Ieri sera mi sono ciucciato uno spottone lungo un’ora. Quanto la trasmissione che lo ha ospitato.
Si prenda una famiglia fricchettona e sinistrorsa di Napoli, ed una famiglia... ma che dico famiglia; due gheis milanesi, molto affiatati, che vivono e lavorano insieme, da oltre 10 anni, sulla riviera ligure. Lo sciou prevede lo scambio tra mogli. I due gheis, senza strapparsi i capelli, nè rubarsi le presine, concordano in maniera civile (e aggiungo noiosa, come la loro casa ghei-minimal-tuttapuntiluce) che la moglie la farà quello che meno avresti detto. Ma che, sia chiaro, si potrebbe comunque dire. Per via dei tronchi di peli che fanno cucù dalle calze a rete, ovvio.
Resta dunque à la maison una sorta di aldabusa meno âgée e meno logorroica, ma con uno spirito critico insensato, compiaciuto e vetriolitico. La signora napulegna è un zolletta di zucchero col sole disegnato sopra, tutta tolleranza, allegria e ottimismo. Giusto un tantino ingenua: tenera e commovente la sua perplessità di fronte ai polsi spezzati dell’ aldabusa quando codesta, dopo i convenevoli introduttivi, le propone un aperitivino in salotto, dopo un' opportuna rinfrescata. Non appena realizza che lo scambio è avvenuto con una famiglia, ma che dico famiglia, con due gheis, sbotta a ridere come un’ossessa, senza tradire alcun turbamento. I suoi due figli hanno un sacco di amici gheis, in fondo, e sono persone anche loro. In fondo. Ci sono gheis che si incazzano di fronte a tali esternazioni, ma memore delle esternazioni svastiche di una mia cugina che, giusto domenica scorsa innanzi alle vicende di Mosca, ha invocato lo spirito di tale Adolf, ho pensato: ad averne di queste (mai abbastanza) inutili constatazioni.
Nel confessionale, l’aldabusa si mostra fiduciosa e operosa, circa lo smentire i tanti, troppi luoghi comuni sui gheis. Lo fa roteando i polsi all’impazzata, con le labbra a paperella, adagiata su di un sommier zebrato, nella sua camera da letto ri-go-ro-sa-men-te-fa-vo-lo-sa-men-te optical. Premesso ciò si dedica, con impeccabile stile e premurosa ospitalità, al soggiorno della ospite napulegna. La quale, felice come una pasqua e incredula come un carnevale, beve l’aperitivo, presta un superfluo aiuto nel rapido disbrigo di alcune faccende lavorative, va in gita a Montecarlo e poi dal coiffeur. Ma soprattutto parla, chiede e ascolta, con vivida e partecipe curiosità. L’aldabusa, nel confessionale, si mostra moderatamente divertita, rilevando quanto la signora sia una persona (sebbene la osservi quasi fosse uno strano insetto tropicale) tranquilla e solare. Ma comunque provinciale. Lo afferma col drappo del naso avvolto tutto su. Improvvisamente vengo percorso e scosso dal fremito di chiamare la mia nazi-cousin allo scopo di organizzare, all'istante, ein setuten spiritiken.
Sull’altro versante, la moglie dell’aldabusa, affronta un uomo maturo, molto appassionato nel ribadire il concetto che per lui i gheis sono persone normali. I quali hanno il diritto, l’unico ahah aggiungo io, di rivendicare tutti gli altri diritti. Inoltre i due figli; serene e blande presenze avvolti in simpatiche cortine fumogene. Insomma, una famiglia cannaiolo-progressista che vive nel caldo e armonico abbraccio del dialogo e della tolleranza. Ebbene, la moglie ghei “prestata”, dopo una doverosa dissertazione a proposito dell’ arredamento della casa di cui è ospite (di gusto medio... normale... ) comincia a farfugliare discorsi senza capo né coda, dai quali si evince che, in fondo, quanto la persona meno a proprio agio, sia proprio lui. E ci credo: con quell’arredamento. Povera stellina.
La famiglia: la mamma è una mamma felice, il papà è un papà felice. I figli sono figli felici. Ok, forse fumano qualche canna di troppo, ma si sa: meglio drogati che gheis.
I due gheis: lavorano, pagano le tasse, sorseggiano aperitivi, fanno shopping e organizzano frequenti gitarelle in Côte d' Azur. E battono persino il 5. E senza rovinarsi lo smalto. Non si baciano. E apparentemente nemmeno fumano.
Il trionfo della normalità nella diversità. Della diversità nella normalità. Della panna sulle fragole. Poi c'è chi, come me, la panna la mette sotto.
Il caso della riconosciuta famiglia mi è parsa l’oasi di Tozeur nel Sahara. Posso ora io rivedere i miei principi, in funzione dell’antipatica spocchia di questi due esemplari, chiedo scusa: persone? Ché se io le avessi viste muoversi in una casa ghei-minimal-tuttapuntiluce, con aggiunta di muffa, polvere, escrementi felini insieme a qualche accenno di scaciata ironia (ogni riferimento a persone, luoghi, fatti e fatte è assolutamente voluto), non avrei nemmeno pensato, con un granello di rimpianto e neanche per scherzo [ché sia chiaro: I'm just kidding], alla mia recente defezione al femilidei. Per fortuna è andata. Dove? … io non lo dico.
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