prot
Utente: IlDitoArCulo
CheNoiaCheBarbaCheNoia...
Iniziative Ar Culo




archivio ar culo
diti ar culo
links ar culo
bottoni ar culo
  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder
counter ar culo
visitato *loading* volte

Foto Ar Culo
www.flickr.com
This is a Flickr badge showing public photos from archiviodellapatata. Make your own badge here.

Gemelli Ar Culo




Maialini Ar Culo

Il Dr.Psycho dice che sono una merda
Scopri cosa dice di te su http://psycho.asphalto.org/test/.

lunedì, 31 dicembre 2007
Quando, solitamente intorno a novembre, se non prima, comincia a serpeggiare l'annosa questione del Capodanno, vengo colto da un disagio simile ad un attacco di dissenteria in pieno Sahara. E so di cosa parlo. Ma credo sia solo perché ci sia ancora l'ostacolo dell'iceberg di merda del natale da superare.

Di norma, al cruciale quesito, rispondo un po' da annoiato snob, che non lo so, non faccio mai piani; sarà una serata come le altre, con gli amici di sempre, o forse no, tanto che cambia? Ebbene; quando dico cazzate succede che talvolta lo ammetta. Quindi: cazzate. Penso ai miei numerosi capodanni e mi ritrovo legato a molti di essi da ricordi spesso assai forti, belli o meno belli che siano. Da quello trascorso in due ad imbellettarsi in una stanza di albergo a Pisa, a quello sempre in due, su un camper tra le pozze termali di Viterbo. E ancora quello in tre, in una piccola stanza con le due persone alle quali, tignoso, non volevo rinunciare. Quello in giro in macchina per Milano, quello in una triste discoteca ghéi di Padova, quello con protagonista quell'uomo che cercò di dividermi dalle persone che più amo. Insomma una serata come le altre un' emerita minchia.

Capodanno è... vediamo se trovo qualcosa di béllo e vagamente poetico... il... rintocco a gran festa del nostro scadenzario esistenziale [vabbeh]. SDONG. O SDENG. Non trovo un'onomatopea adeguata. In ogni modo arriva, ed è lì per ricordarci che il tempo passa, e non di certo inosservato, per quanto si ostenti sufficienza nei suoi riguardi. E le sensazioni legate a questo scorrere che si strozza, per una notte, in scintillanti fragori di festa e luci, sono come marchi a fuoco [muuu]. Sotterraneamente scorrazza invisibile, un pulsare di emozioni, ricordi, aspettative, progetti e bilanci. Anche se non si vedono, sanno nuotare bene nell'alcol, e non temono nessuna luce accecante o rumore assordante.

La scorsa notte non sono riuscito a chiudere occhio. Succede. Durante il varietà di mille pensieri pippolosi [da cui, sopra, un sunto], mi sono alzato per bere, pisciare, ribere, ripisciare e così via. Allorché mi son detto ma uno che non riesce di addormentarsi può solo e per forza bere e pisciare? Quindi mi sono posto in posizione eretta, inventandomi regista di cellclip. Ingredienti: poche idee, confuse come le mensole e gli scaffali di casa mia, un unico piano sequenza, una canzoncina che veste la notte come un guanto della misura perfetta, et voilà...



Per chiudere. Un capodanno indimenticabile è quello che mi portò a salutare un anno per me difficile, quanto irrinunciabile. The twothousandandthree. Ritrovarlo nel libro di Mas, raccontato da occhi che non sono i miei, vissuto e sentito da un cuore che non è il mio, ma che al mio sento tanto vicino, mi ha messo voglia di condividerlo con chi legge questo blog. Nella traduzione mi sono concesso più di una licenza [naturalmente nulla riguardo le splendide parole tributatemi eheh] costretto dal mio inglese scricchiolante ed incerto. Ma direi che lo spirito originale sia rimasto pressoché intatto. Buona lettura. [dovete cliccare sul foglietto qua sotto].

