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Il Dr.Psycho dice che sono una merda
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giovedì, 28 febbraio 2008

I'll be back soon.

[pare-credo-spero]
ditato da: IlDitoArCulo alle ore febbraio 28, 2008 15:00 | Link | commenti (19)
dito/i:mellino
mercoledì, 27 febbraio 2008

Qualcuno sostiene che il festival di Sanremo non abbia nulla a che fare con la musica. Invece, secondo me, c’entra eccome. È la cartina tornasole della situazione musicale, e non, di questo paese. Una torta industriale e indigesta, eppure allettante considerato in quanti si scannano per la sua spartizione. Poi vedi due cagne, una che scodinzola scomposta sul palco, ed una che abbaia noiosa seduta su uno sgabello, per scoprire che hanno, nientemeno, vinto le selezioni di un’accademia musicale. In linea teorica dovrebbero rappresentare la crema, il meglio.

Qual è il concetto di meglio, nella musica? Me lo chiedo spesso, pur di non annoverarmi tra coloro che hanno la puzzetta costante sotto al naso. Giungo persino a mettere in discussione la mia incapacità di apprezzare la poesia [a detta di un noto critico] della canzone della Tatangelo. Sarà la presa di posizione tipica di un odioso snob che si erge sopra tutto e tutti?

Il gusto musicale, in effetti e per fortuna, esula da criteri oggettivi. Il fatto che la Berté sia considerata da qualcuno una grande artista ne è prova palese. Però è anche vero che a me di Celine Dion o di Andrea Bocelli che loro sì che voci e loro sì che son cantanti interessa quanto il prossimo calcio mercato. Però, ad un certo punto uno pensa eccheccazzo. Perché la stessa merda? Mica lo stesso odore, poi. Si provi a mettere della merda in un contenitore ermetico, e poi riaprirlo una volta l'anno.

Alla fine con un occhio ancora mezzo aperto e stoiche orecchie, seguo la canzone dei Tiromancino e resto quasi colpito. Quasi; mica del tutto. Ripensandoci… ma sì, chiaro: dopo la grande meneguzza, le cagne accademiche e l'immenso minghione, quasi quasi 'sto Little Tony... ti dirò.

Tutto torna osservando sul tavolo il mio ultimo cd acquistato.





artist : Goldfrapp - song : Road to somewhere
ditato da: IlDitoArCulo alle ore febbraio 27, 2008 12:15 | Link | commenti (19)
dito/i:medio, mignolo
lunedì, 25 febbraio 2008


Questa foto non c'entra mezza sega, ma mi piace.

Eccomi entrato ufficialmente nell'ultima settimana di quella che, d'accordo con la mia collega, ho definito, sui livelli lavorativo ed umano, un'esperienza degradante. Ma non voglio spendere troppe parole e tempo in merito. Certo è che mi toccherà accettare un nuovo lavoro. Preciso che le possibilità non mancano, così i ditolovers non si preoccupano troppo.

Ficco le mani dentro il sacco colmo di pensieri raccolti e sparpagliati nel corso del uicchènd appena lasciato alle spalle.

Vaffanculo. Cretino. Coglione. Stronzo. Mannaggia a me.

Questi erano cinque pensieri sparsi, poi raggruppati sotto un'unica directory nominata Porchiddèi.

Dunque la Rai - Radio Televisione Italiana - ha intenzione di pretendere il versamento del canone anche da parte di tutti i possessori di pc e di videofonini. Mah... cara Rai - Radio Televisione Italiana - ah ah ah. Magnate 'na merda.

Poi, sul blog di rafeli, trovo un link che prima mi fa ridere, ma che poi mi fa sgridare me stesso per tutto quel ridere, ché non c'è proprio un bel niente da ridere. E qui ti voglio, cara la mia Rai - Radio Televisione Italiana, che ti fregi di essere televisione di servizio per il popolo. Perché il servizio che offri, lasciamelo dire, mi fa personalmente cagare. Mi sembra quello di un antipatico cameriere con la forfora, che sputa nel mio piatto e, all'uscita, mi ringrazia per la mancia con uno sgambetto.


