Dimmi caro…
Chemmi dici di Tori Amos?.
…mmmmhhh… non so… lei non mi piace tanto… credo...
Tradotto: non ha mai suscitato in me sufficiente interesse da approfondirne la conoscenza, indi esprimere un' opinione.
Archiviato il caso Joni Mitchell, con parziale assoluzione da parte di Mas (Guardaaaa… ora io rispetto lei come musicista; canta di dio, musica bellissima… pewò!... come persona lei mi fa cagare), sottopongo alla sua attenzione un paio di canzoni di Tori Amos, da dei cd in mio possesso, da immemore tempo nascosti sotto spesse coltri di polvere. Ancora una volta fu la musicofila Regina, una quindicina di anni fa, a propormi questa cantautrice dalla chioma rossa e dall’ aria vagamente indemoniata.
Il disco che consumammo per qualche mese, oltre a bellissimi pezzi decisamente malinconici e struggenti come Crucify o Silent all these years, offriva una variegatura di generi e stili che la rendevano piuttosto affascinante ed interessante. Quando la vedemmo a Roxy Bar in quella che, con ogni probabilità, era la sua prima apparizione sulla tv italiana, ci colpì la postura con cui sedeva al pianoforte, consistente in una ampia sforbiciata di gambe sullo sgabello, con tanto di sbattimento avantindrìo e vorticosi inarcamenti di schiena. N' indemoniata, insomma. Si ipotizzava che, non appena avesse terminato l’esibizione, si sarebbe di certo alzata con lo sgabello attaccato alla patonza, a mo' di ventosa. Col congedo di Red Ronnie: grazie a Tori Amos per essere stata qui!… ehm… sorry, could you leave here the stool, ‘cause next artist needs it too, please?
Sulle note della prima canzone, Mas mi chiede se nel booklet del cd siano presenti i testi; annuendo glielo porgo e lei comincia a seguire passo per passo le liriche. Da quel momento assisto alla trasmutazione del suo volto, dallo sconcerto al più totale smarrimento. Indi comincia ad emettere qualche what the fuck e a dare segnali di insofferenza e sarcasmo. Quando le dico che mi piacciono tantissimo le musiche e la sua voce, ma che non comprendo un cazzz di quello che canta, causticamente lei controbatte: eh! meglio che tu non capisci…
Ma che dice il testo di questa canzone, ad esempio?
Mmmmhhh… disceeee… di giorno di matrimonio di Kennedy e bouvier (me che fingo di sapere cosa significhi bouvier)… uno spara… e poi arriva polizia… allora sua madre la chiama da prato davanti e pregano per… what the fuck?... forza di Jackie…eeeee… poi disce di stickers (adesivi) su scatola di pranzo con foto di Cassidy… e di questa sua amica che è in clinica perché anoressica…eeeeee poi… lei si è persa in giorno di suo matrimonio… e la polizia è venuta… ma… what the fuck… le vergini hanno sempre backstage…non importa se hanno un cazzz da dire…se ami abbastanza mentirai tantissimo… eee…boooh?... e posando il libretto del cd: guardaaaa questa è una merdaaaaa…
Non paga dello spettacolo appena offerto e sofferto, decide di esaminare il testo di una seconda canzone. Immediatamente sbotta con l’ennesimo WHAT THE FUCK!?! e assumendo un’ aria vagamente evocativa legge e decanta: I know what you want / your magpies have come / if you know me so well then / tell me which hand I use… caaazzz... E in un altro sfottò recitativo traduce: io so cosa tu vuoi … tuoi… magpies sono venuti… se tu mi conosci così bene, dimmi quale mano uso… ma… non significa un cazzz!
Cosa sono i magpies?
Magpies… ...ouh… non so spiegare in italiano. Ma guardaaaa …questo testo non significa un cazzz...
…proseguendo nella lettura raggiunge il top del disappunto con Show me the things that I've been missin' / Show me the ways I forgot to be speaking / Show me the ways to get back to the garden / Show me the ways to get around the get around / Show me the ways to button up buttons / That have forgotten they're buttons / Well we can't have that forgetting that… WHAT THE FUCK!?! Traducendo: mostrami i modi che ho dimenticato di parlare… mostrami i modi di tornare al giardino… eeeee… mostrami i modi di abbottonare i bottoni che hanno dimenticato che sono bottoni (?!?) ma che noi non possiamo avere dimenticato… ma che cazzzz!?! …è orribile! Or-ri-bi-le! Daaaaiiii… lei è ridicolaaaa… Sbadigliando: Ohhhh che stanchezzaaa…
Effettivamente è quasi l’ una…dormiams?
Ok, dormiams… … … Tori-Amos… she-sucks!









L’ Oktoberfest, da sempre, non suscitava interesse in me. La birra, oltre a non avermi mai appassionato, ha caratterizzato almeno un paio di esperienze, per me buon consumatore di vodka e vino, poco simpatiche. A sedici anni, in una birreria di via Nosadella, a Bologna, dopo averne sorseggiato mezza pinta, mi alzai dalla sedia, ma in realtà stramazzai rovinosamente tra le gambe del tavolo e dei miei amici. Qualche anno dopo, durante la festa del congedo militare, grazie al malto e al luppolo, presi la sbornia più devastante della mia esistenza. Mi costò almeno tre incessanti giorni di travasi biliari, accompagnati da costante nausea. Lo scorso anno, per finire, mentre saltellavo con stupida disinvoltura ed una birra in mano ad un gaio party, crollai nel mezzo del prato procurandomi un profondo taglio sulla parte anteriore del polpaccio. Taglio di cui mi accorsi quando, nello spogliarmi all’ alba, avvertii un lembo di jeans che si era annidato, intriso ed asciugato all' interno della ferita, staccarsi insieme alla carne. Dolore.