Miss Expatria-Capodanno2004

E Buon Anno.

ditato da: IlDitoArCulo alle ore dicembre 31, 2007 14:14 | Link | commenti (24)
dito/i:indice, mignolo
venerdì, 28 dicembre 2007
Cosa sono i ciccioli? Una brutta roba, della quale mi sfugge qualsivoglia senso. Una davvero brutta roba che ogni volta che mi si tenta di spiegare cosa diavolo [e perché] siano, il mio cervello va prima in tilt, poi in reject, infine in reset. Il perchè dei ciccioli che cicciano e ricicciano con prepotenza all'ombra delle delle due torri, sotto il periodo natalizio, non lo capirò mai. Un po' come i cardi, altra usanza gastronomica del natale bolognese, parenti sgorbi e scialbi dei carciofi. I ciccioli però, sono davvero troppo. Ogni volta che li sento nominare o li vedo [mo' gradisci dei zizzoli?] inorridisco associandoli ad un piatto di nei di Bruno Vespa. E secondo me, qualora i ciccioli parlassero, avrebbero la voce di Bruno Vespa. Brrrr. Per i coraggiosi che volessero approfondire, leggere qui.



Togliamoci un altro sassolino dalla scarpa. Durante le mie passeggiate quotidiane, immerso nell'umido zagno bolognese, sono stato preda, più di una volta, di barbari istinti. La spiegazione sta nel contributo visivo qui sopra. In prima istanza ho desiderato il possesso immediato, illegale, di una pistola. Poi pensato alla fabbricazione seduta stante, di una molotov artigianale. Indi, pentito per tanto efferata crudeltà di pensiero, ho fatto un bagno di spirito natalizio, istillandomi di un qualche gentil pensiero. Come ad esempio l'accessoriare lo sciagurato con qualcosa che potesse contribuire al lenire, allo scaldare tutta quella solitudine così gelida e appesa. Ma sono accessori che costano [e valgono] troppo. [Comunque io non me li posso permettere]. [Giusto per chiarire].

Quest'anno ho superato il limite dello schifo, che pensavo di aver già raggiunto negli anni passati. Ho grufolato come una scrofa per tutto il tempo. Risultato, oltre ad un incremento di peso che MAI penserò di verificare, ho assunto le sembianze di un incrocio tra un barracuda e un mammooth. La mamma, che è pur sempre una mamma e  vede sempre figghiusujo sciupatello e deperito, ad una certa mi ha sequestrato il cestino della frutta secca, riprendendomi con tono grave e severo: ti fa male mangiare così tanto! E ricordati che col fegato non si scherza, con quello che hai avuto! Fa riferimento ad una modesta epatituccia contratta nel lontano 1994, per la quale vinsi un soggiorno da un mese presso la pregiata beauty farm Sant'Orsola di Bologna. Volete dimagrire? Epatitezzatevi. Io persi ben 15 kg. Il mio partner dell'epoca, dopo quasi tre anni, fece finalmente la conoscenza delle mie costole.

Durante il pranzo di Santo Stefano ho avuto una bella discussione accesa con mammà, circa il rapporto controverso e un po' incrinato con la sua migliore amica. La mia mamma è la persona più buona del mondo, ma anche ad irragionevolezza non scherza. In questo ci somigliamo tanto. Come se gli irragionevoli lottassero per l'esclusiva sulla dissennatezza. In ogni caso, la sua migliore amica è un bel donnino dall'infinita energia e dalla dimora sempre lustra e perfetta. Una che gli acari, quando la incontrano, crepano di infarto. Infatti, quando vedo casa dei miei più pulita del solito, chiedo se è appena passata la Vittoria [questo il suo nome è] a prendersi un caffè. La Vittoria è una che pulita casa, e cucinato per il marito va a guadagnarsi da vivere nei bingos. Natale dello scorso anno vinse quasi 4000 euro. La scorsa settimana ne ha vinti solo 300. La Vittoria pare sia una alla quale arrivano i premi a casa, senza aver nemmeno partecipato ai concorsi. In realtà, spiego alla sempre più sconsolata madre, comincia anche lei [la Vittoria]
ad avere una certa età; potrà vincere tutti i concorsi, binghi e tombole che vuole, ma qualche colpo lo deve perdere pur'ella, por'ella.

