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Il Dr.Psycho dice che sono una merda
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domenica, 25 gennaio 2009
- Cosa organizziamo per Carnevale?

- Ma non è stato il mese scorso?

- ...no; quello era Natale...

- ...ah...


... ... ...



click

ditato da: IlDitoArCulo alle ore gennaio 25, 2009 19:19 | Link | commenti (18)
dito/i:pondulo, mignolo, illice, trillice
mercoledì, 21 gennaio 2009

In questi giorni senza l’elettrodomestico infernàl, ho trascorso buona parte del tempo libero a ubriacarmi di musica. Da qualche mese, viste le scarse finanze, sono dedito al download di mp3 gratuiti e legali, da questo sito. Lo consiglio a tutti, perché mette a disposizione di chiunque, senza obbligo di registrazione, un vastissimo archivio musicale dei generi più disparati, e di artisti perlopiù sconosciuti, da ogni angolo del mondo.

Mi è stato chiesto da un amico musicista se avessi trovato qualcosa di folgorante, e capisco cosa intenda lui per folgorante, ma onestamente il mio approccio con la musica è del tutto empatico. Non mi pongo tanto il problema se quello che sto ascoltando sia effettivamente qualcosa di nuovo o originale; mi riesce solo di apprezzare ciò che istantaneamente cattura le mie orecchie e si impossessa del mio cervello, imprimendovi suoni, parole, accordi e melodie che mi accompagnano anche oltre il periodo dell'ascolto stesso, al di fuori di questioni tecniche o considerazioni compositive di cui non posseggo alcuna competenza.

Ecco dunque una piccola cernita dei tanti gigabyte di musica che è passata da queste parti nelle ultime centinaia di ore. Con tanto di links dove è possibile ascoltare e scaricare il tutto, ribadisco, in maniera del tutto aggratise. E legale. 


Tower Of Foil 

Band svedese che di influenze pare averne innumerevoli. Attraverso il loro sito è possibile scaricare la quasi totalità del loro repertorio. Ho ascoltato ogni loro singolo brano e, a mio parere, al di là della facile etichettabilità come band acustica di easy listening, ho ritrovato un’infinità di assonanze e analogie con artisti che amo: dai Prefab Sprout, agli Everything But The Girl versione anni 80, fino a Elvis Costello, Squeeze, Suzanne Vega e Carole King. Ciò che amo di più è la venatura malinconica spesso spennellata di quell'ingenuità piacevolmente naif, che personalmente associo alla cultura e all’ambiente [o alla mia idea di esse] del nord Europa. Tra i tanti pezzi, quasi tutti godibili, ho trovato alcune piccole gemme: segnalo Strange Diversion, For Your Love e Comedy for Summer Rain. Il meglio lo danno quando assumono toni prettamente crepuscolari, come nel pezzo che posto qua sotto, che secondo me è molto, ma molto bellino.

artist: Tower Of Foil - song: Picture You Alone

Compilation

Questo minestrone è invece il risultato della cernita tra le centinaia di files scaricati. Ne viene fuori un meltin' pot ben [o mal] variegato. I generi sono quelli indicati sul sito stesso, anche se in molti casi non mi trovo d'accordo. Alcuni nomi sono vecchie conoscenze. Ocio: cliccando sui nomi, si apre la scheda dei downloads e lì cercare il titolo. E chiaramente scaricare anche/o altro.


Les Fauves

Fava Go Go Dancer - Italia, indie pop

Pipers

Catch Me - Italia, brit pop

The Delicious

Hokusai - Usa, indie pop

Psapp

Trycicle - Gran Bretagna, indie rock

Sing Sing

Come, Sing Me A Song - Gran Bretagna, indie pop

Audible

Sunday Bell - Usa, indie rock

Iron & Wine

Boy With A Coin - Usa, alternative folk

A Toys Orchestra

Peter Pan Syndrome - Italia, indie pop

Bat For Lashes

Horse And I - Gran Bretagna, indie rock

Kristin Hersh

In Shock - Usa, indie rock

Tricky

Antimatter - Gran Bretagna, trip hop

Aesop Rock

None Shall Pass - Usa, rap underground

Ambra Red

Beauty 606 - Svezia, electronica

Cielle.Audio
Strange Train - Italia, urban

Josie Cotton

Maneaters (Get Off The Road) - Usa, pop rock

Laika & The Cosmonauts

NY 79 - Finlandia, pop surf


Gradite le impressioni di coloro che e se avranno avuto la pazienza, oltre alla passione e alla curiosità.

ditato da: IlDitoArCulo alle ore gennaio 21, 2009 03:33 | Link | commenti (19)
dito/i:mignolo
sabato, 17 gennaio 2009

Nonostante ultimamente piovano calci negli stinchi, io sorrido. Nonostante ogni cosa sembri prendere una piega da crack. Nel senso di finanze scarse. Ma anche di possibile rifugio nella droga. 


Qualche mattina addietro mi ritrovai in quel di Frosinone. Giuro. Non per il richiamo del dna, bensì per quello di una pidocchiosa società che avanza [giuste quanto paleozoiche] pretese creditrici nei riguardi della grande [188x90x90x90] imprenditrice che ero.


