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Il Dr.Psycho dice che sono una merda
Scopri cosa dice di te su http://psycho.asphalto.org/test/.

martedì, 18 marzo 2008


Luciano ha meno di trentanni, gli occhi scuri e un umorismo del tutto involontario. Sembra un ometto di altri tempi; gli manca giusto la brillantina tra i capelli e l'odore di aqua velva. E' stato il primo ad attaccarmi bottone. Trovandolo poco in sintonia con me e un pelo invadente, ho tirato su gli argini e si è presto spostato presso altri corsi d'acqua.

Pamela è una ragazzina graziosa e tutta arruffata che studia lettere. Lo sguardo perso di chi ha la testa sempre altrove. Difficile talvolta non dubitare della sua genuinità; specie quando chiede che cosa si celebri a pasqua, definendosi profondamente laica. La prendo in giro bonariamente e ci offriamo caffè e merendine ai distributori automatici. Qualcuno ha ipotizzato di un mènage con lo scrivente. Lei ha negato, riferendo di ben altri gusti. Ho finto di accusare il due di picche, lei mi ha tirato un bacio e detto dopo ti spiego meglio, caro. Le ho risposto non c'è nulla da spiegare, bambola. Mi ha destinato un sorriso imbarazzato e complice.

Roberta, sulla quarantina, appare piccola e indifesa. La pelle e i capelli color tabacco, la voce bassa e rauca di troppe sigarette. Il suo sorriso generoso e aperto sembra mascherare radicate insicurezze. Accenna con frequenza a certi fallimenti sentimentali, ad incontri con uomini deludenti. Non ha capito un cazzo del nostro lavoro, e mi ritrovo spesso a trascurare il mio per darle una mano. Certe volte le schiaccerei la testa sul monitor. Povera.

Adele è l'unica, oltre a me, che si offre di aiutare Roberta. Di bassa statura, un faccino sveglio e furbetto, e un leggero sarcasmo che l'ha resa presto mia fugace compagna di ricreazione. Adoro.

Stefano è la copia in negativo di Joseph Fiennes. L'aria stralunata di chi vive sicuro solo nel suo mondo. Qualche sera fa mi ha dato uno strappo verso casa, e mi ha parlato della sua esperienza pluriennale a Londra e della sua passione per la radio. Indossa esclusivamente abiti che scorrono sulla gamma dal marròn merda al verde vomito. Mentre discorre con la sua bella voce profonda, infila dentro qualche freddura, senza mai variare espressione. Dannatamente sexy e interessante.

Paolo è un omone grande e grosso, dallo spirito pacato e rilassante. Convive con la sua ragazza, e per non farle sapere che ogni tanto si fuma ancora una sigaretta, lascia in custodia il pacchetto a qualcuno di noi. Oggi il consegnatario sono io.

Danilo è un bellissimo ragazzo color carota. Il viso dalla mascella ben squadrata, il sorriso timido e virile ed un corrrpo con tre erre, atletico e armonioso. Vive nelle retrovie del gruppetto e parla a voce bassissima con pochissime persone. Ho trascorso anche otto ore con lui a fianco ed è definitivo: non abbiamo granchè da dirci.

Christian sembra il cantante di una band sudamericana. Di quelle che fondono il rock con la musica delle Ande. È una di quelle persone che si definiscono solari... in effetti potrebbe essere tale, in virtù della battuta sempre pronta e della risata contagiosa. L'ho ripreso per via di una precisazione, secondo lui doverosa ed espressa in mondovisione, circa le sue preferenze sessuali. L'ho invitato a considerare che guardandosi intorno, nell'open space stracolmo, avrebbe individuato di certo svariate persone potenzialmente indispettite dal vago tono canzonatorio della sua esternazione. Ha fatto ammenda, ma ora mi guarda con sospetto.

Proprio Christian, ieri, mi ha detto che Stefano, circa l'argomento donne, si mostra alquanto refrattario. Svia palesemente e dice di avere altre cose per la testa. Penso tra me e me che la questione possa assumere qualche fantastilione di significati. Mi invito dunque a distogliermi da quell'unico che potrebbe trivellarmi il cervello.