Sull'antiabortista viscido e ciccione sarei giunto a possibili conclusioni, che però temo sia il caso di non rendere pubbliche su questo blog. Posso solo dire che riguardano una sua parente molto stretta... porella.

Un pensiero da squagliamento: preferisco il polline a questa pasta di pongo nero che si appiccica e diventa dura come un sasso. Uffa.

Un pensiero post squagliamento: ... [n.p.]

Ho rimesso su il cd con la ricca e certosina selezione musicale scelta per il party di dicembre scorso. Complimentoni a me. Peccato giusto per qualche scivolone nel karaoke on the dancefloor, Carrà in primis. Sulla quale non posso pronunciarmi, sennò quel ricchione della mia collega mi spara tre colpi di clitoride in fronte. Paura.

 
ditato da: IlDitoArCulo alle ore febbraio 25, 2008 17:07 | Link | commenti (16)
dito/i:indice, medio
venerdì, 22 febbraio 2008

Protagonista della complessa notte appena trascorsa, è stato il fantasma pedante del filetto di baccalà [pastellato + fritto = bbono] che ieri sera mi ha sedotto dalla vetrina di una gioielleria sulla Colombo, e che la mia collega mi ha generosamente offerto. 1 filetto di baccalà + 1 etto e mezzo di mortazza [tajata fina fina fina] + 4 ciabattine = 6.50 euri. Leccate di culo dei gioiellieri in omaggio. Anyway, il filetto mi si è appoggiato su una spalla e lì mi ha cazziato tutta la notte fino allo spietato verdetto finale: il tuo fegato è stato nominato.

A proposito. Qualche giorno addietro ho avuto la sventurata idea di soffermarmi su un quotidiano del grande fratello, e ho sgiaguratamente appreso dell’esistenza di un essere tra i più ributtanti da me mai visti. Una mostruosità che si può riassumere nella  giovane e molto malriuscita copia di Mike Buongiorno, con la voce e la parlata di quel nano là; quello del puppolo della libertà. Visto qualche altro partecipante, ho tanto desiderato di essere abbastanza ricco da potere dirigere una intiera flotta di elicotteri su Cinecittà, e lì propagare merda con generosità.

Ieri sera, poi, mentre tornavo a casa, sempre con il baccalà blaterante sulla spalla, non realizzavo il percorso del bus. Mi abbioccavo e mi destavo col risucchio del filo di bava che già mi scendeva sul lato verso il quale piegavo la testa, più il panico di avere oltrepassato la mia fermata. Avessi saputo quale fosse. Che poi, giunto a casa sono rovinato al suolo, come trafitto da un aeroplano. Mi sono addormentato con sottofondo di tenere frasi all’aroma di pesce: e il fritto non dovevi, e il fritto ti fa male, e mmo’ so’ fegati tua. E soprattutto ricordati di puntare la sveglia.


Come?... Che hai detto?... Puntare che?… 


Stamattina mi sono svegliato mentre avrei dovuto essere da venti minuti in ufficio. Il baccalà era ancora lì sulla spalla, ronfante, con la testolina penzolante e il rivolo di bavetta che colava giù da un lato del becco. Uh, anche tu. Un cazzotto in testa come con i conigli e via. Sciòpa. Una parte l’ho riposta nel mio portabaccalà di fattura pakistana, l’altra l’ho avvolta nel cellophane e l’ho portata in omaggio alla Regina, che ne è ghiotta e affamata più di me.