Al pranzo di Santo Stefano ha presenziato anche la consuocera di mammà. La signora Virginia. Costei, giusto per un cicciolo non mi ha soffiato il titolo di mandibola di acciaio. Ha, come si dice in gergo, spazzolato con regia disinvoltura ogni portata presente, fino alle due belle e spesse fette di panettone sul finale. Lì però, HA!, l'ho sconfitta lanciandole il guanto di sfida, con l'apertura superba di una scatola di assortimento di praline. Tradita da un malcamuffato rigurgito, la vecchiarda ha gettato la spugna. Alla terza praline, ammetto  però di essere stato stato colto da nausee da terzo mese. Mammà, a quel punto, mi ha sequestrato la scatola. [Grazie mammà].

La Virginia è una donna altera e colta, che parla molto affettato, conferendo alla bocca la tipica postura detta a culo di gallina. Vanta inoltre una favolosa caratteristica: quella di ronfare beatamente seduta, tra una portata e l'altra, e di destarsi [previo colpo di tosse di sua figlia / mia cognata] con invidiabili aplomb et nonchalance, e riprendere la dissertazione da minimo tre o quattro paragrafi precedenti. Grande è stato il pathos al momento del suo regale ingresso; tra le sue mani il dono di una finissima composizione di vischio con dentro una zuccheriera (?) in finerrima porcellana decorata. La mia mamma, che ha il tatto e l'eleganza di una gorillessa afrigana con la g, ha ringraziato declamando che ormai ho una collezione di zuccheriere; lassù [indicando la parte alta della vetrinetta colma zeppa di ninnoli e gingilli, tra cui svariati cignofarfalloidali] è pieno; tra un po' non saprò più dove metterle. comunque grazie, non si doveva disturbare. Io, il fratellone maggiore e il nipot'astro abbiamo scosso la testa in perfetto sincrono, e abbiamo fatto un allegro brindisi alla fucilazione del bon ton.

A proposito del nipot'astro; apprendo, tra un burp e l'altro, che questo adolescente in leggero sovrappeso e prossimo all'acnedevastazione, è nientemeno che polistrumentista [voce, chitarra, basso, tastiera e prossimamente batteria] in una band, che è stata persino contattata da un'etichetta indipendente. Al momento danno concerti in piccoli locali, di sole covers che spaziano dai Led Zeppelin ai Nirvana, uau. In tempi più recenti sono dediti anche alla stesura e composizione di pezzi inediti, uau again. Sì sì, sono fiero del mio nipot'astro.

Chiudiamo giusto appunto in musica. Non potevo astenermi dal rituale raid presso Nannucci, per gli usuali acquisti nel reparto abbiamo venduto tre copie, ti prego compraci la quarta. È andata di lusso anche stavolta, con un compilation di musica downbeat, un tipaccio che fa rock-reggae, una bravina band italiana emula di tremilioni minimo di altre bravine bands, un altro italiano che fa roba forse ambient o forse boh? Finally, la compilation di una piccola etichetta con dentro cose sconosciute almeno quanto interessanti. Tra cui questa canzoncina, che mi è arrivata subito, stupida stupida e dritta dritta, al cervello. Accattativilla.



artist: Seelenluft - song: Baby Baby
ditato da: IlDitoArCulo alle ore dicembre 28, 2007 13:15 | Link | commenti (20)
dito/i:indice, pondulo, mignolo, illice, trillice
martedì, 25 dicembre 2007

Gli eventi tendono agguati. Questo l'ovvio destino di chiunque viva. A pezzi, alle stelle, in bilico. Oppure puntellato su pochi e riconquistati appigli. O piuttosto soddisfatto nel credere all'inutilità di tutto quel cercare. Ché è da idioti pensare di trovare risposte a tutte le domande che istericamente ci si pone.

Istinto, fato, fortuna, iella. O forse il reale, concreto stato delle cose? Quale risposta potrà mai soddisfare? Tanti tasselli lì, pronti da incastrare, eppure uno sempre mancante. Il bello [per modo di dire] sta nel non trovarlo mai. Ma tutto questo, pure, tuona come una risposta.

