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Gemelli Ar Culo




Maialini Ar Culo

Il Dr.Psycho dice che sono una merda
Scopri cosa dice di te su http://psycho.asphalto.org/test/.

giovedì, 28 settembre 2006

Non so quanti di voi, qualche anno fa, abbiano visto uno spettacolo di Francesca Reggiani -grande, immensa- che credo fosse intitolato "Strati d' animo". In uno dei monologhi presentati (dalla ossessionata dai telefonini e correlate tariffe, a Susanna Agnelli "fu fu fu", a Sabrina Ferrilli) interpretava la tipica romana che s'è fatta "er buchetto ar scentro". Da lì un' escalation di circostanze paradossali, ma nemmeno troppo lontane dalla, di lì a breve, realtà. Purtroppo.

Credo fosse il 2000. Roma sbrilluccicava tutta infiocchettata per i pellegrini del Giubileo, tra i quali i famigerati papaboys. Questo bell' esempio di bella gioventù che tanto ci arrecava conforto. La riscoperta della fede, la rifondazione dei valori cristiani, il ripristino delle rette morale e via. In realtà, ricordo bene, che si parlò anche di quanti preservativi furono venduti e consumati in quei caldi mesi e non solo a Roma, ma lungo lo stivale. Visto che, considerato l'esubero, 'sti sciami impazziti di papaboys s'erano insinuati come virus in ogni dove, da nord a sud. Allegri, fischiettanti, canterellanti... e lo credo. Trombavano come conigli.

Avere "er buchetto ar scentro"  rappresentava non solo uno status per pochi, ma anche una vera e propria croce, più un assurdo incubo. In una città che qualcuno stava da anni rincoglionendo con l'idea di dover essere una metropoli. Degna capitale di un grande paese. Come cercare di costringere che so... Victoria Abril a diventare alta come Nicole Kidman.

Chiuso il giubbileo e sfanculati i paparabbits, la situazione ha continuato a degenerare. Roma si è inventata grande metropoli, allineandosi alle altre grandi metropoli. Soprattutto circa costi e prezzi. Non mi è mai successo di pensare, come negli ultimi due anni, di abbandonare questa città che io amo profondamente. Soprattutto davanti al display del saldo, allo sportello bancomat.

Il perchè non l'abbia mai fatto, al di là della famiglia, degli affetti, del lavoro e via dicendo l'ho capito ieri pomeriggio. Passeggiando per le strade del centro in un tiepido e ventilato pomeriggio d'autunno. Tiepido e ventilato come solo a Roma può essere. Meravigliandomi del contrasto tra i gialli o rossi  tetti delle chiese e l'azzurro cielo. Ed anche di quello tra la mia rossa scarpa ed il grigio sampietrino. E lì soprattutto, ho pensato, che io senza sampietrino non posso. Non voglio vivere. Sono un sampietrinodipendente. Quando dissampietrinizzarono piazza San Giovanni, bitumandola completamente, abbandonai casa lì, dove vivevo da ben otto anni. Casualmente, poi arrivò pure lo sfratto. Ed i prezzi degli affitti cominciarono a tirarmi calci verso la periferia.

Tra breve cambierò di nuovo casa. Continuerò a stare in una zona non centralissima, senza sampietrini. Ma a ridosso del più antico acquedotto del mondo. Talmente a ridosso, che potrò accarezzarlo o spalmarmici tipo philadelphia, ogni qualvolta lo vorrò. Prenderò le misure, non appena possibile, per render meglio l'idea.

Vorrei insomma dire che.  Mi piace tanto Nicole Kidman. Ma mi piace molto anche Victoria Abril. Anzi, la trovo persino più sexy nel suo metro e un cazzo di puffo o poco più. Tiè.

P.S.: Stasera sono stato invitato ad un vernissage dedicato ad Andy Warhol. In pieno centro. Andrò, passeggero, su una fiammante moto con l' aria romana che mi scompiglierà il casco. Sarà, come al solito, un'esperienza maggica ed irripetibbile. Ao'.

ditato da: IlDitoArCulo alle ore settembre 28, 2006 15:02 | Link | commenti (41)
dito/i:medio, pondulo, illice, trillice
lunedì, 25 settembre 2006

Accadono cose strane. Tipo che un sabato pomeriggio ti ritrovi seduto su una vecchia, deserta strada di campagna, al centro di una grande città. Sul prato, al bordo della strada, sotto il sole. Aspettando che l’unico bar della zona apra... Non è l’unico, ma è bello crederlo.

