Ho sempre sostenuto di preferire l’essere lasciato al lasciare; innanzitutto lasciare è una scelta che richiede troppi forza e coraggio, per me che non sono capace di provare indifferenza, ma nemmeno di mostrare impassibilità al soggetto colpito dalla sassaiola o dalla tempesta di merda da cui si sente travolto. Essere lasciato è sempre la scelta, indotta o meno, di chi ha chiuso un cerchio, [o di chi pensa di averlo chiuso] [segue ghigno satanico]. Io non sono capace nemmeno di chiudere la zip ai pantaloni.
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Premessa per dire che non potrò mai scordare l’alluvione emozionale che mi travolse quando venni ufficialmente accannato l’ultima volta. Successe ormai un milione di anni fa, o forse due. Scesi da quell’auto, una sera di gennaio, e percorsi il tragitto, un chilometro [o forse due] che mi separava dal caldo e confortante ricovero che mi attendeva. Mentre raggiungevo la meta, le lacrime sgorgavano tipo cascata delle Marmore [stavo scrivendo Niagara, ma anch’io ho una parvenza di dignità] creando, con la complicità dei fari delle auto, quell’effetto un po’ liquid e un po’ flue, che facevano tanto Hollywood. Quel tanto abbastanza da farmi sentire una sorta di Rossella ‘O Hara sciocca e piagnucolante. Ché se c’è un personaggio isopportabile, nella storia del cinema, è quella zecca petulante ed inzuppata nei merletti, interpretata da Vivien Leigh.
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All’epoca ero ospite di un amico, nella casa che attualmente occupo. Mi attesero due pazienti orecchie e due forti spalle. Più qualcosa di caldo da mettere tra i denti. Che, porcoddue [porco]; mi passasse almeno la fame per qualche mese, mentre soffro le penne dell’ammore.
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Anyway, di acqua sotto i ponti tanta ne è passata, ed eccomi qui, in quella stessa casa dove all'epoca mi riparai da tutte quelle risposte che, come direbbe una cara amica, erano dure da mandare giù. Inghiottite quelle, ringrazio di avere uno stomaco in titanio, e la digestione di un brontosauro. Che non ho idea di come digerisse, ma suona bene.
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Pensare solo agli stracazzi propri, senza dover rendere conto di niente a nessuno, senza pensare di dover subire processi alle intenzioni, o assistere alla vivisezione di ogni parola/azione detta/fatta o non detta/fatta… beh, sarà poco romantico e cinematografico, ma tanto più semplice. Poi non è uno che non ci provi a tirarsi fuori dal proprio bagnetto piastrellato in puro realismo con intarsi di cinismo. Solo che in quel bagnetto mi ci trovo costretto sempre a tornarvici, in preda agli spasmi della dissenteria oppure, come è successo recently, per pulire la merda che qualcuno ha rovesciato sulla mia camicetta nuova. [di pizzo].
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Non che ci torni ferito o disperato; e questo un po’ mi spiace, perché avevo talento per il ruolo di quella zecca petulante che è Rossella ‘O Hara. E un po’ mi piaceva anche, in fondo. Invece mi ritrovo a convivere con questo ego suino che mi costringe al ruolo di imperatore del mio letamaio. Volevo dire universo.
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Uno ci prova anche a dirsi guarda che non sei meglio degli altri, abbassa la cresta ché sei solo un vecchio porco in questo mattatoio che è il mondo. Invece mi guardo intorno, ormai più curioso che ottimista, e mi scontro con questo e quell’altro, trovando tanta gente [quanta gente] che mi fa pensare toh, ecco un altro che non vorrei mai essere.
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E non è che abbia un’opinione così alta di me stesso...
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Nemmeno mi consola di pensare di non sentirmi il peggio....
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Io volevo solo essere Rossella ‘O Hara.
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