E poi sono andato al lavoro. E poi eccomi qui. E poi thanks god it's friday.



artist : Squeeze - song : Pinocchio
ditato da: IlDitoArCulo alle ore febbraio 22, 2008 14:30 | Link | commenti (25)
dito/i:pondulo, illice, trillice
mercoledì, 20 febbraio 2008
[segue dal precedente post]

Nel precedente post ho omesso un dettaglio non trascurabile; il rhum calabrese che sfrecciava a tremila km orari lungo il circuito angiologico. Grazie ad esso ho irretito nuovamente il maledetto. Ricordo, ahah, che non appena rispostogli a quel ciao e riconosciuta la sua schiena, gli ho gridato uè, vieni qui. Ma la musica deve avere coperto il suadente invito, oppure il maledetto ha fatto il vago. Cosa che sembra riuscirgli bene.
Maledetto. 

Chimica, chimica, chimica eccetera. Sono uno che alla chimica, orcoddue, cazzo se ci crede. Peccato che io riveli la dimestichezza della massaia imbranata che mischia l’acido muriatico con l’ammoniaca e la varechina. Ma è la chimica ad avermi offerto tra le più rare ed indomite prove di coraggio. Come quella sera in cui, dopo avere mescolato sapientemente il cif con il vim, il maledetto ed io ci sedemmo sui gradini del minicinema, per un ultimo round di birra e baci. Fu lì che, guardandolo dritto negli occhi fui capace di tanto: ci scambiamo i numeri?

Ecco, lo ricordo come fosse ieri, e tale lo ricorderò persino in punto di morte; i suoi occhietti verdi [verdi?] che si abbassarono, il suo bellissimo sorriso che si piegò in una curva di imbarazzo, e quella malefica frase assassina-entusiasmo: preferisco di no. C’era anche Nato, quella sera. Lui forse ricorderà gli effetti terribili dovuti a quel trauma. Un vero e proprio attentato al mio ego chihuahua. [Mi piace la parola chihuahua. È la seconda volta in pochi post che la utilizzo. Chihuahua.]

Però. C’è un però. Uno spiraglio; la speranza tipica da sala di rianimazione. Ci si dà ipotetico appuntamento per la riapertura, di lì a breve, del famigerato venerdì al Circolo degli Artisti, serata culattacchiona assiduamente frequentata da entrambi, ma che mai vide l'un l'altro scorgersi. Paradosso fu quel venerdì di settembre, non appena entrato in una sala di quel locale, trovarlo all'istante, appartato in un angolo, solo e piuttosto pensieroso. Non aveva un’aria particolarmente gioviale. Sicché, dopo pochi convenevoli, mi seccai come un calzino nell'essicatoio. Il chihuahua cominciò ad abbaiare: cazzo fai ancora qui? Lascialo cuocere nel suo brodo, questo pollo impunito. Raggiunsi quindi il gruppo dei miei amici, fingendo di dimenticarlo. E fanculo.

Lo ribeccai in chat, mesi dopo. Vidi le sue foto e ancora chimica, chimica, chimica eccetera. Improntai un approccio morbido alla ma guarda chi si rivede. La sua risposta parve impregnata dell’ entusiasmo tipico da rata del mutuo scaduta. Il chihuahua [ecco il titolo per il post] abbaiò ancora più istericamente. Not reply. E fanculo once again.

Successivamente solo casuali e fugaci occhiate nel marasma generale, con saluti da mezzo nanosecondo e quel pensiero di sempre, però strozzato. Chim. Infine la rimpatriata casuale di venerdì scorso. Lo inizio a pedinare nel labirinto, con sottofondo mentale alla profondo rosso. Giunti al crocevia da me designato lo stringo alle corde. Chimica, chimica, chimica eccetera. Poi le nostre sigarette al buio, l’accendino puntato sul suo tenero disagio. Ci congediamo sulla strada con un rapido bacio a stampo ed un ciao a spalle, questa volta le mie, di nuovo voltate.

Maledetto... e tu zitto, chihuahua di codesta minchia.



artist : the Sugarcubes - song : Chihuahua
ditato da: IlDitoArCulo alle ore febbraio 20, 2008 10:00 | Link | commenti (39)
dito/i:indice, anulare, alluce
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