Di norma, al cruciale quesito, rispondo un po' da annoiato snob, che non lo so, non faccio mai piani; sarà una serata come le altre, con gli amici di sempre, o forse no, tanto che cambia? Ebbene; quando dico cazzate succede che talvolta lo ammetta. Quindi: cazzate. Penso ai miei numerosi capodanni e mi ritrovo legato a molti di essi da ricordi spesso assai forti, belli o meno belli che siano. Da quello trascorso in due ad imbellettarsi in una stanza di albergo a Pisa, a quello sempre in due, su un camper tra le pozze termali di Viterbo. E ancora quello in tre, in una piccola stanza con le due persone alle quali, tignoso, non volevo rinunciare. Quello in giro in macchina per Milano, quello in una triste discoteca ghéi di Padova, quello con protagonista quell'uomo che cercò di dividermi dalle persone che più amo. Insomma una serata come le altre un' emerita minchia.
Capodanno è... vediamo se trovo qualcosa di béllo e vagamente poetico... il... rintocco a gran festa del nostro scadenzario esistenziale [vabbeh]. SDONG. O SDENG. Non trovo un'onomatopea adeguata. In ogni modo arriva, ed è lì per ricordarci che il tempo passa, e non di certo inosservato, per quanto si ostenti sufficienza nei suoi riguardi. E le sensazioni legate a questo scorrere che si strozza, per una notte, in scintillanti fragori di festa e luci, sono come marchi a fuoco [muuu]. Sotterraneamente scorrazza invisibile, un pulsare di emozioni, ricordi, aspettative, progetti e bilanci. Anche se non si vedono, sanno nuotare bene nell'alcol, e non temono nessuna luce accecante o rumore assordante.
La scorsa notte non sono riuscito a chiudere occhio. Succede. Durante il varietà di mille pensieri pippolosi [da cui, sopra, un sunto], mi sono alzato per bere, pisciare, ribere, ripisciare e così via. Allorché mi son detto ma uno che non riesce di addormentarsi può solo e per forza bere e pisciare? Quindi mi sono posto in posizione eretta, inventandomi regista di cellclip. Ingredienti: poche idee, confuse come le mensole e gli scaffali di casa mia, un unico piano sequenza, una canzoncina che veste la notte come un guanto della misura perfetta, et voilà...
Per chiudere. Un capodanno indimenticabile è quello che mi portò a salutare un anno per me difficile, quanto irrinunciabile. The twothousandandthree. Ritrovarlo nel libro di Mas, raccontato da occhi che non sono i miei, vissuto e sentito da un cuore che non è il mio, ma che al mio sento tanto vicino, mi ha messo voglia di condividerlo con chi legge questo blog. Nella traduzione mi sono concesso più di una licenza [naturalmente nulla riguardo le splendide parole tributatemi eheh] costretto dal mio inglese scricchiolante ed incerto. Ma direi che lo spirito originale sia rimasto pressoché intatto. Buona lettura. [dovete cliccare sul foglietto qua sotto].
E Buon Anno.
dito/i:indice, mignolo









Gli eventi tendono agguati. Questo l'ovvio destino di chiunque viva. A pezzi, alle stelle, in bilico. Oppure puntellato su pochi e riconquistati appigli. O piuttosto soddisfatto nel credere all'inutilità di tutto quel cercare. Ché è da idioti pensare di trovare risposte a tutte le domande che istericamente ci si pone. 