Al di là di tutte le precarie logiche o insussistenti illogiche, si può sempre ridere. Si riesce sempre di ridere. Si può anche pensare, che so... che ciò che non uccide fortifica. O ancora che il dolore nobilita. Gettando la carta del bacio perugina mi chiedo: dolore? Qualsiasi cosa sia o sia stata, mai nulla che mi abbia portato a star male fino a compiere gesti eclatanti. Solo pallide e squallide simulazioni. Da vergognarsi. In realtà, ah ah, mi rodeva solo (e tanto) il culo. Perché quando le cose vanno come vanno, e non mi piace come vanno, cristo se mi rode. E quando mi incazzo, sì ok, sto pure male. Ma è il male del serpente cretino che si morde la coda. Mordi e mordi, a un certo punto la coda si stacca.

Oggi. [Ieri]. Oggi giravi per questa città. Godevi, tu campione di nostalgia, delle ripetute suggestioni pronte a farti cucù dietro ogni angolo. Angoli che offrono tenero ricovero ai ricordi. Cullato dall'idioma, incantato dai lauti sorrisi di un mondo che ti appartiene da sempre. Tutto talmente splendido al punto che, puntando il naso insù, alla vista di quel cielo così bianco e di marmo, ti sei persino preoccupato. Poi hai riso di te. Cioè: se oggi nevicasse sarebbe troppo perfetto. Troppo... ecco, appunto... piantala perciò, sciocco.

Poi, frastornato da cotanta grazia, non ti curi più di nulla. Fluttuante nel leggero vuoto ti culli. Godi, taci e ti culli. Briscola, tresette e scopa. I tuoi vecchietti sempre più fragili. Poi il drìn, e una palla di neve giù per la schiena. Volevi la neve, volevi. Scendi dall'altalena e il nome lampeggia assillante sul display. Il nome lampeggia, l'altalena continua ad oscillare vuota, le carte cadono sul tavolo. Tutto il resto è paralizzato. O forse corre talmente a mille che nemmeno te ne accorgi. Gli effetti dell'eccesso e dell'assenza sono gemelli, o perlomeno parenti stretti.

Senti di nuovo quella voce che hai, prima o poi, aspettato di risentire. La palla scivola lungo la schiena, liquefandosi. Ma nella giostra del déjà-vu frasi e circostanze si ripetono. Fortuna che quando si ha il vantaggio di conoscere bene il nemico, si può scegliere con freddezza come arrendersi. Puoi persino farlo ridendogli in faccia. Ecco, bravo; ridi, ridi. Ma poi chiudi.

Torni ad inserirti con precisione millimetrica nel ritmo che avevi abbandonato. Ad accoccolarti in quella culla dalla quale eri bruscamente caduto. Briscola, tresette e scopa. Sorrisi e gesti familiari. Già che ci sei dai pure un'occhiata fuori,al cielo... e no, non nevica...

Sciocco.

ditato da: IlDitoArCulo alle ore dicembre 25, 2007 17:17 | Link | commenti (28)
dito/i:indice, medio, anulare, mellino
venerdì, 21 dicembre 2007


La foto qua sopra è stata scattata durante la mia prima estate al mare. Bello, spensierato, sorridente. Uno spettacolo. Ero Buono, socievole e simpatico dice sempre la mia mamma. [Aggiungerei, piuttosto: ancora ignaro dell'infausto destino riservatomi]. Poi sei diventato una palla al piede: frignone, scontroso e difficile. [Ecco, appunto].  Scaviamo.

Baby Finger, come ogni disgraziato che vede la luce a ridosso del Natale, ha goduto lungo l'intera infanzia del beneficio del pacco offerta, più pacco che offerta, dueperùno. Ossia: ne riceve uno, pagato per uno, ma che [mistero della fede] vale doppio. Accompagnato dalla magica e beffarda frase: questo è sia per il compleanno che per natale. I miei fratelli, nati a febbraio e a settembre, non potevano certo conoscere, né capire il senso di rassegnata frustrazione che assaliva il loro fratellino minore. 