Tra tre giorni è primavera e mi piace questa canzone; ci cade a fagiuolo.



artist: Paola Turci - song: Saluto l'inverno
ditato da: IlDitoArCulo alle ore marzo 18, 2008 13:04 | Link | commenti (30)
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lunedì, 10 marzo 2008
Eccomi.

Mi sono chiesto spesso, durante gli ultimi giorni del precedente lavoro, come avrei vissuto la pressoché certa eventualità di non venire più retribuito per farmi poco i cazzi di una grande azienda e molto, invece, quelli miei. Ed ecco che i pesi non solo si sono ribaltati; addirittura uno si è centuplicato, l'altro si è sottoazzerato. Chissà quale e quale...

Inutile precisare quanto mi senta disorientato, spolpato, degenerato e rintronato da quanto sto vivendo. E vivendo è un parolone. Resto comunque interdetto da questa mia idea di logica, così lontana da quella che comunemente viene definita logica più... logica, appunto. Mi ritrovo inghiottito, consapevole e tutto sommato sereno, da un meccanismo simile a quello di un tritacarne. E visto che qui di carne da tritare ce n'è abbastanza da sfamare una piscina di piraña assatanati, troppo costoro dovranno sudare prima di trasformarmi in un hamburger indigesto. Spero. Dico spero perché primo, sono un presuntuoso e secondo, non sempre mi rivelo cosciente dei miei mezzi e limiti. O meglio; ne sono cosciente, ma sticazzi. Confido nell'immensità di culo che non mi è mai mancato. Sebbene non si direbbe a guardarmelo.

In questo nuovo posto non posso nemmeno controllare l'email. Questo perchè, mi informano, l'obiettivo dell'azienda che mi ha voluto momentaneamente nelle sue file, è quello di farmi macinare come un mulino, diomugnaio. I responsabili blaterano come ossessi di bilanci e target, cercando di rendermi partecipe del loro entusiasmo. Mi adeguo mostrandomi intrappolato nella loro ragnatela di numeri e strategie. La colossale azienda, mi comunicano, esige di chiudere l'anno commerciale con un fatturato da paura, a spese di un misero pezzetto di esistenza dell'annoiata plebaglia, scelta e selezionata.

Però, le alte sfere invisibili di questa putente azienda, dimenano per aria un osso di straordinari, più una bistecca ricca di sesti giorni lavorativi. Ovviamente io, randagio e disperato, mi elevo in posizione eretta, scondinzolante come un barboncino da circo.

Giunto al quinto giorno lavorativo, in questa pazzesca azienda, ho già disintegrato quel residuo di parvenza di attività sociale, creativa e sessuale che possedevo. E pensare che mi sono motivato a tutto ciò illudendomi di poter bighellonare fino a tardi, con questi turni alla scordati che esisti. Dopo otto ore davanti ad un monitor e un miliardo di click, la sera mi riesce solo di crollare sul divano, completamente vestito. Quindi mi sveglio in tempo per non morire assiderato [accendere il riscaldamento? tzè], tipo alle tre o alle quattro di notte, con la tele a palla su una qualche televendita. Due o tre notti fa mi son ridestato su quella delle cento canzoni italiane più belle di tutte i tempi. Ero lì, quasi a metà del muoriveglia, più sul muori che sul veglia, e odo; un cuore matto che ti ama ancora... e vabbe'. Poi; lasciatemi cantare con la chitarra in mano... e mph... vabbe'. Ma su un gatto giallo con gli occhi blu... e no, qui si esagera.

Mi trascino tra conati di vomito, duro e tinco [e profumato] come un totano findus, spargendo i miei veli lungo il percorso verso il gelido talamo. Tonf... Quando sono pronto, ma non del tutto, per mollare giù le zampe dal letto, è nuovamente tempo di salire sull'auto. Obiettivo: l'obiettivo della importantissima azienda. Uguale: un osso e una bistecca. Gnam.

Mi sorprendo di come io riesca a sguazzare in questa situazione che, me ne rendo conto mentre ne scrivo, può risultare un tantinello triste e squallida. Ma ho la fortuna di subire il fascino di tutto ciò che è vagamente squallido [esclusi gli ex, ché leggono e poi si offendono]. E alla fine questa qui, è una passeggiata.

