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Il Dr.Psycho dice che sono una merda
Scopri cosa dice di te su http://psycho.asphalto.org/test/.

venerdì, 30 marzo 2007

E così è toots feeneets. Stamane Mas, Jeremy e Mary sono partiti prima delle prime luci dell'alba. Barcollante e con mezzo occhio aperto ho abbracciato tutti. See you in NY. Serrata la porta, sono ritonfato sotto il groviglio di lenzuola e coperte.

Solamente qualche ora dopo, brutalmente destato da un' insistente sequela di bee-beep, ho realizzato che. Non udivo più il lieve ronf ronf della mia incantevole moglie. Nè vedevo più l'ombra del suo morbido corpo, proiettata sul muro opposto al nostro giaciglio.

Succede sempre così. Difficile, talvolta, espropriarsi delle proprie abitudini, della sacralità di certi riti; tornare a casa dopo una giornata in ufficio e ritrovarsi la magione ubriaca dell'entusiasmo tipico di chi è in vacanza. Di chi non cessa mai di stupirsi di dormire a 5 metri dall'antico acquedotto romano; con un gigantesco e possente pezzo di storia che pare crollare addosso da un istante all'altro.

Oggi rientrerò nella mia casa. Rientrerò nuovamente in possesso dei soliti cerimoniali. Via le scarpe e via sul divano. Con una tazza di qualcosa di caldo tra le mani. Forse un po' di musica, forse il silenzio. Deciderò sempre e solo io. Ma, curiosamente, nemmeno questo sarà facile.

Termino, ponendo all'attenzione i siti delle relative bands di Jeremy e Mary. Disponibili alcuni downloads. Chi ama le atmosfere un po' rarefatte ed intimiste dei Red House Painters di Mark Kozelek o i Cowboy Junkies, amerà anche gli Audible di Mary. A chi invece predilige atmosfere più popparole consiglio gli Swivel Chairs di Jeremy. In un pezzo è possibile deliziarsi col controcanto incantevole di Mas. I already miss you.

ditato da: IlDitoArCulo alle ore marzo 30, 2007 15:30 | Link | commenti (30)
dito/i:indice, mignolo
mercoledì, 28 marzo 2007
Il mio blog sembrerebbe un blog apolitico. Dovessi buttarla (la patonza) sulla politica, potrei però affermare: destra, come la mano con cui mi amo; sinistra, ove il mio cuore batte. Quindi, considerando che sovente scrivo di pippe e sentimenti, il mio è già un blog ad alto contenuto politico. E comunque mica lo so se si ama di più con la destra o con la sinistra. So che la pippa è comunque un gran bel sentimento. E che io sono e sarò sempre un sentimentale. Sic.

Chiusa questa dissennata premessa, passo all’ennesimo capitoletto di questo scandaletto scaldaletto di vallettopoli e paraggi. Sesso, soldi, droga, barche, troie, trans-troie, intrighi, ricatti. Mai citati,  li aggiungo indi io, i froci. In fondo siamo stati i viziosi e perversi untori dell’ultimo ventennio del secolo scorso; oggi siamo pressoché orfani spogliati di ogni peggiore considerazione. Meno insulti, pregiudizi camuffati, addirittura discolpe senza richiesta alcuna di amnistia. Inoltre saremmo, ma è ancora in via di definizione, persone come tutte le altre. Sì, quelle normali. Però sia chiaro: per i diritti non vi allargate... che detto ai froci, ahah. Fa ridere.

Il nuovo trend è uno, e ha un nome esotico: trans. Detestando l'essere discriminato da qualsiasi discriminazione, ho provato a sentirmi pure un po’ trans, ad esempio depilandomi le gambe. Ma con le gambe tutte lissie, mi sono sentito solo un' anguilla scuoiata viva. Essendo nato non lontano dalle Valli di Comacchio, so di cosa parlo. Pare, comunque, che questi trans siano parassiti che “vivono e si riproducono” in torridi vivai e languidi giardini di poveri uomini ricchi. Spesso si tratta di politici, presidenti, industriali. Mi chiedo chi succhi, e di più.


