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Gemelli Ar Culo




Maialini Ar Culo

Il Dr.Psycho dice che sono una merda
Scopri cosa dice di te su http://psycho.asphalto.org/test/.

domenica, 31 agosto 2008

Ora che gli ormoni pare si siano accucciati in un angolo, silenti e dormienti, lo stomaco accoglie un reggimento di tarli. Chi mi conosce anche attraverso quanto sviscero ivi, sa quanto il mio spirito sia sbanderuolante assai.

Andando di metafora lieve, mi sento come certe zone desertiche e tranquille investiti da repentini tifoni e alluvioni. A volte è euforia, altre una rabbia da tirare calci negli stinchi anche ai pargoli. Ricorrendo a metafora più greve, mi sento un mostrò avec les mestruazionì. Non so se quanto questo dipenda dal periodo [stagionale, s'intende], dal lavoro o dalle persone, ma tant'è. Eppure mi leggo tre o quattro post fa, tipo un mese fa, ed ero talmente un tripudio di lalalà, che ora [e anche per allora] mi tirerei quattro calci per stinco.

Inutile scendere nei particolari, ma chi possiede l'enorme fortuna [nessuna ironia] di circolare nei miei paraggi, presti molta attenzione. Controllo e peso tutto con estrema cura e dovizia. Le foglie pesano come meteoriti. Io dovere tarare bilancia.

Stanotte mi sono guardato Elephant di Gus Van Sant... e non credo mi abbia aiutato.

[Bello, però.]

artist: Stratus feat. Howie Beck - song: Uplink

 

ditato da: IlDitoArCulo alle ore agosto 31, 2008 15:51 | Link | commenti (18)
dito/i:indice, medio
lunedì, 25 agosto 2008

 

artist: Samuele Bersani - song: Chiedimi se sono felice

ditato da: IlDitoArCulo alle ore agosto 25, 2008 17:24 | Link | commenti (14)
dito/i:mignolo, mellino
lunedì, 18 agosto 2008

Che poi, culo dei culi, a Bologna c'è una temperatura ai limiti del ragionevole. Mi sono persino buscato un mezzo raffreddore.

Sono in questo fetido e lercio Internet Point di via San Vitale, gestito da un simpatico e olezzoso pakistano. Appena entri ti accolgono il suo sorriso e la magica commistione della varecchina con il curry, che quasi quasi scrivo alla nonnina dell'Ace e le lancio la proposta di bisiness.

Prima ancora, un salto in agenzia per il biglietto che domani mi riporterà nella capitale; trovo una commessa tutta carina, prezisina e tanto tanto zentile, con la sua esse ben bene  insciaponata. La mia ormai è un lontano ricordo. Qui, nella mia città natìa, gli ao', i verbi tronchi e le doppie che abbbundano echeggiano fin sui vicini colli, e mi fan sentire forestiero. A Roma accade l'esatto contrario. Al primo accenno di esse, è un via di ma tu nun zei de roma, ah zei de Bbologna (con le o più aperte che esistano) come dite voi pure? mo' scioccmell? ...ghe poi, ma che vvor dì?

E lì, quando il richiedente merita, gli vorrei proprio togliere ogni curiosità con una bella dimostrazione pratica.

Ma  nun ze po'.

Mentre attendo il bus ventisette-barra-a, passa un tipetto in braghini corti, dall'occhio ceruleo, la coscia prominente e il polpaccio sfuggente; costui mi guarda con aria come dire di... non  l'ho capito. Però gli avrei azzannato almeno una coscia. Gli avrei.

Un istante immediato dopo, mentre scorgo l'arrivo del ventisette-barra-a [ché mica siamo a Roma, qui] passa in groppa ad una bici, un altro tipo, più smuntarello. I nostri sguardi si incrociano e... toh, ma pensa te chi si rivede: il Ciccio.

Il Ciccio è stato un amichetto dei miei prepuberal years, un tipino biondastro e smilzo, a dispetto del nomignolo, con la verve tipica del bradipo sotto overdose, e con due begli occhi verdi che si sfanculavano leggeri e sexy, l'un l'altro.

Ebbene, un misterioso ed afoso dì, improvvisamente, il Ciccio divenne la mia ossessione erotica. L'avevo rimosso, prima di oggi, quel pomeriggio d'estate, davanti ai giardini della scuola. Io sedevo su una panchina, mentre il Ciccio in larghi e corti bragotti e in sella alla sua biziclatta, dava in bella mostra i suoi coglioncelli peloselli. Me li sognavo la notte, quei biricchinelli che giocavano a cucù con me.

Comunque si difende piuttosto bene il Ciccio. Per quel poco che l'ho rivisto. Forse un secondo più qualche frazione. Lui non credo mi abbia riconosciuto. A me invece è bastato guardarlo bene bene e dritto dritto nelle palle.

Degli occhi, s'intende.

Sabato scorso mattina, alle prime luci dell'alba, mio fratello con moglie siberiana e figli al seguito, è passato a raccogliermi vicino casa, per fare il viaggio insieme verso Bologna. Veniva dalla Sicilia, col suo camper, e aveva deciso di fare un salto al cimitero di Prima Porta, dove riposano, così dicono, i nonni.

