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Maialini Ar Culo

Il Dr.Psycho dice che sono una merda
Scopri cosa dice di te su http://psycho.asphalto.org/test/.

lunedì, 30 luglio 2007
Sono nervoso frascico. L' altra sera ho schiaffato le carte in faccia ad un amico che mi aveva umiliato a Burraco. Per la cronaca ho poi recuperato (siamo sul 7-6 a mio favore), ma il nervosismo è rimasto. Sta campeggiando e barbecueando dentro di me stesso medesimo. Indi la faccenda è seria.

Ok, ok... ok... ok.  E ok; vuoto il sacco.

Qualche pomeriggio fa mi ha chiamato quel pezzo di scamorza del mio non-ex. Quello che a random, per 4 anni di seguito, mi ha collocato... no... ok. Rifo'.

Qualche pomeriggio fa mi ha chiamato quel tocco di provola piccante (e scaduta) del mio non-ex. Quello dal quale, a random, per 4 anni di seguito, mi son fatto collocare, con scarti di pochi ore/giorni, da uomo della sua vita <--a--> inutile orpello genera malesseri.

Quello che, tremante come un budino, una sera si professò terrorizzato di perdermi, per poi perdersi da sé, l' indomani, in un piccolo sms. Quello che un pomeriggio prima o poi cadrai nella mie rete e la sera stessa ha tirato remi (e reti) in barca. Colui che prima o poi sarai mio e, 3 giorni dopo ti vedo come un fratello. Potevi finirla la frase, coglione: prima o poi sarai mio (fratello).

Sono nervoso, e pure incazzato. Ché ho dedicato (ancora) troppe righe a questo tizio sopra. Ma ah. Punto esclamativo. Se non mi avesse chiamato, col cazzo che mi sarei innervosito. E con la minchia che avrei scritto questo post. Ero lì bello apatico con un unico pensiero. Se depilarmi le ascelle o no...

Ma mi ha chiamato. E le ascelle ringraziano. E mi ha addirittura invitato a trascorrere un week-end da lui. Mica
con lui. Eccolo dunque lasciarmi le chiavi della sua casa vista mare a Vajanix Tower. Eccolo che mi fa chau-chau seduto su una decapottabile, a fianco del solito clone di Big Jim col cervello da Barbie: mi raccomando i gatti due pasti al dì. E togli le cacche dalla lettiera senza sporcare, grazie.

Vorrei dire che gli ho detto di no. Ossia: gli ho detto sì (di no). Ma mica gli ho detto sì (di no) perchè guarda, non ci penso proprio. Gli ho detto sì (di no) perchè potessi io morire schiattato se mai ricadrò di nuovo nella tua rete...

(...Brutto pirla che, tanto, nemmeno te ne accorgeresti.)

Al lavoro è una merda. Ormai non parlo più: ringhio o barrisco. Non digito mica. Stupro la tastiera a colpi profondi, violenti e decisi. Forse dovrei ricominciare a. E b, e c, e d. E f di facaldo. A chi parte dico ciao, a chi resta faccio miao.
 

(Pour les amis che mi leggono anche dal vivo: è tutto ok, è tutto sotto controllo. Just an exercise.)
ditato da: IlDitoArCulo alle ore luglio 30, 2007 14:14 | Link | commenti (16)
dito/i:indice, medio, anulare
martedì, 24 luglio 2007

Alla fine mi rassegno. Non ce la fo’ proprio a rimanere sul leggerino. Con questa dannata afa che ti sbatte e ti lascia lì, arenato a marinare nell’angolo più riparato del tuo mondo. La panza all’aria, lo sguardo al soffitto, la testa ciondolante tra le ascelle impudicamente spalancate, alla avida ricerca di ventilate bave di tregua. Annusa la sinistra. Mancamento. Annusa la destra. Peggio mi sento. Doccia.

Breve sollievo, in cui la pelle si ubriaca di fresco, sospirando gratitudine. Poi, nuovamente stramazzato lì, seghettato dall’ombra listerellata delle persiane. I pensieri tornano a fermentare. Sudano di nuovo. E puzzano. Proprio come le ascelle. Dunque ti chiedi quale S.R.D.A. tu possa essere mai. Fuori senti il ronzare dei motorelli, brevi invasioni di barbari hunz punz punz dalle auto di passaggio, le grida  di bambini dementi e sguazzanti nelle piscinette di plastica dei giardini confinanti. Non che io sembri più intelligente sul mio balconcino, col tubo di gomma puntato sulla testa. Rinfrescare le estremità. Ahhh… quei brutti pensieri si congelano. È come uno spray di gelo sulla ferita dolorante. Funziona, sebbene per poco.