“Non sono il deputato del festino sullo yacht a Capri”

“La coca, il trans; sono contro la mia cultura contadina”

“È un’indecenza, il tentativo mediatico di dimostrare che non sono una persona per bene”


Quel dimostrare, a me, è proprio balzato agli occhi. Il ricorso a codesto verbo pare indice di scarsa avvedutezza. Probabile che il mio pensiero sia circoscritto dai preconcetti, ma l’istinto mi fa diffidare circa chi eccede in urlanti arringhe difensive spiattellate a caratteri cubitali sui giornali. Anche nella vita, inarco il sopracciglio e arriccio il naso, quando qualcuno “giura che…”, o “mi garantisce che…”, o ancora “mai e poi mai…” e via dicendo. Non ricordo di essermi sbagliato, quindi mi darò dello smemorato. Del resto sono uno che non dice mai. Mai.

Lo scorso anno, in piena campagna elettorale, vicino al mio ufficio fu montato uno stand dell’Udeur. Una ragazza molto lebiondetreccegliocchiazzurriepoi mi porse un opuscolo. Lo lessi durante il tragitto del tram. Ricordo le varie paginette tempestate sapientemente del lemma “famiglia”. Come becchime cosparso per l’aia. Risaltava istantaneamente la scelta del supporto iconografico. Il terzetto o quartetto “normotipo”, che vive a Lallalléroland, col dente bianco fluo spalancato innanzi al tuo muso grigio e provato. Insieme a sacchetti della spesa da dove spuntano  puntualmente una baguette, il ciuffo di sedano e l’ultima playstation. Dunque pensi l’abbiano scroccata dai depliants dei 3x2 di auchan.

Laddove le intenzioni siano losche e rapaci,  si schiaffino in bella vista tre quattro paia di arcate dentarie, di diverse misure. Il messaggio giungerà, come per magia, rasserenante. Pressochè pulito. Chiedi pure fino a 4.000 euro per pagare gli arretrati delle bollette, o per comprarti il megascreen al plasma. Non farti cogliere da attacchi di panico. Gli sciacalli sono comprensivi e cordiali. È facile; ti chiedono zero spiegazioni ed una quindicina di firmette veloci veloci. Fantastico.

Come, dunque, non comprendere la preoccupazione della persona per bene, di cultura contadina e, aggiungo, paladina sostenitrice e protettrice della sacra istituzione della famiglia? Si può aspirare, per esempio, al Senato a vita, frequentando luccicanti droga party e succhiando parassiti di dubbia sessualità? Senza, tra l'altro, non aver ancora commissionato stragi o sovvenzionato attività illecite di stampo mafioso? Ma chi cazzo vota la gente, dico io?

ditato da: IlDitoArCulo alle ore marzo 28, 2007 15:51 | Link | commenti (21)
dito/i:medio
lunedì, 26 marzo 2007
Son sbarcati al Mandrione, con i loro zaini e con le loro erre arrotate. Una piccola, colorata e modesta abitazione trasformata in accampamento.
.
Mi rendo conto di quanto costi fatica concedere i propri spazi ad altre persone. Ma non potrei fare altrimenti. L'individualismo sfrenato, la assenza di spirito di condivisione sono cose (stati d'animo? aspetti caratteriali? merde secche?) inaccettabili da assecondare. Come lo scappellotto che partirebbe in automatico di fronte ad ogni gratuita manifestazione di idiozia. L'importante è riderci sopra.

Vedo i tappeti che ospitano inquietanti colonie di acari pronti a camminarci sul viso durante il sonno. Uscire ed entrare dai nostri orifizi. Entra da una delle nari, esce dalla bocca, rientra dalle nari. Ancora un giro, ancora un giro. Ok, ma poi dritto a casa che devi ancora fare i compiti, somaro di un acaro.

Da quando vivo solo, ho scoperto i piaceri dell' inquietudine della casalingua frustata. Il sabato tosto in piedi, con il coltello tra i denti. Via alla missione anti-batteri. Sbattimenti, aspiramenti, spruzzamenti, passamenti e ripassamenti. E magicabula bidibibodibibù: i tappeti mostrano fieri i loro colori, il divanone è rassettato, i cuscini gettati in un sapiente random, i posacenere ospitano polverine profumate. Credo che la sporcizia, insieme al mal di denti e alle gratuite manifestazioni di idiozia, siano le tre ragioni, del momento, che rafforzano il dubbio dell'esistenza di quel tale dio. O della di egli scaltrezza. E bontà. Ah. Aggiungo i bagarozzi.

