Heididiqui e heididilà, chi ti becco alla tele per ben due volte, nello stesso giorno? Sì sì, proprio lei: Elisabetta Viviani. Colei che, recentemente l’ ho scoperto, nella sua collana di perle ha infilato oltre a Heidi, La Banda dei Cinque e C’ è (C ’è / questa volta ho paura che c’ è / e non so / se ho la forza di dire di no / proprio qui / una notte di maggio e coraggio / ti ho detto di sì…), una versione da brividi de Il Pescatore di De Andrè. Zompo a pie’ pari la questione artistica (niente di più facile), passando a tessere le doverose lodi al suo sorriso. Radioso ed incantevole abbastanza per riuscire a sostenere certi contesti di certi tristi e ritristi palinsesti estivi. Show basati sulle repliche, delle repliche, delle repliche di mostruosi assemblaggi a base di sarcofagi, fossili, caccole e muffette. Gli interinali di Rai e Mediaset. Esibiscono il vestito della festa, i loro visi imbolsiti, più un’ acquisita o incrementata incapacità di fare la benché minima cosa. Inclusa quella su cui sarebbero basati i loro 15 minuti. Visibilmente emozionati, lì in quella giostra di luci, brandiscono quel microfono, che a stento ricordano come e dove vada tenuto. (Lo so che è di una banalità vergognosa, ma l'ho pensato anch' io.)
Ecco dunque la Elisabetta, col suo meraviglioso sorriso da paciarona brianzola, mentre stonicchia su caprette e monti. Ma con quel sorriso, uno dei più belli ch’ io abbia mai visto, non mi riesce di condannarla. Probabilmente perché ho una cara amica che me la ricorda tanto. Io, forse prima che la cara amica nascesse, a Sanremo '82, quello di C’ è (...con lo sguardo di quella che poi / ecco che / ha deciso già tutto tra noi / e mai più / avrei detto che quello che cerco da tempo eri tu / con quegli occhi di mare più blu... ) tifavo per lei e per Lene Lovich. Potrei dunque dedurne che la cara amica è semplice risultato di una sorta di transfer. Le confesserò il tutto, non appena la rivedrò. Presto, mi auguro, dal momento che lei vive poco sotto quelle montagne che mi aspettano.
Oltre quelle stesse montagne, invece, si trova (sempre a proposito di bei sorrisi e di occhi di mare più blu) quello svaporato di Nato. A lui dedico il video qui sotto, da tempo promessogli. È la testimonianza di una vera, a modo nostro, storia d’ ammmore. Gli ingredienti principali sono piccoli frammenti di una storia tanto recente quanto già apparentemente lontana. Conditi da malinconici arpeggi (Cirilla Corvo ailàviù.) Lo consegno, bello grondante di fradicia nostalgia, a queste pagine. Lassù, sulle vette di quelle montagne, griderò forte il suo nome. Sorvoleranno il Danubio, oltrepasseranno i confini austriaci e una volta assaltato il capoluogo bavarese non potranno che confondersi tra le stordite eco dei suoi pensieri. Pensieri, poi... Vabbe'; sappia che in tutto quel casino ci sono sempre anche i miei, per lui. (...proprio tu / che amore questo amore pazzo tu / proprio tu / e gira tutto il mondo / e in testa tu / solo tu / l'amore vero non si spezza più / solo tu / ti stringi più vicino / in due sul mio cuscino / sognando la campagna / il sole il grano l'uva bianca e il vino...) E adesso insulina.
Oggi si parte.






