Natale è: tenerezza per il passato, coraggio per il presente, speranza per il futuro. Auguri! Inizialmente sorrido per cotanta banalità, ma poi, ricordo che il mittente è lo stesso di un altro sms arrivatomi qualche giorno prima, in occasione del mio compleanno;
...finiti gli enta cominciano gli anta! Mi raccomando Fratello, tanto non cambia nulla, quindi resta lo spirito libero che sei! Auguri, your Big Brother
e penso che in fondo non è poi malaccio; ben strutturato, con una sua logica e arricchito di un ottimismo ingenuo e lieve, che ho deciso di riciclarlo all'intera rubrica del mio cellulare. Tanto con questa promozione che mi ha regalato il gestore telefonico, gli sms non li pago per tutto il mese.
Natale per me continua ad essere il martirio dell'animaccia mia. Non c'è niente da fare. Posso fingere, come ho fatto in passato, di surfare splendido sulla sbrilluccicosa onda di ghirlande, luminarie e shopping sfrenato fino al dissanguamento della tredicesima, [che quest'anno non ho percepito, ché la fottuta agenzia interinale che mi concede l'onore e il lusso di un impiego, me la destinerà solo a fine rapporto] ma poi finisco sotto traccia nell'osservare quel dileguarsi del tutto nella spazzatura insieme a carte stracce, nastri e coccarde, come in un rapido falò. Uno svuotamento assurdo e totale simile ad un post coitum con qualcuno che alla luce del giorno non conosci più.
Posso tentare di convincere me stesso che io ah, del Natale me ne fotto, ma poi qualcosa [mi pare si chiami famigghia] mi vede costretto ad affrontare mio malgrado l'imbuto ansiogeno di treni affollati da persone, cose e corse frenetiche, e il risultato rischia di essere addirittura peggiore: un triste post coitum da rapporto coercitivo. Suonerà un tantinello eccessivo, ma spesso ambirei alla rottamazione di questo stupido e debole cuore e alla sostituzione con un possente e inscalfibile macigno.
Ogni anno, a Natale, assisto ai soliti rituali delle persone di sempre, differenti per via di una dozzina di mesi in più da reportizzare attraverso l'application form di sempre [salute, lavoro, denaro e cazzideglialtri...] e il censimento dei capelli bianchi e dei denti marci. Più il reclutamento di nuovi solchi sulla mappa stampata sulla faccia. Su facce gonfie e stordite dai trigliceridi impazziti. Ogni anno mi viene da piangere e penso che se il Natale serve a ricordare tutto questo, se ne andasse a fare in culo. Il Natale.
Ora però, e per quest'anno è finalmente finita. Per un po' sono a posto. Continuerò nell'ardua opera di disintossicamento da malinconie e nostalgie varie e fingerò che il Natale non esista fino al fatidico giorno dell'imbutamento.
La nostalgia può essere una trappola per topi. Ultimamente, invece, mi riesce di soffermarmi sul passato con la giusta dose di distacco. Persino su tutto ciò che ho perduto, o per incuria o per distrazione. Basta saperlo rielaborare e reinventare. Con l'accorgimento di ingredienti nuovi e condimenti diversi.
Listen.
p.s.: ... e in tutto questo, che culo che ho [anche] LORO.
dito/i:indice, medio, mellino








Sarà per la luna piena di ieri, sarà che sono sotto pressione per
Conobbi Alberto un sera di almeno tredici anni fa, in uno storico locale gaio della capitale. In realtà mi avvicinò solo una volta uscito dal locale. Somigliava un po' a Terence Hill, e aveva anche all'incirca la sua stessa età. Mi adulò e corteggiò inutilmente per qualche tempo, poi diventammo amici. Fui suo ospite un paio di volte nelle sua lussureggiante tenuta in Umbria, e ricordo di aver sguazzato in una piscina incastonata tra le verdi colline umbre, con una marea di suoi amici di cui non ricordo nemmeno i volti. Poi, dopo meno di un anno, abbiamo disperso ogni traccia, non cercandoci più.