Per non parlare del luogo comune secondo cui il più piccirillo di casa sia il più coccolato e vezzeggiato. Ma davvero, e lasciatemelo dir di cuore, 'sto par de ciufoli. Baby Finger, più piccolo rispettivamente di 2 e 6 anni, rispetto ai compagni di cucciolata, subiva ogni tipo di angheria. Specie dal fratello mediano, il quale era un criminale di primissimo ordine, conosciuto e temuto in tutto il circondario. Uno che nella primissima adolescenza sarebbe finito un paio di volte in questura, ove veniva raccolto dal nostro umiliatissimo babbo sbirro. Uno dei due episodi lo vide organizzatore di una gaudente orinata collettiva dal ponte della tangenziale, sulle parrucche di alcuni poveri transessuali al lavoro.

La mia esasperata e trafelata madre [un monumento vivente al martirio delle casalingue …più casa che lingue, temo... purtroppo per lei] non appena odorava segnali di tafferugli con una mano girava il sugo, l'altra la infilava dentro la nostra camera, librando nell’aria vigorosi schiaffonazzi random, alla ndo’ cojo-cojo. Mentre il fratello autocrate e paraculo si faceva scudo con il mio corpo. E siccome all’ idiozia non v’è mai fine, mi incazzavo intentando una sorta di ribellione nei confronti del fratello despota. Puntualmente soffocata da un ricco assortimento di pugni e calci. Seguiva, scattato l’ allarme tafferuglio once again, ulteriore compilation di materni ceffoni random, live from the kitchen. Tutti sullo scudo ovviamente. Come dire; una lieta infanzia sulle dolci e ritmiche cadenze di schiaffonazzi in loop. Povero, piccolo bambino dito. 

Proseguendo oltre, questo rapporto slave-master col fratello dittatore, arrivò a consumarsi fino al completo logorìo, non appena costui entrò nel trip della passerina detto anche del vivalafiga. Io in prima media, lui in terza, ed un paio di fanciulle, tra le mie compagne di classe, delle quali si narravano certe gesta manovalistiche, nei cessi della scuola, che le vedevano alle prese con il gingillume del mio bel [‘na vorta, tiè] fratellone. Seguivano interi pomeriggi in cui ero costretto a giocare, da solo, nel corridoio di casa. La camera che teoricamente dividevamo, puntualmente sequestrata dal sultano tiranno e dalle sue operose e devote odalische. Alle quali, non di rado, facevo pure i compiti. Poi uno dice che diventa frocio. Poi uno dice. 

Tornando alla faccenda regali. Devo dire che attualmente, e oramai da svariati anni, l’ex Baby Finger, riceve dai genitori oggi non più poveri, una busta con dentro del vil danaro, oppure un assegno [mio padre da qualche anno è al fronte, guerra del 15-18, sebbene non fosse ancora nato, mentre mia madre prova una spiccata avversità per quel mistero chiamato bancomat] [e cellulare, e telecomando, e videoregistratore…]. Insomma, ogni volta che apro la busta e sbircio contando il numero dei verdoni o degli zeri, penso che non siano per nulla regalati. Sono semmai il [forse] giusto [e sottolineo forse] risarcimento a tutte le angherie, ingiustizie e sofferenze infertemi in lunghi e spietati anni. [Meno male che la mì mamma non lo legge questo blog]. 

Il 27, indi, tornerò con le tasche [e la trippa] lautamente rimpinguate. Inoltre ho ben centosessantacinque euro da spendere, tra buoni Feltrinelli e Discoteca Laziale, regalatimi per il recente compleanno. Ieri sera mi sono disposto sul tavolo tutti i doni ricevuti, per ammirarli e rimirarli. Dal rotolo di carta igienica in barattolo sottovuoto, all’orologio super hi-tech con pinze memo, al boccione di Jack Daniels, al quaderno-libro idiota sul quale mi perdo durante le lunghe sedute on the bowl, al maglione e alla camicia color cielo, alla sciarpa verdastra, alla felpa fashion, alle bolle di sapone, al dvd della Cortellesi, al rasoio elettrico, al set di alta cosmesi, al porta erbette in porcellana, alla chiavetta ammazza-quanti-ggiga usb, al berretto alla borsalino, alla caffettiera napoletana, alla penna che si illumina e che fa bau. E ancora dolciumi, cioccolata e liquori e tante-altre-cose-tutte-belle-davvero. Insomma è giunta l'era del riscatto. Fuck.