Arriviamo davanti ai cancelli del cimitero un po' troppo presto, al che si decide di colazionare in un bar. Il giorno dopo Ferragosto non è facile trovare qualcosa di aperto, così girovaga che ti girovaghi, si arriva nel centro di Tirana. No... forse la periferia di Bucarest? No. Uhm... Varsavia? Noneee. E allora, sarà Sòfia. 

Trattavasi, in verità, del quartiere di Prima Porta, dove ero stato miliardi di volte, anni orprima, poiché lì ce sta un ristorantino fino fino dove me ce portava zempre er mi ecchèse. Chiamasi Al Trombone.

Perché er mi ecchèse, lui sì che era [è] uno dei Parioli.

Ma a parte ciò, rimango imbalsamato alla visione di codesto esercito dell'est, di quell'assembramento di muscoli tirati, ricoperti da quella leggera peluria bionda, ulteriormente schiarita che crea un sublime contrasto con quella pelle perfettamente ambrata dal sole cocente di lunghe e sudorifere giornate trascorse in cantiere.

Qualche istante; asciugo la tastiera.

Ma... quello mi sta guardando... ed anche quello.. e persino quello... oddioddioddio...

Poi mi ricordo della cognata siberiana, alle mie spalle. Questa sorta di Sarah Ferguson in formato velina che davvero, finché non parla, sembra tutto tranne che russa. Poi apre bocca e via di balalaika. Tanto caruccia lei.

[Maledetta].

Tutto questo per dire che non c'è molto da dire. A parte che, come si sarà forse evinto, in questo periodo mi tromberei persino un platano.

ditato da: IlDitoArCulo alle ore agosto 18, 2008 19:45 | Link | commenti (14)
dito/i:indice, alluce
martedì, 05 agosto 2008

Onori e lodi alla Regina, al Principe e alla Enfanta per avermi aiutato a stare fuori dalla melmaglia dell’ultimo periodo. Ormai sono parco nello sviscerare le questioni dei normali incidenti di percorso; è un inutile lusso che non mi voglio concedere. Tengo la cintura di sicurezza allacciata e via, verso nuove direzioni. Faccio già abbastanza fatica a concentrarmi su ciò che conta, su quello che è/può essere il mio futuro, sulle ipotetiche o concrete possibilità, che proprio non ho necessità alcuna di zavorrarmi i piedi, once again, sotto l’arco dell'attesa. A quanto pare sopra quell'arco ci cagano i piccioni. E talvolta le vacche volanti. 

Ho piuttosto bisogno di stare leggero per passeggiare sopra e sotto le nuvole. Nell’ultimo periodo mi sono farcito, al punto di esplodere, di ammOre, allegria e spensieratezza che non ho sofferto per nulla caldo, ustioni [protezione 30 per la mia pelle al latte], vesciche e spasmi aerofagici. Nulla di compresso, ma tutto [o comunque molto... diciamo abbastanza, via -ma diciamolo piano-] dietro le spalle con poca voglia e tempo di girarsi indietro.

Ieri sera, al lavoro, parlavo con una collega del progetto della comune nel verde dell’Umbria. Che bello! Posso venire anch’io? mi fa. Vabbe’, chiaro, diceva per dire. Ho però pensato che fosse risultata positiva all’entusiasmo da me emanato.

Un’ideale canzonetta da abbinare a questi pensierelli? Uhm... questa, anche se non ne conosco il testo, mi pare abbastanza light.

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artist: The Divine Comedy - song: Perfect Lovesong

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Stanotte avrò dormito qualcosa come dieci ore filate, lisce, nette.

Ultimamente dormo moltissimo, fino a tardi. Smonto dal lavoro alle due di notte, ma difficilmente prendo sonno prima delle quattro. Fino a quell’ora mi trastullo davanti alla tele, e avverto distintamente quanto la notte sia il mio habitat naturale. C’è persino la tivvù che piace a me.

Mi desto sempre mentre il mondo si concede un break dopo le prime ore concitate del mattino. Ebbene, solitamente, al risveglio mi trascino bradipeggiante, incrostato, cianotico e mucolitico verso il cesso con la sensazione sgradevole e nervosa di aver dormito mentre delle auto mi entravano in culo e i clacson nelle orecchie. In realtà passavano solo sotto il balcone di casa.

Stamane, invece, sono schizzato come un grillo giù dal letto canticchiando gaio e ritmico la filastrocca di pipì, caffè, sigaretta, cacca, persiana, sole, piante, bucato, esco, internet, spesa, lavoro. Confermo, doccia non c’è; vivo un periodo molto dirrrty.

Insomma, uno spirito alla c’è tutto un mondo intorno, come cantavano i Matia Bazar stanotte, ma erano gli anni settanta. Questa è però un’altra canzone, di cui non conosco né afferro del tutto il testo, ma che secondo me dice assai già nel titolo. Ocio.

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artist: Furslide - song: Curious Have Guns 

 

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p.s.: tra spesa e lavoro ce infilo doccia, va'.

ditato da: IlDitoArCulo alle ore agosto 05, 2008 16:44 | Link | commenti (14)
dito/i:indice, mignolo
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