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alias i numeri de il*dito*ar*culo 3rd anniversary
(oggi)
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Da quando mi sono trasferito nella tana in cui vivo, ho potuto apprezzare il vantaggio di avere pochissimi esemplari di vicini, docili e abbastanza gradevoli. Sopra il mio appartamento vive un ragazzetto simpatico, scapestrato e sempre allegro, la cui casa pare un hub di variegata umanità; un viavai di voci e risate, passi pesanti e veloci a qualsiasi ora del giorno e, talvolta, della notte.
Appena ivi giunsi, nell'appartamento di fianco ancora abitava una coppia di anziani coniugi prossimi al trasferimento in un paesino della provincia. Li avevo già conosciuti negli anni precedenti, quando nella mia attuale magione viveva il mio precedessore, un amico che mi aveva pure ospitato per un "breve" periodo [un anno e mezzo]. Ricorderò sempre gli odori dei soffritti e degli arrosti che la domenica si propagavano fin dentro casa, offrendo il sollievo di un'alternativa all'aria perennemente appestata dalla comunità di asiatici non identificati [nel senso che non li si vede mai, né è dato sapere quanti siano] che popola un altro minuscolo appartamento, la cui cucina [un trionfo di curry e arcane misture] ahimè sfiata sulla nostra piccola area cortilizia.
Soprattutto d'estate, era facilissimo incontrare la moglie che puntualmente ogni mattina stendeva o ritirava le lenzuola della notte prima perché, precisava: mi' marito co' 'sto cardo suda, e c'ha n'odore forte e cattivo. Poi qualche pomeriggio ti offriva un caffè, oppure un piatto di qualche pietanza, rigorosamente ipercalorica, che aveva cucinato, e quando le comunicavo la preoccupazione di arrecare disturbo con la musica alta o per via di qualche cena che si era protratta un po' rumorosamente fino a ora tarda, rispondeva: maddeché! tanto io co' quer trombone de mi' marito nun chiudo mai occhio! tanto che quanno ve sento ride' vorrei veni' pur'io a ride' co vvoi! Considerato il tenore di un buon novanta per cento delle disquisizioni che caratterizzano le mie cene [qualcuno che mi legge ben capisce] un po' sorridevo e un po' rabbrividivo, mentre le proponevo di bussare alla porta alla successiva occasione utile.
Quando lasciarono definitivamente il Mandrione, arrivò prima un amico, poi l'alternanza tra un paio di americani coi quali mi incrociavo raramente. Infine l’attuale e giovanissima coppia insediatasi circa tre mesi fa. Un ragazzetto e una ragazzotta che piccioneggiano a gran voce in romanesco, intercalando una serie al limite del raccapricciante di amo' e teso', ma che hanno avuto, un dì, il buon cuore e la cortesia di ritirare dai fili del cortile la mia biancheria stesa, minacciata da un temporale in arrivo.
Finché il caldo lo consente, accade sovente che trovi almeno uno di loro a spipacchiare sul ballatoio esterno, con qualche amico, oppure che venga accolto dall'assalto minaccioso, ma innocuo, di un enorme pastore tedesco che accudiscono occasionalmente. Ao' che ppeccaso famo troppo casino? mi chiedono; al che rispondo rassicurandoli che dormo come un masso e anzi, se venissimo mai colti da un sisma di nono grado della scala richter, di riferire alla mia famiglia e agli amici che ci ho voluto tanto bene. Domando io dunque se la musica alta possa creargli noie, e mi rispondono che piuttosto apprezzano molto le mie scelte. Ah, che perzone simpatiche e di buon gusto. Peccato tutti quegli amo' e teso'.
Ciò che proprio non mi manca di quella comunque utile esperienza che è stato il vivere in popolosi fabbricati, sono innanzitutto le generali, diffuse ed estreme non curanza, arroganza e maleducazione di 9 condomini su 10 [stessa casistica delle dive che se lavano con lux], ma più di ogni altra cosa l'aggressività e la follia di chi, guarda un po' che culo, vivrà di certo nell'appartamento sotto quello che ovviamente occupo io. A farne le spese, poverina, è sempre stata la malcapitata e amata Kontessa, mia ex coinquilina di tre anni e due appartamenti. A San Lorenzo, per esempio, venne aggredita brutalmente da una donna incazzata nera, ma nera anche quando non era incazzata.
La Kontessa, tra l'altro, usava condurre una vita molto ritirata nelle sue stanze e partecipava giusto occasionalmente ai bagordi alcolici e serali che vedevano puntualmente coinvolti oltre allo scrivente, la monaca e la moglie americana scema. Eppure quella furia d'Africa si scagliò con le sue zanne lunghe e bianchissime contro la piccola e innocente creatura, mentre quei tre ubriaconi burracavano o cazzeggiavano chiassosamente tra le loro amiche bottiglie. Incuranti ma anche ignari che quella porta misteriosa, in corrispondenza della nostra e al pian terreno fungesse da accesso a quella che era a tutti gli effetti un’abitazione, e non a un ipotetico sgabuzzino condominiale. La verità, come accade spesso, stava nel mezzo: era sì uno sgabuzzino, ma adibito ad abitazione.
Al Pigneto, invece, venimmo sorpresi all’alba dall’ira della squilibrata del piano di sotto, accolta puntualmente sempre dalla sciagurata Kontessa. Costei ci accusò di averle reso la vita un inferno sin dal momento del nostro nefasto arrivo. Favoleggiò di lavatrici, centrifughe e tacchi alti che puntellavano il suo povero cervello malato alle tre di notte, mentre la Kontessa ed io ci scrutavamo reciprocamente con sguardi interrogativi circa possibili e notturne attività parallele dell'altro/a, oltre a quella già nota, diurna.
Fortunatamente sono sempre stato invitato dai miei coinquilini e dagli amici che ben mi conoscono, a mantenere un contegno il più calmo e meno impulsivo possibili in circostanze come quelle appena esposte. Nonostante la forte tentazione offrire loro [lanciandogliele, ovviamente] delle polpette di merda, oppure di grattuggiargli il grugno su una parete. Ecco perché quando apprendo di certi casi di cronaca, non mi sorprendo tanto circa ciò a cui può indurre un’escalation della follia, ma piuttosto di come io ne sia uscito ancora indenne. Ma al momento mi dichiaro fuori pericolo.