In sintesi, casa è un monnezzaio. Non sto dormendo un cazzo. Sto mangiando, bevendo e fumando più del solito. Ce ne fosse stato bisogno. Ma sticazzi. Il disordine, il caos, i tumulti; tutto questo, alla fine, mi giunge persino più sensato, più aderente  dell' isterica ricerca di asettico del sabato mattina. Ché poi, tanto, domenica è già un ordine o un disordine a metà. Una sorta d' ibrido. Ma ho bisogno di tutto. E non mi faccio mancare nulla. Aggiungo che non mi accontento. Mai.


Da quando sono arrivato, non ti sei fermato un attimo.

Scusa cicciuz... è che ho ancora tremila cose da sistemare...

Capisco... forse è il caso che vada. Tornerò un' altra volta, quando sarai più tranquillo.

Ma che, scherzi? Scusami... E' che se non lo faccio oggi che è domenica...

Capisco perfettamente, ma non è che mi appassioni particolarmente guardarti mentre scorrazzi in faccende per casa. Le facessi nudo, almeno...

[hi hi hi]

Dai... davvero rilassati un attimo. Fumiamoci 'sta cosa. 10 minuti. Poi vado.

Ok...

[smoch smoch smoch]

...Cicciuz... ho sempre voglia di metterti le mani addosso...

E dov'è il problema?

Che se poi comincio, non mi fermo...

Scusami un secondo... ricordi una sola volta in cui ti abbia detto "no"?

[tunf, tonf, slurp]
ditato da: IlDitoArCulo alle ore marzo 26, 2007 12:25 | Link | commenti (22)
dito/i:indice, anulare
mercoledì, 21 marzo 2007

Periodi in cui eventi si susseguono e stravolgono in maniera frenetica ed implacabile, senza che nulla si cerchi. Prima ancora di scoprire la di loro necessità. Il termine di una lunga convivenza, la morte di quello che credevi fosse amore, l’entrata prorompente e fragorosa di nuove entità, una casa nuova.

 

Entrai nell’appartamento di S. Lorenzo una calda domenica pomeriggio d’estate. Polvere, stantio e muffa. Fu amore a prima vista. Spazi da distribuire ed altri da condividere. Un lungo corridoio con ai lati tre luminose stanze. Un balconcino che si affacciava su quella strada, pulsante luci, ormoni e vita. Il soggiorno ricavato da una costruzione abusiva su un terrazzo con finestrelle orizzontali, lunghe e strette, poste in alto. Offrivano sbirciate su interni di facciate tappezzate di sguardi che si illuminavano con illogica intermittenza. Molte sere le trascorrevo lì, sdraiato sul divano, con la vista oltre quelle feritoie, ad osservare i movimenti di tutti quei microcosmi; all’ascolto mai invadente dei loro rumori, dei loro parlottii e stovigliamenti vari. Anche l’uomo che gridava incazzato, con la moglie, col figlio, col vento o con l’aspirapolvere, aveva acquisito una familiarità perfino accomodante.

 

Mas occupò la stanza centrale, detta suite. Io la più piccola, denominata fornetto, posta in fondo al corridoio. Le due stanze avevano in condivisione il balconcino. Trascorrevamo le sere più calde e tiepide a spipacchiare seduti su minuscoli sgabelli, usando bottiglie accortamente svuotate di Veuve Cliquot come posacenere. Alla strada si donava un’impressione come di sospensione; quasi fossimo seduti su bolle d’aria. O di champagne, a giudicare dalle risate sguaiate e dalle discussioni triviali che profondevamo ad alto volume.

 

La terza stanza fu invece affittata ad una nobildonna sarda, reclutata attraverso un annuncio su Porta Portese. Ho bisogno di quella stanza, ti prego ti prego ti prego… rappava al telefono. Ci incontrammo e sembrò scontato che lei fosse la mia prescelta, come io il suo, del resto. La nobildonna soffriva le pene d’amore. Mas ed io la accogliemmo sotto le nostre ali ferite. (Uau).

 

Mentre Mas praticava la castità senza aver fatto voto, lo scrivente si imbatté in un giovine molto piacente e brillante che lo corteggiò con audacia e sfrontatezza. All’inizio mostrai la resistenza tipica di chi non ha ancora finito di leccarsi recenti ferite, ma ben presto mi lasciai sconfiggere ed inebriare dalla vitalità irruenta, un po’ isterica, del baldo giovine. Presto giunsero i primi, stavolta gratuiti, calci nel culo. Peccato che non potessi sapere che sarebbero stati i primi di una lunga serie. Oggi lo ammetto: voluti e cercati. Vedi parentesi sadomaso.