 

Listini dei gelati, di latta sgraffiata e dai colori vecchi e sbiaditi. Bidoni di vernice per fioriere, delimitano un’area presumibilmente destinata ai tavolini e alle sedie esterni. Li immagini in metallo nero e plastica intrecciata verde. O magari bianchi e sporchi. Non ricordo, né ricorderò.

Nell’attesa le macchine scorrono davanti a me. Cerco di scorgere sagome umane. Di stoppare la loro folle corsa per immortalarli e consegnarli al mio sguardo avido.

Un’ unica sagoma umana sta ritta di fianco a me. Sotto un albero, immobile. Non dice niente, non chiede niente. Ma esprime tutta la tenerezza struggente dell’abbandono.

“Dai, almeno oggi è una bella giornata di sole, ventilata…”. Non risponde. Non dice niente, non chiede niente… e il bar non apre. Sconsolato, mi dirigo verso il caos disordinato e squallido della Casilina. Dove i bar si sono moltiplicati come conigli. Lo strano uomo resta là. Solo, silente, abbandonato.

 

“Un caffè al banco, un caffè da portare via e due coche piccole in bottiglia di vetro, per favore.”

.

Strane cose accadono. Tipo che il pomeriggio di un sabato ti ritrovi seduto ad un lungo tavolaccio morente in legno, sotto ad un pergolato, in un giardino che sembra il paradiso. Sebbene un paradiso tu non l’abbia mai immaginato.

Installo il sistema operativo su un laptop. In sottofondo un'armoniosa orgia di rumori regolari e tenui, di tanto in tanto coperti dal fragore di qualche treno. Muovetevi, voi. Viaggiate. Io sto un po’ qui.

 

Alzo lo sguardo dal monitor. Davanti a me una donna non più giovane e bellissima sistema il giardino. Raccoglie rami secchi, estirpa erbacce. E’ un tutt’uno con la terra. Movimenti meravigliosi, perfetti. Un sincronismo che ha un qualcosa di magico.

Tendo l’audio alle mie spalle e, dentro la casa, una coppia di uomini che si amano, costruiscono sogni abbattendo e raschiando pareti. Sfasciando muscoli e ossa.

Tutto è wonderful e così perfect che non vedi l’ora che finisca tutto per poterlo anche solo ricordare.

 

Scatto foto col cellulare. Click e Clack.

Ma l’immagine che cerco è imprigionata altrove.

 

Viti, limoni, aranci, mandarini, susini, nespoli, papere. Ho sentito anche delle papere. O fagiani? Qua qua.

ditato da: IlDitoArCulo alle ore settembre 25, 2006 16:53 | Link | commenti (31)
dito/i:indice, mellino
venerdì, 22 settembre 2006

---Apprendo oggi dalla copia di City, edizione capitolina, che:

Madonna non sa perdere. Furiosi litigi in una suite d'albergo, per via dell'abilità al giuoco del signor Gai Ricci. Il quale ha dichiarato che mai più giocherà a Scarabeo con la consorte pop & star... Chissà se lancia pure le lettere in faccia, la Madonna... farà più male la T o la Z?

Katharine Hepburn era bisex. Spencer Tracy, gay. "Ecco perchè beveva tanto", rivela in un libro uno che a Hollywood, orpole se ci bazzicava. I gay bevono tanto? Più che tanto, oserei dire tutto. Un ze bbutta via gnente.

---Attraccato sul tram 19, rigorosamente in sottovuoto, penso che:

Oggi, sono in largo anticipo. Andrò allo Spam a comprare il Ciuller. Spero tanto sia arrivato quello alla nocciola con i cereali sfrantoiati. Yumm.

Perchè, perchè, perchè... perchè non vi lavate, maledetti pakistani o quella robba là? ...Sei un razzista di merda... Non sono razzista; solo non sopporto la scarsa igiuene... pollo al curry... sì è un'idea. Giusto per fare qualcosa di diverso.

E tu, water di donna, cazzo ci fai con quell'untore in testa? Condisci l'insalata a colleghi e amici? Ti cotoni pure, che accortezza. Così mi arrivano giusti giusti altezza naso. 'Sta nana puzzolente. Muori... Sei misogino... Non sono misogino, solo mal tollero la scarsa igiuene... non hai tempo di lavarti i capelli tra un assorbente e l'altro? Rapati a zero. Troia.