Ma sì, mi dico. Let's go.


Giungo nel capoluogo ciociaro poco dopo l’alba, imbacuccato come un clochard di Reykjavìk. Il tasso d’umidità è da fortuna che non so’ annata dar coiffeur, e il cielo è molto noi tossici dello zoo di Berlino. La prima scena rilevante che mi si presenta appena fuori dalla stazione, è quella di un claudicante vecchietto al centro di un incrocio che impreca mentre tira bastonate ad un’automobile. Ma che mi frega? L’ipod mi propone Maybe di Emma Bunton e vengo quasi assalito dalla voglia di ballarlo a mo’ di twist.

 

…Ba-da-da-da-da, ba-da-da-da-da-da
Ba-da-da-da-da, ba-da-da-da-da-da
Love isn't funny
When it is burning inside…
 


Città curiosa, Frosinone. Sin troppo semplice definirla bruttina. Dico quindi curiosa e aggiungo a tratti affascinante. Edifici dalle architetture più strampalate e la più alta densità di negozi di modellismo mai vista. Già due nel raggio dei primi duecento metri percorsi. 


Con tutti questi pensierini nella mente mi sparo nelle orecchie un pezzo housedance di produzione svedese dalle liriche dense e pregne che mi catturano in un vortice di emozioni. 


Beauty Six – O – Six

She knows all the tricks

‘Cause Beauty Six – O – Six

She loves… 


Non mi resta dunque che partire all'avventurosa ricerca de sto cazzo de tribunale. Random, ovviamente; noioso assai organizzarsi, magari stampandosi una piantina da gugòlmèps. Dopo un’ora di giri su me stesso e dopo aver capito che le strade, gli  incroci, i bar, le edicole e i negozi di modellismo non è che si somigliassero tutti,  ma erano più semplicemente sempre gli stessi, chiedo HELP a un paio di abitanti del luogo. Comprendo finalmente dove sia sto cazzo de tribunale, ma anche scopro che a Frosinone cento metri corrispondono a un chilometro e mezzo circa. Un po’ come a Roma dieci minuti equivalgono a un tetto minimo di quarantotto minuti [sotto i quarantotto, sono appena cinque].

 

Entro e consegno il papiro di convocazione a un’impiegata apatica e grinzosa, ma elegante. Resto ipnotizzato nell’osservare le sue unghie di rosso smaltate che pigiano i tasti per comporre il mio cognome e nome, alla velocità del bradipo. Verso le dieci e mezza, finalmente, preme il tasto enter, e con la stessa tranquillità con cui solitamente si può borseggiare una vecchietta appena esce dalle poste, oppure fare lo sgambetto a un diversamente abile sulle stampelle, mi comunica che io no, non ci sono; ergo io no, non sono previsto.

 

Con un’espressione e un tono di voce credo pietrificati e qualche gocciolina che scivola lungo il corpo, indico a miss losmaltorendeilsugopiùcroccante, che la pergamena riporta un giorno e un orario di quella galassia e in quella dimensione [almeno credo]. Senza scomporsi più di tanto, mi invita a seguirla e mi conduce dal un unto e viscido legale della controparte. Costui con la serenità con cui normalmente si può squartare un bambino vivo per cucircisi un paio di guanti, mi propone una nuova convocazione alla settimana successiva. La mia espressione alla mi sto trasformando in qualcosa di enorme, verde e estremamente aggressivo, deve di certo averlo convinto a negoziare lì per lì un accordo informale per concludere definitivamente l’intera faccenda. In parole povere: quanto cazzo volete affinché io sparisca dalla vostra merdosa e materiale esistenza?


Poco. Una cifra modica. Al limite del ridicolo. Che non ho. Ma questi sono piccoli particolari, anche se ero a Frosinone e non a Firenze.

 

Torno alla stazione con largo anticipo, giusto per perdere l’ultimo treno utile da lì alle successive due ore. Tutto ciò scaturisce da una cattiva e non corretta lettura del tabellone degli orari. Figurarsi se fossi stato à la Gare de Lyon. Indi lo osservo chiudere le porte e allontanarsi, beatamente stravaccato su una panchina del binario stesso, con a palla in cuffia un pezzo housedance svedese [n’artro] dal testo quasi commovente. 


Girl have bikini
Boy have Lamborgini
Drinking vodka martinis
Having fun in the sun

Fun Fun Fun in the Sun Sun Sun

Oh Boy, Oh Boy… 


Beato, sorridente e ancora del tutto ignaro che all’indomani il televisore si sarebbe definitivamente da me congedato in un poetico addio, accompagnato da una fulmìnea scorreggia. Fortuna che oggi le tivvù si comprano a pochi euri. Che non ho. Ma questi sono piccoli particolari, anche se ora sono a Roma e non a Firenze.

Io continuo a sorridere. Almeno fino alla prossima puntata del serale di Amici... chi è che ha fatto Buuuuuuh?

