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Il Dr.Psycho dice che sono una merda
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giovedì, 30 ottobre 2008

n.b.: non è il titolo della nuova canzone dei Negramaro.

Sono due giorni che la sera, uscendo dall'ufficio, salgo a bordo di un auto che miracolosamente, e non lo sapevo, si trasforma in una pagaia.

Roma, chi la conosce sa, si trasforma realmente in una enorme pozzanghera, non appena cadono due gocce d'acqua. Al romano medio poi, l'acqua piovana deve suscitare paure ataviche, poiché basta una nuvoletta microscopica a imbrattare il limpido cielo, per piombare il culo sul sedile dell'automobile. Con le dinamiche e le  scene che chiunque può benissimo immaginare, se si conosce la genuina delicatezza tipica dei cittadini romani. Tutti o quasi d'adozione, d'accordo, ma da qualcuno avranno attinto, o no?

Questa forse inutile premessa, giusto per dire che oggi sono venuto al lavoro con i mezzi, e che probabilmente tornerò a casa a nuoto, visto come si sta mettendo anche oggi. Ah ecco, appunto. La premessa non era inutile. I mezzi pubblici. Più la genuina delicatezza del cittadino romano.

Quando prendo i mezzi, mi rendo conto che se non fosse per le attese spesso snervanti a cui si è sottoposti, la cittadinanza sarebbe molto più rilassata e talmente immersa nei cazzi propri, tra cellulari-ufo e lettori mp3, che non ci sarebbe bisogno di alcun kit di sopravvivenza [mortacci, insulti e botte] per la difesa degli stessi cazzi propri. Ho assistito, nel corso degli anni, a scenate assurde al limite del surreale, per capire quale razzismo imperi e la faccia da padrona anche in questioni banali come la conquista del posto a sedere o di quello in piedi più comodo per se stessi, in barba ad ogni logica del buon senso e del quieto vivere. Lì si scatena il delirio, e considerata la carenza o la latitanza di argomentazioni valide, dopo il primo ao' si personalizza lo scazzo a seconda dei soggetti coinvolti. Da maledetta vecchiaccia a brutta buzzicona, da cesso ambulante a anvedi sto negro, l'assortimento scorre libero e ricco su una sempre vasta gamma di offerte.

Oggi, ad esempio, un ragazzetto emaciato e vagamente emo, è stato aggredito da una signora unta e bisunta che aveva abbinato un cardigan marròn merda con una gonna giallo piscio; costui ha ripreso tosto a navigare sull'ipod reimmergendosi tra i propri ormoni scatenati, mentre la signora nemica del sapone e degli stilisti continuava ad inveire contro questa gioventù di oggi che ah! nun c'ha ritegno [e guarda come se conceno], mentre in realtà il ragazzetto era talmente immerso nei propri brufoli che proprio non si era posto questioni di bon ton. Una volta cedutole il posto, ha atteso un paio di fermate, quindi approfittando della propria discesa e giunto in corrispondenza del finestrino che proiettava l'immagine della fetida bagascia, le ha bussato e le ha fatto un cenno di saluto con un sorriso largo e sfrontato, mostrando il piercing sulla lingua. Non so se sia stato il piercing a fare ammutolire la borbottante megera, ma di certo quel sorriso ha contagiato me e una ragazza marròn cioccolato che stava in piedi al mio fianco. Perché anche il marròn è un bel colore; basta saperlo abbinare alle situazioni e alle persone corrette.

In tutto questo sono le venti. E non sta piovendo.

ditato da: IlDitoArCulo alle ore ottobre 30, 2008 20:02 | Link | commenti (14)
dito/i:medio
sabato, 25 ottobre 2008

Qualche notte addietro mi sono svegliato in un bagno di sudore, sotto le coltri di disagevoli imbarazzi e malmostosi pensieri. Non riuscendo a riprendere sonno ho pensato di darmi ad un po' di autoerotismo, sebbene in questo ultimo periodo abbia le pulsioni sessuali tipiche di una marmotta a gennaio. Infilo una mano sotto la mutanda e ahi, avverto un brufolo sul pisello. Al che sfilo la mano e la ripongo dietro la testa insieme a quell'altra. Non ho mai avuto un brufolo sul pisello, penso. Poi il brufolo penale lascia spazio ai tumorelli e alle metastasi di questo mio vivere. Non so perché, ma di notte anche certi piccoli e vezzosi nei rischiano di diventare dei carcinomi spaziali. Come se le cose alle quali di norma do una forma e un colore specifici, assumessero improvvisamente contorni incerti o deformati, cromatismi e sfumature che balzellano alla pazza sulla scala di un Pantone.

