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Gemelli Ar Culo




Maialini Ar Culo

Il Dr.Psycho dice che sono una merda
Scopri cosa dice di te su http://psycho.asphalto.org/test/.

martedì, 27 febbraio 2007

Hola…welcome back… Controllai alle sue spalle, ma non vidi alcuna ombra di Mas, quindi mi lanciai tra le sue braccia, in un bacio appassionato. Le nostre lingue s’intersecarono disegnando vorticose geometrie all’interno delle nostre umide e vogliose cavità orali. Le mani scendevano e risalivano freneticamente lungo le linee dei nostri corpi, mentre i nostri sessi rischiavano di esplodere, oppressi dentro gli indumenti troppo stretti…

 

Boom.

 

Stretta di mano vigorosa e maschie pacche sulle spalle. Era solo. Ma l’ avrebbe aspettata lì. La scureggiona. Mi parlò del trasferimento a Roma. Soprattutto sparò cazzate nel suo slang. Ridevo, sebbene non capissi un bitte . Lo feci accomodare ad una postazione, dove restò svariato tempo, in vana attesa della sua fucking dolce metà. Infine, arresosi, disse che sarebbe tornato al suo hotel, ad Anzio.

 

Nel pomeriggio arrivò Mas. Glaciale, impenetrabile. Le feci presente della visita ricevuta la mattina. Lei sbarrò i suoi occhi verdi; il suo viso si irrigidì raggiungendo lo stadio di pietrificazione. Con voce ferma, netta, decisa, quasi robotica proclamò: Io non sto più con lui. Io non voglio più vedere. Pazza, pensai… Ok, sorry. He didn’t say me that… risposi.

 

Mas estrasse da una borsa il suo notebook affinché lo connettessi alla rete. Infilato il cavo, mi accinsi a configurare i parametri necessari. Mi mossi con la sicurezza tipica con cui ci si può muovere, una volta entrati di soppianto in un ambiente completamente buio. Ma come per magia, in un batter di ciglia, riuscii nell’impresa di rendere il notebook absolutely out of order. Si disperò non poco, le mani sul viso, gemiti e sospiri in loop. Mi meravigliò il suo non prendermi a male parole. Non mi restava che offrirle una postazione gratuita pel tempo necessario, pel ripristino della sua macchina.

 

Nelle settimane successive, presenziai alle deliziose schermaglie tra questi due individui così difformi tra loro. Una lunga storia, una convivenza tra due esseri realmente distanti anni luce. Un uomo perdutamente innamorato, ma perdutamente inaffidabile. Una donna perdutamente innamorata, ma perdutamente determinata. The end. L’ispanico e la sua coda tra le gambe, lasciarono Roma al suono di una marcia sconfitta. Egli mi confidò, prima, una manciata di romanzeschi propositi. Che non mantenne. Era, come già detto, perdutamente inaffidabile. Ma nulla avrebbe potuto comunque, dinanzi all’inesorabile risolutezza di Mas. La quale cominciò a frequentare quotidianamente quello che, da lì a breve, fu da lei, con mia compiaciuta approvazione, definito the Worst Internet Point in the World.

 

Negli ultimi anni avevo perso tanto di quell’idealismo con cui costruivo castelli in aria. Con cui camminavo su tappeti di nuvole. Quel periodo era scandito dai tristi steps involutivi in una relazione intensa al sapor di schiaffi, insulti e sputi. Un triste trascinarmi che mi rendeva infelice e scioccamente inerme. Me ne allontanai, ma solo per essere inseguito. Come mi ero allontanato decine di volte. Per essere puntualmente inseguito. Quella volta lui, però, corse nella direzione opposta.  E mi ritrovai solo, nelle sabbie mobili. Una mano per uscirne me l’ha tesa anche e soprattutto Mas. Con la sua concretezza. Con il suo buon senso. Con il suo prendere per il culo il drama. E con la sua capacità di acchiappare la vita per le palle. Piegandola alla propria volontà. Ai propri precisi obiettivi. Ci si affacciava al nuovo anno; a quel 2003 che mi avrebbe stordito a suon di eventi ed emozioni. Belli e brutti. Comunque irrinunciabili…

 

 

.

continua…

ditato da: IlDitoArCulo alle ore febbraio 27, 2007 12:46 | Link | commenti (24)
dito/i:x-hosposatounamericanascema
giovedì, 22 febbraio 2007

Le giornate scorrevano pigre per la grande imprenditrice, quell’autunno del 2002. Era divenuta, però, l’istituzione tecnologica dell’antico rione. Qualcuno la ribattezzò Marlene della Suburra, per il suo fumare e ciondolare davanti a bottega, nello stretto viottolo dal nome altisonante e dai sanpietrini divelti. 