Per chiudere… che faccio? …Lo dico? …Non lo dico? … Lo dico? 

Ci penso fino al sei, va’…
ditato da: IlDitoArCulo alle ore dicembre 21, 2007 11:59 | Link | commenti (26)
dito/i:indice, pondulo, illice, trillice, mellino
giovedì, 20 dicembre 2007


Sembra una vita, ma accadde solo l'inoltrato autunno di un anno fa. Il resoconto di un uicchènd infernale, tipo di quelli che culminano in una di quelle domeniche in cui resti senza soldi, sigarette e ti si fotte pure il bancomat. Anzi, ora che ci penso, proprio un uicchènd di quelli, con proprio una domenica di quelle. Tra i vari commenti resto folgorato da uno. Poi uno pensa che certe cose si scrivono così, tanto per scrivere. E poi si sa che la bloggosfera è piena di cazzari. Ma l'istinto mio bastardo, quello che sovente mi inganna, quella volta mi urlò con accorato vigore che no, questa volta non sto sbagliando, giuro.

Da lì una serie piccola, troppo piccola, di brevi, troppo brevi incontri. Incontri a base di amatriciane o grice, vinello, tabacco e chiacchiere. Pause pranzo polverizzate in un lasso di tempo che pareva durare uno schiocco di dita, dentro il quale si svisceravano rara empatia e chiacchiere torrenziali. Che poi tornavo al mio ufficio felice, ubriaco di vino, chiacchiere e soprattutto sorrisi. E la panza piena. [Ristorante al Simeto - Via Simeto - Roma, zona Via Po/Via Salaria - 1 primo (molto abbbundante), 1/4 di vino, 1/2 acqua, caffè - 10 € - si accettano buoni pasto].

Ieri sera, l'ennesimo incontro dopo i rispettivi lavori, a due passi da casa sua, con due vodka & martini, due vassoi di eleganti stuzzichini e due pasticcini di mousse al cioccolato. E due ore con due miliardi, parola più parola meno, di chiacchiere. E ad un certo punto anche due donne fantastiche davanti a me. Perché non capivo più un cazzo, per quanto ero ubriaco. Doppia visione, doppia gioia. Ricevo inoltre, in prezioso dono, un rossetto rouge allure di Chanel ed un roll-on di glitters. Perché la classe non è mai acqua.

Giù nella metro, sono talmente frastornato e contento che sorrido a tutti. Qualcuno ricambia, qualcuno cambia traiettoria allo sguardo e ai propri passi. Una donnina cinese alta due mele o poco più ride di me mentre, occultato dietro a una colonna, mi sparo le pose con la fotocamera del telefonino. Ti plego tu non lidele di me le dico, poi scoppio a lidele anch'io. Salgo sul treno con una ovvia ebetis paresisorridens. Tutto è bello. E buffo. Buffo e bello. Ma mica è colpa dei due vodka & martini, tzè. Colpa di quei due fantastilioni di sorrisi che mi hanno travolto nel corso di quel denso, intimo e confidenziale bla bla bla. E glu glu glu, e gnam gnam gnam. Che il tempo è volato, ma sono giunto a casa che erano quasi le dieci. Il traffico era congestionato, i bus fermi, e mi sono dovuto fare un bel pezzo a piedi. Tra il traffico buffo e bello, con i fari negli occhi, i clacson nelle orecchie, le gambe per i cazzi loro e le gote congelate. E la bag di Chanel ciondolante gaia, nella mia manona.

Doppio hic.



artist: the Cardigans - song: I need some fine wine and you, you need to be nicer

Compleanni: Oggi
ditato da: IlDitoArCulo alle ore dicembre 20, 2007 13:08 | Link | commenti (19)
dito/i:indice, pollice, pondulo, mignolo, illice, trillice
Wikio - Top dei blogs