Lo stato d'animo dominante è quella di totale idiozia, di inettitudine, di recalcitranza [?] al comodo e quieto vivere. Mi basta analizzare alcuni eventi e rogne, tra quelli di più recente acquisizione, per comprendere che non mi è caduta nessuna tegola in testa, o nessun pirata della strada è sbucato dall'angolo ai tremila all'ora. Niente fulmini dal cielo. Tutto risulta essere il logico e consequenziale risultato del mio operato [che non è un'amica diventata uomo].

Allora ho ripensato anche ad un recente post, in cui svisceravo fino al dissanguamento l'entusiasmo perduto in e per questa città, ricordando come giunsi qui come appena consegnato alla vita. Poi dopo saltellamenti vari alla alice nel paese delle meraviglie, fui come catturato dall'accesso ad uno scuro anfratto. Una volta entrato ho cominciato a scorrere avido lo sguardo su mensole colme e pericolanti, a trastullarmi tra la polvere e la muffa di vecchi archivi. Lì dentro, il solo pensare di tirare fuori la testa dall'anfratto per scorgere qualcosa in direzione del futuro [vecchiaia, malattia, solitudine...], ha cominciato a divenire qualcosa di struggente e dilaniante; meglio allora tirare giù dalla mensola i tre pesanti e polverosi tomi di un caso, a caso, che mi ha appassionato, nutrito, divorato e ferito. Meglio investire preziose energie nell'attesa di ritorni o sul fantasticare nuove strade e possibilità per qualcosa o qualcuno che è, da immemore tempo, un punto ormai invisibile, sull'orizzonte alle mie spalle.

Per tutto questo tempo ho coltivato e accudito l'ideale di un mondo a mia immagine e somiglianza; un mondo che mi attendesse fuori dal loculo. Con qualcuno che bussasse energicamente sulla porta, chiamandomi a gran voce. E una volta spalancata la porta, affacciarmi e riscoprire colori, suoni e odori inebrianti, mentre i titoli di coda scorrono fino alla parola FINE grande, cubitale.

Di cubitale invece, nella vita reale, vedo solo la parola IDIOTA.

artist: The Divine Comedy - song: Mastermind

Si ringrazia per il presente post, quel pirla di collega che non è venuto a darmi il cambio all'ora prestabilita, trattenendomi così fino alle 2 di notte sul posto di lavoro.

ditato da: IlDitoArCulo alle ore ottobre 25, 2008 16:14 | Link | commenti (18)
dito/i:indice, medio, anulare
domenica, 19 ottobre 2008
"La Salomè andava in giro con un motorino e consegnava pacchi di mappe cittadine negli alberghi. Era ginnica a quei tempi, e viveva con la Bella Lula (Reginadelconato) in un mezzanino buio e fresco, dove a volte dormivo pure io per non tornare a casa, poiché perdevo tempo a casa sua per fare a lei, alla Lula e alla bella Louise, amica nostra, delle magiche e rivitalizzanti pulizie del viso e maschere di bellezza, alle quali le tre ragazze si sottoponevano anche con un certo gaudio.
All'epoca la Salomè non era una mentecatta, perché ancora non aveva appreso dalla mia persona tutti i punti cardine da seguire. Era già molto bella, vestita seriosamente e tanto irascibile. Quando la conobbi una sera, mi ignorò selvaggiamente e così fu per molti mesi. Ma una sera, in un locale romano frequentato da strani uomini ambigui, lei fu rapita dal mio pensiero e dalle mie esternazioni, lasciandosi catturare dalla mia persona. Scoprimmo che avevamo in comune un amore  per la bella musica italiana e anche, perchè no?, per la cucina. All'epoca non eravamo ubriacone ma solo un po' pizzicate dalla voglia di sentimenti, troppo spesso maldirezionati.
Bastò poco tempo perchè le ragazze, ma la Salomè piu' di tutte, cominciassero ad imitarmi. Imitavano e ripetevano ossessivamente gesti, parole, intere frasi e mie abitudini, perlopiù prive di senso o comunque quasi mai motivate. Io stesso però affascinato da questa mia adepta, la seguivo ormai ovunque, soprattutto nei suoi posti di lavoro, dove tra latte rancido e guano di piccioni passavo con lei interminabili pomeriggi a cantare melodie italiche e a parlare di amori disgraziati, ai quali lanciavo strali di dannazione. Cosa che mi procurò anche l'epiteto di Amelia strega che ammalia, di ruba mariti, di ragazza dai facili costumi e tante altre cose di dubbia moralità.
Poi la bella Salomè trovò l'amore, che io chiamai Uomo. Un maschio mediterraneo accompagnato da un cane tripode con il quale feci amicizia. Si diceva che questo cane fosse maschio ed avesse per nome Full, ma io prima lo chiamai Micia e poi definitivamente Patrizia. Con Uomo cominciammo a bere quasi tutte le sere e diventammo gonfie e ubriacone ma relativametne felici. Con la Salomè facemmo un viaggio, molti capodanni, molti cambi di case e tante bevute, parlammo dei nostri uomini, anche di quelli incontrati con poca luce e senza chiedere le generalità.
Ad un certo punto divenne anche imprenditrice e io tentai di inseguirla in questo suo sogno di ricchezza e di organizzazione di impresa. Io nel mentre viaggiavo anche per l'America e per L'Europa vivendo qua e là, cosa che mi procurò l'epiteto di Apolide Parassitaria, datomi proprio dalla bella imprenditrice.
Giocammo per anni a Burraco, bevemmo molto vino e molti cocktailS in compagnia di una Scema Americana chi vuol'essere romana, anche lei purtroppo nel gorgo del vino e di quintali di tabacco. Ah! Quanti ristoranti indiani e quante belle merendine al Rione Monti da Dentona Falsona! Quanti happy hour organizzati da noi a base di Pringles e Prosecco!
Sono passati tanti anni, la bella Salomè continua a mietere vittime per il desiderio che genera nei soggetti di sesso maschile e di orientamento omosessuale. Dopo aver abbandonato l'imprenditoria divenne centralinista e poi impiegata, mestiere che esercita tuttora. Vive in una bella dimora alle falde dell'acquedotto Alessandrino dove ospita le sue amiche  arrangiate e con una visione della vita un po' borderline. Ma in tanti anni ,ascoltando e ripetendo tutte le amenità che produco,  è diventata però anche lei piuttosto demente; ripete gesti e frescacce senza rendersene neanche più conto. Miagola e fa versi che ormai le appartengono.
Vive il presente e, come me, tende al gallina-pensiero."