 

In quel periodo sprigionavo una rabbia tale, ché tiravo calci in culo gratis agli avventori. Perlopiù preti, suore e contesse de sto cazzo. Capii, forse tardi, che il demone del commerciante non mi avrebbe posseduto. Mai. Fortunatamente affidavo, talora, il pierraggio ad una pelosa entità dal fascino inquieto. Nella sua postazione, la numero 4, pirateggiava mp3 di discutibile qualità, tutto il dì. Le sue perle musicali, sovente, si diffondevano lievemente tra le anguste pareti dell’esercizio, non senza, sometimes, il gioioso e selvaggio accompagnamento della sua voce sgraziata e acerrima nemica  dell' intonazione e della musicalità. Passando con leggiadra nonchalance da Guccini alle hits di Cicciolina, da Battisti versione Panella a Carmen Di Pietro in Maracaibo o Elisabetta Viviani ne Il Pescatore. Sì, quella di De Andrè. Le cuffie cucite in testa e qualche inavvertito canto a squarciagola, tra gli sguardi perplessi dei clienti. Ai quali ammiccava e sorrideva puntualmente, cordiale e falsa.

.

La rivendita annoverava, tra gli ospiti più frequenti: Ballo de San Vito, Ragazza con Collana, Arabo con Donna e, nostro occhio al fiorello, Luigi Mostro di Acilia, tra l'altro innamorato segretamente della pelosa entità. Quando mi assentavo per commissioni e lavori esterni, affidavo le sorti di bottega all’entità. Al mio ritorno il tracciato a parete sfondava il soffitto. Le cassa  era magicamente impinguata. Solo perché l’entità applicava le tariffe in un modo molto particolare, che potremmo definire alla cazzo, del tutto incurante dell’apposito listino in bella vista. Ma non è da escludere che molti frequentatori, approfittando della temporanea assenza dello scrivente, pagassero senza battere ciglio per uscire in tempo, prima che l'orco cattivo rientrasse.

 

Al volger della notte, si svolgeva giù il bandone. La grande imprenditrice, con la pelosa entità,  cercava rifugio in qualche bettola del quartiere, indi nel cibo e nell’alcol. Tra un cinesino ed un indiano, si favoleggiava di catene worldwide, di business, di strategie imprenditoriali. E poi si parlava di uomini. Uomini un po’ codardi. Tanto spaventati dalla grande imprenditrice, al punto di abbandonarla con efferata crudeltà. La grande imprenditrice aveva il suo lavoro, il suo prestigio, il suo fascino. Ed il denaro. Anche se non sapeva dove. Ma era rimasta sola.

 

Ma quel mattino fresco ed umido di novembre, mentre la cattiva solitudine mi batteva sui fianchi, accadde l’incredibile. Quel mesto senso di amarezza fu scacciato da un rrroboante, latino e masculo ¡Hola Amigo! … Alzai gli occhi e ne trovai altri due neri, immensi e sorridenti… che molto bene ricordavo…

 

 

 

continua...

ditato da: IlDitoArCulo alle ore febbraio 22, 2007 13:07 | Link | commenti (41)
dito/i:x-hosposatounamericanascema
lunedì, 19 febbraio 2007

Agli albori del  millennio corrente mi ritrovai imprenditrice. Una grande imprenditrice.

 

C’era una volta questo buchetto al centro. Un buchetto infossato e tetro, in un viottolo oscuro e ventoso, dal nome altisonante. Sul timbro, sui depliants pubblicitari, il nome del viottolo regalava più suggestioni che il nome dell’attività. Nome che non scelsi io. Come, del resto, nemmeno gli arredi del negozio. Mi ritrovai, così, ingabbiato. Letteralmente circondato da gabbie di grigio, austero, freddissimo metallo. Sembrava un torture point, più che un internet point.  I pc sistemati su postazioni metalliche, rilasciavano generose scosse a basso voltaggio. Se non altro mi tenevano sveglio nei lunghi momenti di noia. E non ho mai sofferto di reumatismi. I primi tempi non furono facili. Poi, cominciò a crearsi movimento. Complice la biblioteca universitaria che stava di fronte, i primi clienti residenti nei dintorni, più la presenza fissa dei miei amichi, il negozio divenne, in tempi abbastanza rapidi, un piccolo alveare d’incontri. Lì conobbi mia moglieamericanascema. Che d’ora in avanti sarà citata come Mas. Come il megastore di muffa e naftalina più grande della città. (Non c’è un cazzo di sito, né di foto sul web.)