Non so davvero quale S.R.D.A. io possa essere mai. Codesta indefinibile (s)forma di vita che cade in letargo nei mesi estivi, mentre vaste mandrie pascolano ammassate nelle piazze e sui corsi di città e paesi. O si appecorano in lunghe code verso il litorale. Ché poi il lunedì è immancabile: ma come sei bianco! non ci vai mai al mare?  Mi si chiede con occhi strabuzzanti. Ma come rompi bene i coglioni! non ci vai mai a fare in culo? Ma non sta bene rispondere a domanda con altra domanda. No, non ci vado al mare.

No, non ci vado al mare. Perché al mare tra i qua qua qua e i bhe bhe bhe della gente, sulla sabbia che cazzo-quanto-scotta, circondato da quell’odore di salsedine + solari + sudore (= merda), a sentire le minchiate della gente e a far ascoltare le mie, di minchiate, alla gente, no, non ci vado. Chi bene mi conosce lo sa. E ha smesso di chiedere. Ma per qualche tempo ha di certo strabuzzato gli occhi interrogandosi circa quale S.R.D.A io fossi mai. Non lo so nemmeno io, ma di certo sono quella S.R.D.A. che, sorry, non va al mare. Moglie, Regina, Principe: con voi, però, al mare ci vengo. You know. Provincia di Lat®ina.

Ieri sera ho fermentato certi pensieri esistenziali insieme ad un amico (lovelove). Mi ha chiesto se provassi rabbia, in merito ad alcune vicende relazionali. Ho negato, illudendomi di essere sincero, e invece… zac: quando se n’è andato, la bocca dello stomaco è stata assaltata da fitte inflitte da piccoli e spietati ninja con minuscole e affilate sciabole. Acqua e bicarbonato e i ninja sfanculano. Eppure le sue parole, dolci ma insinuanti come rettili, sono rimaste a serpeggiare creando quasi giochi d'ombre sulle pareti della stanza. E mi sono riscoperto davvero intransigente, lì al buio. Tra tutte quelle ombre.

Rigido e fermo. Almeno su quel punto che ho scelto da tempo, di non oltrepassare più. Non è una questione di principio. Non è puntiglio. È la sgradevole, ma consapevole, forse naturale immobilità di chi resta paralizzato nella ghiacciata tempesta di delusioni e di aspettative disattese. Sono intransigente, ma solo (solo?) sui sentimenti. Non parlare per me significa non calcolare. Affermare senza argomentare il contrario di ciò che è, o può risultare ovvio, è addirittura più beffardo del silenzio. Ma considerato che, come a tutti, mi è capitato di affrontare e l’uno e l’altro, non faccio alcun distinguo. Il risultato non cambia e la mia reazione è, e resta, di pietrificata assenza. Non cerco, né voglio a tutti i costi la ragione. Tranne quella di me, speranze e bisogni inclusi.

Per quanto ci si possa affezionare anche a dei rami secchi, i rami secchi, a me almeno, non servono a granchè. Possono arredare qualche angolo della casa, ma di certo non li porrò mai al centro della cucina... Chissà se li appoggio lì in un angolo, talvolta dimenticandomene, per poterli ogni tanto rammentare. Ché poi, quando li guardo mi chiedo se siano realmente dei rami così tanto secchi. Se, chissà?, vedrò un germoglio che prima non avevo mai visto. Del quale, probabile, non mi ero accorto…

L’ho detto che fa caldo, o no?

ditato da: IlDitoArCulo alle ore luglio 24, 2007 13:38 | Link | commenti (23)
dito/i:indice, medio
lunedì, 23 luglio 2007
Aderiscono:
.il caldo
.le banche
.il cane di fronte a casa
.alcuni colleghi
.le paturnie (escluse le mie)
.alcuni clienti
.splinder e la manutezione
.le zanzare
.il traffico sullo  stradone
.il traffico sulla stradella
.il traffico in generale
.i gatti miagolagnosi
.i gatti appiccicosi
.i saldi
.i mezzi pubblici
.gli zozzoni
.i ventilatori rotti
.gli incompetenti
.l'invidia estiva (esclusa la nostra)
.le amiche untrici
.le cognate indelicate
.i capi (delicati e non)
.le colleghe dall'alito di iguana
.gli/le fidanzati/e
.i dialetti incollocabili
.i paccari
.le tette che sudano
.le iconeghèi
...
(si valutano eventuali integrazioni)


almeno ho riscoperto gli smescing pampchinz

ditato da: IlDitoArCulo alle ore luglio 23, 2007 11:47 | Link | commenti (16)
dito/i:medio, pollice, pondulo, mignolo, illice, trillice
mercoledì, 11 luglio 2007

Il primo veneto che legge, faccia orsù la cortesia di fornire una spiegazione circa xa vòl dìr lumégo. La schiaffi in un commento. Sciaff.