testo by MONACABASTARDA
punteggiatura e spaziatura by me


HAPPY BIRTHDAY, MONACA


 
 
song #1: Soulwax : When Logics Die
song #2: Il Ratto Delle Sabine : Il funambolo
ditato da: IlDitoArCulo alle ore ottobre 19, 2008 15:55 | Link | commenti (15)
dito/i:indice, pondulo, mignolo, illice, trillice, mellino
martedì, 14 ottobre 2008

Cioè... me l'hanno staccata. La scoperta ieri sera. Torno a casa e appena entrato vengo colpito da un silenzo horror-inquietante. Il frigo -vuoto- non brontola. Non faccio in tempo a realizzare alcun sospetto, ché premo l'interruttore e nulla accadde. Cazzo. Sbircio nella cassetta delle lettere e trovo un foglio -piegato- di avvenuta sospensione, con una bella impronta di scarpone sopra. Piegato e calpestato.

Sono solo le venti e trenta. Non posso accendere la tele, non posso ascoltare musica; posso però accendere delle candele. Romantico. Le cerco nel cassetto del comò, ma non le vedo. Accendo l'abat-jour. Ah ah. Coglione.

Non posso far altro che mettermi a letto. Forse tutto ciò servirà per riprendere a leggere libri, penso; ma la luce traballante delle candele mi cava gli occhi nel volgere di pochi minuti. Soffio via tutto e mi godo la semioscurità della stanza e il trastullamento di qualche manciata di pensieri. Tipo che certe cose non cambiano mai, che sono un disgraziato ed un irresponsabile, e che mai -MAI- sono giunto a livelli del genere. Ricordo di quando sono rimasto senza benzina sulla tangenziale nell'ora di punta, di quando la banca mi ha bloccato tutte le carte mentre mi trovavo all'estero, di quando una padrona di casa m'insultò per il ritardo nell'affitto... ma questa le supera tutte. Rido. Poi dormo.

Stamattina presto sono entrato all'Acea di Piazzale Ostiense sulle zampe posteriori, con il bancomat in bocca. Forse tra mezzora, non appena tornato a casa, la ritroverò. Sperèm.

artist: Dust - song: Lo-fi Ghost Apparition

 

°

The day after

Acea buongiorno, sono l'operatrice brutta vacca. In cosa posso esserle utile?

Buongiorno, sono Dito Arculo e il mio codice utente è lalalà lalalà. Due giorni fa mi avete sospeso il servizio per morosità, e ieri, dietro saldo delle bollette insolute, mi avete riallacciato al servizio. Ora sorge un problema; stamattina mi sono reso conto che la corrente non è sufficientemente potente per il funzionamento di elettrodomestici come lo scaldabagno, il frigorifero e la lavatrice...

Mi scusi... le hanno riallacciato la corrente o no?

(calma...) Come le ho già detto, due operai ieri sono venuti, mi hanno riattivato l'utenza e hanno preso lettura del contatore, come di certo le risulterà...

Infatti. Ma non comprendo il problema.