 

Mas arrivò in un afoso pomeriggio di luglio o agosto, insieme al suo boyfriend di allora. Mi innamorai subito. Del boyfriend di allora. Un ispanico alto e slanciato, due occhioni grandi e neri, capelli sale e pepe ed un sorriso contagioso che ti affondava il cuore. E generava pensieri porcaccioni. A me e agli amichi tutti. Mas, invece, era un donnone boteriano con un viso che pareva fuggito da un quadro di Tamara de Lempicka. Distaccata, pensierosa, spesso imbronciata. Incuteva timore la sola idea di rivolgerle la parola. Ogni tanto si animava esplodendo in una risate chiassose che infrangevano il pigro e polveroso silenzio di quegli afosi pomeriggi estivi romani. Per poi ribarricarsi, in un moto repentino, nella sua maschera di ghiaccio.Una volta la sorpresi col boyfriend (di allora) fuori dal negozio, nell’atto evacuativo di gas intestinali. Lì, scoprii che quell’americana scema, forse, mi piaceva. Sebbene continuassi a preferire il boyfriend (di allora).

 

Mas lavorava come freelance-on-web (la prima mai conosciuta: troppo figa). Avrà tentato di spiegare, ad occhio e croce, qualche miliardo di volte il suo lavoro. Nessuno c’ha mai capito un emerito cazzzz… tanto che si pensava, e intimamente si sperava, che fosse un corriere internazionale della droga. Mentre Mas picchiettava sulla tastiera del pc, l’ispanico muy caliente, nell’ordine: rideva, beveva, rideva, mangiava, rideva, ruttava, rideva, scoreggiava, rideva, noleggiava motorini, rideva e, ma questo si è saputo solo successivamente, scopava come un dio. E come una beshtia. Lo abbiamo tanto amato. Everybody.

 

I due partirono con una promessa. We’ll be back in one year.

 

…Erano due, o forse un giorno prima di quell’undicisettembreduemilaeuno

 

Ci scrissero una lettera che, cazzo, la devo trovare. Nell’italiano più improbabile e bislacco mai letto. Scritta con un traduttore automatico. Il fatto è che Mas parla(va) come un traduttore automatico. Mentre l’ispanico parlava in un aborto di spagnolo perché, secondo lui, era identico all’italiano. Noi, ci si sforzava di capirlo, in realtà si confidava in una circuizione sessuale, o anche in uno stupro. Rafficava cazzate in una sorta di italiagnolo da bronx, e noi lo amavamo. Nella lettera scrissero del clima horribile lì, a NY. Di quanto la voglia di scappare da là, fosse incontenibile. Si sarebbero trasferiti a Roma. Per il cibo, per il vino, per la bellezza. E per un calore che non sprigionasse da sotto fumose e pesanti macerie…

.

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continua...

ditato da: IlDitoArCulo alle ore febbraio 19, 2007 16:11 | Link | commenti (25)
dito/i:x-hosposatounamericanascema
giovedì, 15 febbraio 2007

I   F E E L   L I K E   A   C I È S S  

Ma nu belle cièss: allégre e coloréte. ---------------------->

Di ritorno da Bologna. Una 3Giorni estenuante. Incazzato e ingrassato. Dolorante brufolazzo sul petto. Deturpato da un ascesso gengivale. Spogliato di entusiasmo. Ma... ho scoperto che mi amo. Che sono quello che sono. E valgo quel che valgo. monaka b docet.

E vaffanculo (e uno)

*O bello (e, porcoddue... quanto sei bello...), guarda che non te l'ha prescritto il dottore di vivermi. Io esigo. Entusiasmo, passione, voglia. Volontà. A volontà. Hai chiesto dal macellaio? E da Bulgari? Ok, dai... fa niente... non te ne fo' una colpa. Ma te ne prego: relax. Hai tutti i crismi (e i crisantemi) per impalmarmi in un neo-trip. Ma non posso. Né devo. Né voglio. Grazie per i bei momenti, pochi e intensi. Momenti che... cazzo. Quanto mi costerà non rivivere. Non avrei chiesto altro... davvero... mica era poco.