Mi sono tanto lamentato, dove stavo prima, che questa piove come una punizione divina. Ché io sono uno dal forte senso della giustizia. Tutto quello che ne sta scaturendo, ansia, debilitazione fisica, appiattimento emotivo, è pura adrenalina per me. Infatti nell'open space di questa grande azienda, rido e sparo minchiate tutto il tempo. I pochi colleghi coi quali sto legando, sono fuori come dei citofoni oppure si fanno endovene di canfora. Gli altri invece mi evitano o mi scrutano inquietati, tenendosi a debita distanza. Tra essi ci sono anche il mio fidanzato ed il mio amante...

Succede spesso che quando arrivo in un nuovo posto, trovi solo un fidanzato. Ma this time ho deciso di abbattere definitivamente ogni ideale di fedeltà. Quindi: il biondino è per l'amore, mentre il roscio è per il sesso a sangue a go-go. Peccato che, come al solito, loro non lo sappiano. Peccato per loro, ovvio.

A parte il lavoro e il dormire, trangugio ettolitri di caffè e mangio poco e ad orari sballati. Riscoprendo con sorpresa che se non si mangia, si dimagrisce. Ma soprattutto passo il tempo ad osservare incuriosito ciò che a me pare follia, in questo microcosmo dentro il quale mi sono catapultato. Un campionario umano affascinante. Di cui, a contrario dell'ultimo precedente, non farò certo in tempo a stancarmi. Ché qui i casi sono due: o mi usano & gettano, oppure… boh, non ricordo.

Salut à tous.



artist: Soul Coughing - song: Super Bon Bon
ditato da: IlDitoArCulo alle ore marzo 10, 2008 14:17 | Link | commenti (26)
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lunedì, 03 marzo 2008


Destare preoccupazione nel prossimo è un piacere imbarazzante. Imbarazzante specie perché non si desidera mettere in allarme nessuno. Quindi sospendo la ricerca della corda giusta [vedi in grado di reggermi] e mi accingo a sintetizzare [una bestemmia, questo verbo tra le mie dita] di questi primi giorni sotto quell'ala di avvoltoio che è la disoccupazione. Troppo goduriosa per suicidarsi.

Non farei mai riferimenti, neppure lontanamente vaghi, a situazioni di grande disagio e difficoltà. Anzi: quando sono very very down tendo piuttosto a scrivere di minchiate [consapevoli, intendo] che esulino q.b. dai cazzi prettamente miei. Quando mi sento invece più pazzo e gaio, che poi è semplicemente quando non arriva abbastanza ossigeno al cervello [o forse visto la spazio disponibile si satura di ossigeno fino a crearvi delle falle] scrivo dei cazzi miei nel modo tipico di chi se ne proclama fuori con il tronco inferiore immerso. Ma almeno la testa è fuori.

Ci sarebbe più da preoccuparsi quando scrivo minchionate, insom... scusate, squilla il cell.

Comunque grazie a quei quattro gatti [sempre voi, ecchennoia] che mi hanno tempestato di chiamate, messaggi di preoccupata e sentita partecipazione. In realtà stavo, ricordo, a casa di quella frocetta imprigionata in un corpo di femmina che è la mia ex collega klitoridea. Insieme si era andati ad un colloquio per un nuovo lavorone [un ricco mese di contratto per un grandioso back-office a ben mille euri e spiccioli] che ci vedrà con ottime probabilità di nuovo gomito a gomito. Non è facile rinunciare alla propria collega klitoridea, del resto.

Si stava quindi a casa sua, in compagnia di nato, giunto da Monaco per trottolare impazzito in giro per la capitale. L'energia tutta genuina [beato lui] di questo soggetto dovrebbe diventare materia di studi scientifici. Quindi, fra spipacchiate e pizza bianca con la mortazza e altre prelibatezze very light & fitnesss, ricordo che si è finito a parlare di ginnastica della figa. Questa cosa delle contrazioni frena-piscia-frena [fregna] durante il rilascio delle urine, che ridona tono ed elasticità a quella cosina fatta di labbra di diverse dimensioni, mi ha lasciato affascinato. E la cosa grave, è che non capisco il perché.

Forse, una volta compreso, mi preoccuperò anche del futuro.
ditato da: IlDitoArCulo alle ore marzo 03, 2008 19:29 | Link | commenti (21)
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