io col cuore ancora a pezzi, le risultai un po' insensibile e superficiale. Mandai giù il boccone a stento, e non reagii. Capii che sbagliavo nell'espormi con lei a riguardo. In fondo ancora ci stavamo conoscendo. Decisi allora che mai più sarei tornato sul tema in maniera così diretta e personale. Cominciai a farlo solo in seguito a lunghe ed esclusive riflessioni su me stesso, circa le ragioni per cui stessi impiegando così tanto tempo a prendere le distanze dall'idea e dall'ossessione che quel qualcuno potesse e dovesse essere a tutti i costi il mio futuro.

Per il resto la nostra amicizia si arricchì tramite sporadici incontri in centro, dove  seduti davanti a un caffé, riempivamo i posacenere e aggiungevamo nuovi tasselli al mosaico ancora un po' scontornato del nostro rapporto. Riconoscendoci spesso simili in certe visioni circa il mondo e l'umanità. Un po' meno per circa l'atteggiamento e le modalità comunicative. Scoprii con lei, così pungente e sagace, che non sono uno che resta indifferente a critiche ed osservazioni anche poco gradevoli, e che il disaccordo o comunque il non riconoscermi in esse, non è quasi mai motivo per cui mi debba sentire offeso a tutti i costi, e sollecitato ad una reazione di difesa.
.
Tranne quando, ahi, mi si dice che sono uno superficiale oppure uno che generalizza.

Ed eccomi giunto, a distanza di immemore tempo, in una domenica un po' assolata e ventosa, a sputare bile alla povera Pappàra che strabuzza gli occhi dinnanzi al mio risentimento. Il diverbio in cui la trascino suo malgrado, si concluderà con il solito prenderci sotto braccio, nonché reciprocicamente per il culo, da lì a meno di mezzora [spero non sia durato di più]. Felicemente reimmersi nella riconquistata quiete, lei osserva come l'episodio sia stato un risultato naturale e ovvio del conoscersi maggiormente, considerato che da qualche tempo ci ritagliamo spazi più ampi e frequenti da trascorrere insieme.

Cercavo comunque, in questi ultimi due giorni, di dare un senso al turbamento procuratomi dall'episodio. Non per via della vergogna o del torto/ragione; so che i lati peggiori di me posso e riesco [talvolta scelgo] di mostrarli solo a coloro con cui si ha stretto un rapporto di condivisione e, diciamolo, fratellanza. Quindi ho analizzato quanto detto, prima dell'esplosione: una leggerezza nella modalità, circa questioni tra uomini e donne,  di un incauto e di un superficiale al punto di divenire quasi imperdonabile.

Scrivo quasi, perché so che Pappàra mi ha già perdonato.


artista: Metric - song: Grow Up and Blow Away
ditato da: IlDitoArCulo alle ore febbraio 11, 2009 22:12 | Link | commenti (11)
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