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Il Dr.Psycho dice che sono una merda
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domenica, 20 aprile 2008

Con uno stato d'animo che non si decide a scendere dall'ottovolante, ho del tutto perso la cognizione del tempo. Che oggi fosse domenica me ne sono reso conto uscendo e trovando tabacchini e supermercati chiusi. Allorché mi sono pure ricordato che domattina comincerò una sorta di corso [selettivo] per un nuovo posto di lavoro. Legalmente precario e sottopagato.

Sono successe e continuano a succedere tante cose intorno a me, ma resto piuttosto impassibile tra un giro della morte e l'altro. Intermezzi di lente e ripide risalite. Sapendo cosa mi aspetta, non v'è nemmeno il gusto della sorpresa. Fortunatamente so che è solo un periodo, che passerà e che bla bla bla. Ma nel mentre non posso fare a meno di detestarmi cordialmente.

Ringrazio i pizzicotti di: mammà, quella bella giuoia di Bassotuba, quel bel fiore della Ciurga, il cocainomane che mi ha fatto compagnia notturna per due ore alla stazione di Arezzo. E ovviamente quelli di Mas, giunta qui appena in tempo per  sopportarmi come solo una moglie può fare.

Be back soon. O almeno credo.

ditato da: IlDitoArCulo alle ore aprile 20, 2008 16:55 | Link | commenti (15)
dito/i:indice, medio
giovedì, 10 aprile 2008
A forza di sputare nel piatto dove si sta mangiando, arriva un cameriere sdegnato a togliertelo da sotto il naso. Improvvisamente e inaspettatamente. Non resta che rimpiangere quella pietanza. Nemmeno così inappetibile, in momenti come certi in cui è tempo di visitare il padrone di casa, mentre nella cassetta giace un’unica missiva che suggerisce di raccogliere tutte le candele che si hanno sparse per casa.

Sinteticamente: stato attuale di forte disorientamento. Con la bussola in tasca, fingendo di  dimenticare che esista e che sia lì.

Terra-terra: sono disoccupato, ahah. Cazzo rido, poi.

Al felice gruppetto crudelmente evirato, non è restato che affogare l’ansia e annebbiare la strada di ritorno a quel noto senso dell’ignoto. Una tre giorni di dissoluto sfanculalcolamento. Ho sorriso alle esternazioni di chi difendeva con l’anima la compattezza magicamente creatasi. Era un sorriso amaro il mio. In anni di esperienza credo ormai di sapere riconoscere tutta quella forza a cui può portare la disperazione. Disperazione in senso molto lato, intendiamoci; quell’aggrapparsi al comune disagio di sempre, ma dipinto su volti e storie diversi. Resta quel senso di disagiata inadeguatezza che riporterà poi tutto sulla carreggiata di sempre; quella del buon e spietato senso. Sui lati della via tante parole, altrettanti propositi, tutti sinceri, abbandonati a malincuore, poiché nel bagagliaio non vi è più spazio. Già vi alloggia il solito baulone pesante di abitudini e doveri, al quale non si può / non si vuole / non si riesce di rinunciare.

Io sto sul bordo di questa strada lunga, dritta e diretta verso questo cazzo di punto nemmeno percepibile. Le quattro frecce inserite [anzi tre: l'anteriore dx cor cazzo che la cambio], il motore fumante e stanco. Resto a bordo con qualcosa in una mano in cui spingere dentro la testa, e altro nell'altra per alzare ancora più nebbia verso quel punto invisibile. Non ho paura, né sono rassegnato: solo resto qui il tempo necessario da perdere,  sbeffeggiando quei soliti interrogativi che non impareranno mai nuotare. Che non riusciranno mai nell'impresa raggiungere quella effimera luce, oltre la spessa coltre.

Sanguinaria cocktail: 1/3 vodka alla vaniglia, 1/3 aperol soda, 1/3 succo d’uva. Servire con granitina.



artist: Rettore - song: Lamette
ditato da: IlDitoArCulo alle ore aprile 10, 2008 22:31 | Link | commenti (13)
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martedì, 01 aprile 2008
Do
una riletta veloce all'ultimo post e già ci sarebbero i presupposti per un update. Ma non ancora. Nessun sisma; solo qualche piccola scossa di assestamento. Tornerò, forse, a parlare dei personaggi in questione, con le opportune integrazioni fatte di conferme, smentite e sorprese. Posso però anticipare che Stefano è pazzo. E che Danilo è un bel geroglifico rosso.

Per il resto non trovo parole per definire questa periodo molto particolare racchiuso tra due parentesi di cui non intravedo ancora quella destinata a concludere il tutto. Ma vivendo io alla giornata, non mi curo granché di essa. Quando sarà il suo momento essa giungerà, e allora la guarderò per un solo breve istante, come per dire ah, eccoti qui. Poi me la lascerò definitivamente alle spalle.

L'unico interrogativo che a tratti mi desta da questo stato di beato torpore, riguarda questo mio vivere day by day. E' saggezza o incoscienza? Un po' l'una e un po' l'altra, o nessuna delle due? Tasto il polso alle situazioni e destini paralleli ai miei, e rilevo una profusa tendenza alla dannazione ansiogena. Probabile che io appaia a qualcuno saggio e a qualcun altro incosciente, nel mostrarmi così serafico e disinteressato alle comuni sorti. Ciascuno, del resto, ha la sua idea di saggezza e di incoscienza. Io, onestamente non trovo tutta questa saggezza nel vivere circondato dai propri sputi e dalle proprie svomitazzate.

Ho raccontato, durante un break, della mia breve esperienza nella gloriosa arma dei Carabinieri, e credo che Luciano intendesse dirmi di avere dato un calcio nelle palle alla fortuna, nel non aggrapparmi alla pagnotta. E alla pistola, aggiungo. Vedo dunque che sono circondato da persone che come me, non hanno il coraggio e il cuore di lasciare questo paese minchioso. Io i piagnistei li risparmio a tutti, a partire da me stesso. A me è sufficiente considerare l'intera situazione, per capire che il coraggio è una scelta, non un casco di banane che si acquista dal fruttivendolo.

So perché resto e so perché scelgo di restare. Non ho abbastanza coraggio, mi dico. Anche se poi, di coraggio, mi pare ce ne voglia anche per scegliere di restare. E anche per vivere alla giornata ci vuole coraggio. Solo che c'è coraggio e coraggio. Dipende da che cosa viene pilotato; saggezza o incoscienza, ad esempio.


Ma non riesco a definirmi né saggio né incosciente, o forse non posso. Ora che ci penso, in tutta franchezza, non me ne frega proprio un cazzo. Vorrei solo che la gente blablablasse un po' meno. Specie quando sono incastrato tra la sedia e lo schermo, immobilizzato da tutti quei brutti numeri. Che a me, poi, il concetto che uno più uno fa due, ha sempre fatto cagare.



artist: Porno For Pyros - song: Tahitian Moon

ditato da: IlDitoArCulo alle ore aprile 01, 2008 15:50 | Link | commenti (18)
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