 

[Fun Fun Fun in the Sun Sun Sun, Oh Boy, Oh Boy…]

ditato da: IlDitoArCulo alle ore gennaio 17, 2009 19:30 | Link | commenti (20)
dito/i:indice, medio, pondulo, mignolo, illice, trillice, mellino
mercoledì, 14 gennaio 2009
LA MIA
ATTRAZIONE PIU' GRANDE
SONO  GLI
OG G E TTI
COLORATI





artist: Alice feat. Zerouno - song: Sospesa

ditato da: IlDitoArCulo alle ore gennaio 14, 2009 15:00 | Link | commenti (16)
dito/i:indice, pondulo, mignolo, illice, trillice
venerdì, 09 gennaio 2009

Non ho ben capito che anno sia stato per me il duemilaotto. Del resto non mi sono posto il problema di tirare le somme tra le tante cose [alcune delle quali inutili e del tutto dimenticabili] succedutesi nel corso di quei dodici mesi. A dirla tutta, sono ancora alle prese con la deglutizione dell’anno duemilatre, che è stato l’anno più assurdo [in bad and good times] della mia vita. Un anno in cui ogni evento è stato come un marchio a fuoco sulla carne viva. Infatti, al momento, lo definisco l’anno della vacca. Un vacca sull'ottovolante, ma pur sempre vacca. Senza scendere in particolari, ché ne esce un post chilometrico di concetti e vicende triti e ritriti.

 

Tiro piuttosto, già a fatica, le somme di questo primo, breve scorcio di duemilanove, e trovo ottime ragioni per sentirmi col culo come su un rovo di diti arroventati. Perché non smette di piovere un giorno sì e uno pure, ad esempio. Inoltre ho circa quarantasette lavatrici che si sono accumulate, una casa che è una porcilaia forforosa e al lavoro mi hanno affibbiato dei turni in stile dimenticati che hai una vita fuori da qui. Nulla di sconvolgente o inedito, sia chiaro. È assodato come ciclicamente viva  la fase larvo-acaròfila; quella in cui lavoro, dormo e mi nutro esclusivamente alle macchine self-service. Il massimo dello sforzo atletico lo raggiungo sulla tazza del cesso [snacks e patatine del resto, come si suol dire, attappano]. Arriverà, prima o poi, la fase salutista-a-go-go. Quella a base di flebo di passato di verdure e supposte al farro, più una cura per l’igiene e l’ordine della casa da ridurre Bree a una misera sciattona.

 

Arriviamo dunque al carico da undici. Al calcio sullo stinco gonfio. Allo stronzo di piccione sulla giacca nuova. Alle cozze coi peperoni come digestivo.


Senza che nemmeno mi stessi lagnando. Me ne stavo anzi lì a socializzare con i miei acari, ad ammaestrare le pulci, a sorridere beato e a fare spallucce alla sorte smargiassa mentre certe paroline [bollette, affitto, rossoinbanca, precariato, perenne, cibopergatti] sopraggiungevano in loop, con insistenza e prepotenza, ai miei pensieri. Ma io forte dell’ottimismo che qualcuno offende appellandola incoscienza, sono sempre oltre. Sono e vivo proiettato in avanti, nonostante tutto si svolga nel presente. In questo modo le bollette scadono, gli affitti ritardano o anche i più semplici oggetti cadono misteriosamente a terra.

[Questa storia la potrebbe spiegare una certa persona che ben mi conosce. Si diverte così tanto, ogni volta che la racconta].


Le cozze coi peperoni, comunque, giungono sotto il mio naso dopo tutte quelle portate pesanti ampiamente esposte. Dunque costoro, le cozze coi peperoni, mi chiedono se mi ricordo di loro. Al che rispondo che sì, certo che mi ricordo di loro. Ci ho messo tantissimo per digerirli e togliermeli da sopra lo stomaco. Il problema è che si sono spostati sopra i coglioni, e lì, tra i propri simili aggiungo, ancora soggiornano.


Dai mangiaci ancora, dai, sembrano chiedermi. E io: eh no scusatemi, ma vi ho proprio eliminati dalla mia tabella. Ho scoperto che mi procurate una forte allergia. Al solo pensiero, mi viene da grattarmi. Anzi, già che ci siete, andate a riproporvi altrove, laddove gli stomaci sono più forti e ben vi reggono. Uffa, ma dai, ci mandi via così? piagnucolano. Eppure sembravi apprezzarci tanto, dicevi che eravamo tanto buoni. Vero. Verissimo. Molto buoni, sostanziosi e gradevoli al palato. Ma anche fetusi e traditori.


Ok, replicano implacabili... ma almeno possiamo essere solo amici?

 

Soooolo amici? Sooooolo? Ma per quel porco di quel dio [pagano]...

[ma anche no]…

Perché?

Why?

Porquoi?

¿Por que?

Warum ?

?

...

Lo voglio anche in aramaico. Dove cazzo sta l’aramaico?

ditato da: IlDitoArCulo alle ore gennaio 09, 2009 18:12 | Link | commenti (14)
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