 

Con la nobildonna si legò rapidamente, nonostante un’ostentata natura diffidente e l’assente inclinazione ai consumi smodati di tabacco (del quale è acerrima nemica) o di alcolici. Si sparava flebo di coca light ed osservava lunghi periodi di dieta, consistenti perlopiù in efferati digiuni e limitate assunzioni di poltiglie dalle composizioni molto arcane. Sul fatto che non trombasse, Mas ed io, con l’insostituibile supporto della entità pelosa (e mignotta), decidemmo che andava posto rimedio. E, in tempi tutto sommato brevi ottenemmo risultati insperati. Con tronfio orgoglio potemmo constatare il terreno molto fertile dei possedimenti così gelosamente custoditi dalla nobildonna. Scivolarono gonne, calze e metri (e metri) di filo spinato…

 

E tu passavi appena le sottili dita sul prepuzio, poi sfioravi il glande e i sensi celebravano il loro splendore, ed era bello starti ad osservare, confermavi il mondo della coesistenza materiale…(Battiato)

 

 

 

continua…

ditato da: IlDitoArCulo alle ore marzo 21, 2007 12:54 | Link | commenti (31)
dito/i:x-hosposatounamericanascema
lunedì, 19 marzo 2007

La Contessa, un giorno, dalla sua dimora del Pigneto, macchinò l'iniziativa di un raduno domenicale e bucolico in uno dei tanti parchi della bella capitale italiana. Amelia, Salomè e il duo Lamùr accolsero ed accorsero entusiasti. Con scrupolo ed invidiabile talento organizzativo, la Contessa si preoccupò del cibo. E per la panza: chips, 3 tipi di panini, frittata di piselli, ciambellone, gelées alla frutta e mandarini di Sicilia. E per lo spirito: una copia di Novella 3000 ed un pallone da giuoco.

Tra un sorso di succo alla frutta finta e uno di chinotto, La Salomè si è improvvisata calciatrice, ma el baloon s'è afflosciato ben presto su implacabili e voraci ortiche. La Contessa ha poi chiesto la massima attenzione alla lettura di un' interessantissima intervista ad una "notissima" scioughèrl
che spiattellava con coraggio ammirevole, suoi problemi ed abitudini alimentari. In particolare Lula Lamùr si è talmente appassionata alle tematiche affrontate che, come in un processo di catarsi, si è trasformata nella scioughèrl stessa, tentando di avere rapporti sessuali con chiunque, esclusi i presenti, perchè se li era già fatti tutti. Alfietta Lamùr, colta da gelosia mista a perplessità, ha cominciato a tormentare e seviziare, con la complicità della Contessa e della Salomè, una povera e sciocca formica che tentava di trasportare un frammento di amica chip, fuori dai teloni.

Tra danze e strusciamenti vari, la Contessa raccontava dei tentativi di abbordaggio subiti durante i suoi lunghi viaggi, su alcuni convogli ferroviari. Dall'extracomunitario che l'ha definita moderna abbastanza (leggi: troia) da dargliela, nonostante fosse fidanzata, all' orrido uomo che però dura e duro, che però è realizzato professionalmente, che però -e dite se è possibile- è ancora alla ricerca della donna della sua vita. Una particolarmente sobria Amelia, invece, raccontava di incontri carnali consumati all'ombra delle chat, nella sua nuova magione. Infine, declamava la sua ammirazione per la bellezza della bella Salomè; confessando una puntona d' invidia per il suo punto vita... ah no; era una punta d'invidia per il puntone vita della bella Salomè.

Sulla via del ritorno all'autoveicolo, Amelia ha spronato tutti a salutare delle pecore lì presenti, in quanto, sosteneva, gesto di buon auspicio per la fortuna con il danaro. Subito dopo interrogava Lula Lamùr su una sua possibile adesione  al gallina pensiero


Video.   
ditato da: IlDitoArCulo alle ore marzo 19, 2007 14:44 | Link | commenti (18)
dito/i:pollice, pondulo, mignolo, illice, trillice
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