Il problema, le ripeto, è che c'è una tensione probabilmente non sufficiente per il funzionamento di alcuni apparati. Ho l'illuminazione, un po' bassa a dire il vero; anche la televisione funziona, ma lavatricem frigo e scaldabagno no. Benché le spie si accendono, non funzionano.

Mi pare molto strano... saranno guasti...

Sono assolutamente nuovi e le garantisco che fino a due giorni fa, prima che mi venisse staccata la luce, funzionavano perfettamente...

Non so cosa dirle... qua risulta tutto a posto...

(assorted bestemmie in my head) Invece qua non è tutto a posto, quindi chiedo, per cortesia, che dei vostri tecnici o operai intervengano nuovamente per opportune verifiche e il corretto ripristino del servizio.

Un istante in linea...

Prego (per favore, bagascia, per favore)...

... ... ... ... (uhm...)  ... ... ... ... ... ... tu tu tu tu tu tu tu tu tu tu...

Per motivi di decoro e rispetto alla pubblica decenza non si reputa opportuno riportare per esteso la potente e lunga deflagrazione di bestemmioni ed imprecazioni, udita intorno alle ore 11:00 a.m. del giorno 15, corrente mese, lungo il pasoliniano mandrione.

°

Two days later

Acea buongiorno, sono l'operatrice bella e perfetta. In cosa posso esserle utile?

Buongiorno, sono Dito Arculo e il mio codice utente è lalalà lalalà. Tre giorni fa mi avete sospeso il servizio per morosità, e ieri l'altro, dietro saldo delle bollette insolute, mi avete riallacciato al servizio. Ora sorge un problema; ieri mattina mi sono reso conto che la corrente non è sufficientemente potente per il funzionamento di elettrodomestici come lo scaldabagno, il frigorifero e la lavatrice. Ho chiamato questo numero e mi ha risposto la sua collega brutta vacca che faceva la polemica, che mi ha messo in attesa per tre minuti minimo -chiamo da un cellulare, a pagamento- e poi mi ha riattaccato.

Capisco... quindi il suo problema riguarda un riallaccio eseguito male.

Esattamente.

Deve contattare la società che si è occupata del riallaccio, prenda carta e penna; le do il numero...

Grazieeee. (I love you).

the end

ditato da: IlDitoArCulo alle ore ottobre 14, 2008 20:03 | Link | commenti (20)
dito/i:indice, medio
giovedì, 09 ottobre 2008

Ok. Tra breve sarai in onda. Ripassiamo la parte, prima. Un po' di concentrazione. Tranquilla, poi richiamo il marmista per il makeup. Disgrana quegli occhioni e tira fuori le palle... quelle metaforiche intendo.

Punto primo: quando non sai cosa rispondere, un po' perché non capisci le domande, o perché capendole miracolosamente entri in panico o in imbarazzo, tu tira fuori le paroline magiche, come ad esempio; campagna denigratoria, insulto, diffamazione... ma soprattutto non dimenticarti mai di giocare la parola  jolly: MASCHILISMO. Puoi dirla quante volte vuoi, tanto nessuno capirà di che cazzo, tra i tanti, tu stia parlando, facendo una figura porca. In secondo luogo, ricordati di negare sempre e tutto; anche l'evidenza. Un trucchetto infallibile, come IL maestro insegna. Tanto ora hai le spalle, oltre alle tette, coperte e lo sai.

Tieni bene a mente, inoltre, che quel tipo lì, quel putto ormai anzianotto e riccioluto che ti intervisterà è un po' ambiguo; dovrebbe stare dalla parte nostra, anzi so che ci sta. Ma  di tanto in tanto si si beffa degli ospiti a suon di tiri mancini. Tu, in caso, sorridi, sgrana i tuoi occhioni belli e rilancia col jolly: MASCHILISMO. Funzionerà.

Qualora tirasse fuori la faccenda di quella pazza squilibrata che chiamano attrice comica, quella che ti ha dato della bocchinara e dell'apricosce in piazza,  tu mostrati misericordiosa e pronta al perdono, tira fuori qualche menata tipo che vai in chiesa, che Dio bla bla bla... insomma non far cadere la maschera.

Che altro?... Ah sì, se ti mostrasse il filmato di quella che ti prende per il culo in quello show televisivo, tu sorridi a caso. Anzi cerca di sorridere sempre, ma assolutamente non sforzarti di comprendere dove sia ad esempio l'ironia, che quando cerchi di capire ti si crepa il fondotinta per lo sforzo. Ed il marmista ad una certa va a casa. Direi che è tutto...

Ma sei sicura? Davvero vuoi? Ma soprattutto... puoi?

Qui i trailers.

ditato da: IlDitoArCulo alle ore ottobre 09, 2008 16:29 | Link | commenti (17)
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