E vaffanculo (e due)

Ci avrò pure l'alitosi. Ma co' 'ste froce der naso attappate, bboooh? Non so. Ma pure 'sticazzi. Mi sento come uscito illeso da un tunnel. Imboccato contromano... Cretino... Binario morto...

E vaffanculo (e tre)

ditato da: IlDitoArCulo alle ore febbraio 15, 2007 17:25 | Link | commenti (25)
dito/i:medio, anulare
venerdì, 09 febbraio 2007

Che sul tram accadano, quotidianamente, vicende e relative scene da film splatter che Tarantino ci fa un baffo, ho già scritto. In realtà ho sempre pensato che il tram fungesse, prima che come (inefficiente) mezzo pubblico, da container, anzi da campionario, del genere umano. Comprese le fragranze e gli umori. E secrezioni. Come quando il bagno schiuma da 0,99 € al litro si mischia all’aroma di ascella bulgara. Nulla contro la Bulgaria; semplicemente ascella bulgara suona bene. Per non parlare delle suggestioni paesaggistiche. Da olio su tela. Olio, nel senso di unto. Nevischio su gessato blu.

 

Stamattina ho condiviso l’esperienza del viaggio con tanti volti noti. La Bellucci, dal vivo non è poi tutta ‘sta gnocca, ve lo garantisco. Rosanna Cancellieri leggeva una copia di Leggo, il free press più aggiornato sulle peripezie di Totti e Ilary. Alla mia destra, appoggiata come me e con me al vetro, una pensierosa e crepuscolare (ma è mattina, cocca) Julia Roberts. Così lontana dall’idea di diva lunatica che suggeriscono i media. Comunque, onde evitare, non la fisso troppo a lungo. Mi rigiro verso Monica e mi mordo la lingua per tenere costipato un pensiero. Recitare, bambolotta. Chiedi a Julia.

 

È successo anche oggi. Succede spesso:

-Tenga le mani a posto!

-Signorina ma che dice?

-Ha capito bene! Con la scusa che stiamo stretti. Ma non sono cretina!

-Signorina per favore, ma si rende conto?!

-Mi rendo conto perfettamente! E lei tenga le mani a posto!

.

Ecco. Il dilemma martellerà a suon di bongo e tam tam nel mio cervello. La signorina è una stronza, una paranoica, una vittima o tutte e tre? E quella faccia da impiegato del catasto con la forfora sulle sopracciglia? È un golosastro, uno schifoso, o uno sfigato? O tutte e tre? La signorina, a dire il vero, è carina assai. Ma che c’entra? Io stesso, qualche settimana fa, mi sono ritrovato a palpeggiare un’anziana ed aggressiva signora sudamericana. Ah, vigliacco che son stato. Mi son chiuso nel silenzio. Ho sorriso imbarazzato. Avrei dovuto almeno tentare di espiare la colpa in una pubblica ammissione.

 

È tutto dannatamente vero. Eso es verdad, señora. Giorni, settimane e mesi. Días, semanas y meses. Che la noto sul tram. Che popola i miei sogni e bagna le mie notti. Oh sì, i suoi munifici e monumentali fianchi larghi, quel sedere che immagino al sapor di Patagonia. E chissà quali altri dolci e allettanti segreti nasconderà il sottobosco. Ma un giorno succede. Finalmente il sogno si realizza. La fortuna mi bacia sulla fronte. E sulle chiappe. Lei è finalmente qui, ad un passo da me. Sono incredulo. Solo pochi millimetri separano crudelmente le nostre generose e vogliose carni. Carni designate all’unione. Alla fusione nella lussuria più frenetica e smodata. È il destino che ha scelto per noi. E lei, anziana ed aggressiva signora sudamericana, crederà certamente nel destino. Né vorrà ad esso opporsi. Consulti la mappa azteca delle stelle. Vedrà che queste mie mani sono qui per stamparsi sulle sue chiappone burrose, per ghermire voracemente le sue rigogliose zinne di donna e di madre. Nessuno. No, nessuno l’ha mai toccata così. Mai. Fino ad oggi, s’intende. Quale onore. Sono e  sarò suo. Por siempre. Buen fin de semana.

ditato da: IlDitoArCulo alle ore febbraio 09, 2007 14:01 | Link | commenti (41)
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