 

In certe condizioni (strizzo l'occhio), non è semplice capare tàccole. Nel meccanico movimento spezza separa e getta, accade che le estremità finiscano nella bacinella colma d’acqua, mentre la tàccola menomata si ritrovi schiaffata nel secchio della spazzatura. Sciaff. Tra vasetti di yogurt, veli di cipolla e fondi di caffè.

 

Si prenda un tegame e vi si faccia sfrigolare dentro, per un paio di minuti, due spicchi di aglio in poco olio extravergine. Unire le tàccole lavate ed ancora gocciolanti, indi aggiungere mezza presa di sale grosso. Rigirarle per qualche minuto, poi schiaffarvi sopra un barattolo di pomodorini. Sciaff. Se piace, spezzettarvi dentro anche una carota. Infine aggiungere qualche foglia di basilico fresco e coprire. Lasciar cuocere a fiamma moderata per circa venti minuti, mescolando di tanto in tanto. Nell’attesa schiaffare giù quei pensieri che ti zanzarano in testa da quel prosecco in avanti. Sciaff.

 

Io sono uno che non sbaglia mai melòni. Conosco gente terrorizzata dal compito di doverne acquistare uno. Non so sceglierli. Li becco sempre cattivi. Non sanno mai di un cazzo. Io no. Li osservo, li afferro, li annuso sull’ estremità più simile al bus del gnao, e appena riconosciuta la vittima designata, la schiaffo nel cestello della spesa. Sciaff. E questo di stasera, come volevasi dimostrare, è dolce e succoso al punto giusto. Delizioso. Ma le persòne non sono melòni. Potessi immediatamente annusare loro il culo, prima di schiaffarli nella mia vita, potessi. Sciaff. Peccato. Ma anche no. Le persòne no. Non sono melòni.

 

Ho scritto, in passato, dei miei colleghi di lavùr. Ad esempio: Chista e Chistaltra. Ebbene; Chista non la vedo né sento più da mesi e mesi. Ha avuto un figlio, si è sposata e sono l’unico ex collega a non essere stato invitato al matrimonio. Boh. Chistaltra, invece, è ormai una compagna di vita. Lavoriamo insieme da circa due anni. Usciamo sovente insieme. Ci raccontiamo anche i brufoletti sul culo. È deciso: lei è un frocio imprigionato in un corpo di donna. Lei apprezza.

 

Ed eccoci, qualche ora fa, nella mia mai dimenticata Ile-Saint-Laurent. Prima a casa di una coppia di amici di Chistaltra. Una birretta, due patatine, a nice nice thing (doppio blink), chiacchiere. Dunque si va a proseccare nel bar dei giardinetti. Col sole che comincia a crollare sull’orizzonte, ma ancora capace di flirtare illuminando tutti di beltà. Al tramonto siam tutti più stanchi e più belli. Disarmati, ma felici. Il vento accarezza la fronte beata e asciutta. Gli occhialoni proteggono i bulbi indifesi e stanchi, dopo otto ore di monitor. È un’ estate stupenda quest’ estate romana. Alla faccia dei metereologi che blablablavano, 'sti terroristi, di temperature tropicali.

 

Al bar dei giardinetti è un pullulare di sguardi. Tra le nuvolette ed i cespugli innevati, ne scorgo alcuni luméghi. Occhi sulle labbra. Ammiccanti fessure che contraggono in minuscole e languide strizzature. Mi imbarazzano sempre. Mi lusingano troppo. Ditocivetta: sciaff.

 

Lasciare cuocere altri 5 minuti, a tegame scoperchiato. Le tàccole. Se nel mentre non si sono di già attàccolate. Ah ah. Sciaff.

 

E comunque queste piastrine puzzelle non fungono un cazzo, non fungono…

ditato da: IlDitoArCulo alle ore luglio 11, 2007 12:50 | Link | commenti (23)
dito/i:indice, pollice
lunedì, 09 luglio 2007

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ditato da: IlDitoArCulo alle ore luglio 09, 2007 18:10 | Link | commenti (17)
dito/i:pollice, alluce, mignolo, mellino
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