<|...Il disco qui a fianco, è in una sola parola meraviglioso. Lo riesumai una sera con Mas, e ne postai qui. La moglie fu poco tenera nei confronti di questa pazza indemoniata che mentre canta sembra sbattersi in un rapporto à trois con pianoforte e sgabello. Ma ieri sera, a coronamento di una giornata perfetta, ho riscoperto questo cd sotterrato sotto quintali di merda [ultimamente sto ascoltando diversi cd da me acquistati e poco suonati; in buona parte dei casi, ho capito perché], facendomi trasportare nel clima vertiginoso, inquietante e vagamente ansiogeno di questa cantautrice mezza cherockee. Essendo scontato che fossi in condizioni come dire... amplificanti?!?, non suggerirei a nessuno l' ascolto in piena epidemia depressiva. A meno che non si ami l' autoflagellazione. Ma io, uauau, sto attraversando un periodo semisplendido; talmente semisplendido che, arìuauau, quasi finisco col crederci.
Ieri mi sono concesso un necessario, non meritato, break dall' ufficio. Lo avevo programmato già dallo scorso uicchènd. Troppo commovente l' idea di una giornata tutta per me, che spezzasse la solita routine di alzabandiera all' alba, di feroci lotte quotidiane con le portiere dei bus, con quel cazzo di impianto di climatizzazione del mio ufficio, senza dimenticare le facce bleah e le copiose tempeste di forfora, che caratterizzano la fantasticissima azienda alla quale scippo lo stipendio.
Il risveglio è avvenuto per cause naturali intorno alle 10:30, con il ritmico accompagnamento del ticchettìo della pioggia sui modulari in plastica del mio balcone. Nulla di meglio che starsene un po' rannicchiati nel letto a stropicciarsi sotto il piumone, mentre fuori piove. Con una buona compagnia, sarebbe ancora meglio, lo so. Ma cercando sempre l' aspetto positivo anche nelle tragedie, penso che il risveglio solitario, metta al riparo dall' imbarazzo del consueto topo morto in bocca. Proprio e altrui.
Dopo una ricca colazione a base di caffè, yogurt e crêpe con marmellata di ciliege, dopo la doccia, la spesa ed il pranzo, ho pianificato una visita pomeridiana alla mia cara banca, che trascuro da mesi e che mi sta tartassando di telefonate affinché mi rechi a porre delle firme sotto dei geroglifici su alcuni moduli che non sia mai ch' io legga con cura. La mia banca si trova, ahno?, a 50 metri dalla Fontana di Trevi, quindi per raggiungere il centro ho preso l' ombrello e il bus 810 da Ponte Casilino. Codesta linea si snoda lungo un percorso turistico, passando per Piazza San Giovanni, il Colosseo e i Fori Imperiali, fino a morire a Piazza Venezia. Solo che ieri, la piazza con la macchina da scrivere, era sotto l' assedio di certi tassisti che protestano per non so cosa e anche per non m' interessa cosa. Prendo un taxi una volta l' anno e ogni volta che pago mi ricordo perché lo prenda così poco [il taxi]. Quindi ad una certa, il bus, ha dovuto deviare per il Circo Massimo, passando per la Bocca della Verità, i due tempietti sul Lungo Tevere dei quali non ricordo mai i nomi [ma so che quelli con cui sono famosi sono erronei], il Teatro di Marcello, fino a giungere dal lato opposto, sulla piazza con la torta nuziale fascista, alle spalle dei tassinari protestatori. Piovevano gocce d' acqua, piovevano colpi di clacson e lunghe strombazzate; ho schivato al pelo un paio di 'taccitua e malimorté. Ma è pur sempre Roma. Ao'.
Finalmente raggiungo la banca fuori orario di sportello. Mi fanno attendere comodamente seduto nella hall deserta, allietandomi l' attesa con un caffè ed un cioccolatino [vecchio]. Poi ho firmato tutto quello che volevano e, dopo tanti cordiali saluti, mi sono riappropinquato verso casa col solo ausilio dei miei piedini e del mio ombrello cinese un po' divelto. Tirava qualche raffica di vento che me lo scappellava [l' ombrello], e nel contempo passava sempre qualche auto che mi spruzzava miliardi di gocce di acqua mista a fango, addosso ed in faccia. Ma se si adora la pioggia, ed io l' adoro, si adora il pacchetto completo. Una volta a casa, giusto per l' ora di cena, mi sono sfrigolato e divorato grasse e succulente spuntature di maiale, che non mangiavo dai tempi della rivolta dei fegati. Quindi ha fatto seguito un sudokino [non è un digestivo] miseramente fallito ['fanculo].
Il resto della serata a scartabellare i miei cd per la colonna sonora del party [yeah] che terrò a metà dicembre. Ci sarà, ecco che il cerchio si chiude, anche questo pezzo di Tori Amos che mi aveva catturato ed ipnotizzato un bel sabato sera di ottobre, in un locale a S. Lorenzo nella foto ivi sotto, con tanto di scrivente tutto a sinistra, anzi no: troppo a sinistra.
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enigma : who's the girl with an electric green eczema on her pretty face?
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Pensavo che quel pezzo facesse parte della sua produzione più recente, al punto che dopo vane ricerche sul gugòl e negli internets, mi ero deciso ad acquistare, proprio ieri, i suoi ultimi cd. Ma la visita in banca e quel segno, che non era il +, sull' estratto conto mi ha fatto desistere dall' insano gesto.
Un po' come quella volta che attraversai illeso a palla un incrocio con stop su una provinciale ad alto tasso di mortalità, qualcosa o qualcuno boh? mi ha salvato. Perché dopo qualche minuto di nenie complesse e rindondanti [bellissime], suoni, tamburi e lai assortiti, parte la base ed io resto per buona metà del pezzo a dirmi no, non è possibile. Felicità. Lo posto qua sotto, nonostante l' audio pessimo. Chi verrà al mio party, se la sentirà sparare bene, da casse decenti. Bye.