---"Scusi, io dovrei scendere!!!" "Ma mi scusi lei!  Solo un istante ché la lancio dal finestrino! " 

E il mio Ciuller non è arrivato. Solo quelli con quelle dure scaglie di prima pietra. Crepate tutti.

Che giornata escrementosa si profila. Dove stanno pure i crackers qua? Supermercato escrementoso. Al Nodon de via Ferrarais, a Bulagna, ai'era el cartel "Krek e grissini". Krek. Giuro.

Eccoli... prendo i Galbusona al mais o quelli senza glutei? O i Vra? Bboni quelli... però io i Galbusona non li dovrei mangiare per protesta. Questa ditta di prodotti da forno è stata mandante di un considerevole dito ar culo della mia adole e scienza

Ma non pago, da masochista fresco di masterz, ho cercato qualche pazzo che, magari, avesse spottato lo post su Youtube.com. None. Ho però trovato una descrizione sintetica ed efficace del protagonista di questa réclame epocale, qui.

Non cliccate sopra che è una shitting pagina di fucking lycos con pochi miliardi di pissing finestrelle che si sovrappongono. Potreste recarvi a sorseggiare un thè a Londra, nell'attesa che si chiudano e rendano il testo accessibile. Earl Grey, pls. Per comodità di todos ed alla faccia di lycos, copio e incollo (con qualche piccola correzioncina che io, da presuntuosa e petulante maestrina dalla penna rossa quale in realtà sono, mi sono permesso di porre):

"Il Mago Galbusona: un imbecille con i capelli gialli e ricci come una paglietta per sgrassare i tegami che, scappato da una clinica psichiatrica per schizofrenici, fu assunto dalla Galbusona per girare in bici, vestito in giallo-rosso, cantando spaventose canzoncine di buon giorno tirando ovunque biscotti e ferendo numerosi passanti, vittime della sua follia!
Il Malato Galbusona ha traviato tantissimi bimbi che, plagiati da lui, come tanti piccoli romanisti, vestivano con un pigiamino giallo-rosso, si alzavano da un letto giallo-rosso, andavano a far colazione su una tovaglia giallo-rossa, prendevano i diabolici biscotti Galbusona da un enorme biscottiera giallo-rossa e li inzuppavano in abnormi tazzoni da 4 litri circa di latte, logicamente giallo-rosso!
Tutto questo con il Malato G che cantava allegri stornelli e gioiosi mottetti! "

Ora, molti di voi non potranno certo avere dimenticato il simpaticissimo, mattacchionissimo gingòl associato allo spottone. Quando si dice la sfiga di essere anziani, eh?

Indi chiudiamo l'escrementoso spot con il video del pezzo originale, dal quale i simpaticerrimi, mattacchionerrimi pubblicitari trassero l'ispirazione per il gingòl. Good listening. E 'fanculo a tutti, che col post  about mammà, mo' vi siete fatti tutti l'idea ch'io sia un melensastro dolciazzo edulcorigno di 'sto cazzo. Vi odio. Ma vi dico anche Miao.

E votate Monacabastarda, chè quella la notte non dorme.

 

 

p.s.: City - Italia, conclusa la missione in Iraq.

p.s.2: avviso chi avesse mangiato non leggero, che alla fine dell'esibizione dei Tom Tom Club appare per qualche istante il bellissimo Jocelyn.

p.s.3: Mago G non si lavava. Ovvio.

ditato da: IlDitoArCulo alle ore settembre 22, 2006 14:23 | Link | commenti (17)
dito/i:medio, pollice, mignolo, illice, trillice
mercoledì, 20 settembre 2006

Ti ricordi quando mi aspettavi in casa minacciosa ed incazzata, magari con una ciabatta, un cucchiaio di legno o il battipanni di plastica? Erano i tuoi strumenti pedagogici. Col cazzo che io però salivo. Luca entrava spavaldo e sprezzante per prendersi il suo colpetto sulle chiappe o sulle gambe o tuttalpiù un bel smataflòn. Io indugiavo nell'androne, con la testa riversa indietro, volta verso la tromba. Sentivo le tue grida stremate, ed io fuggivo a nascondermi, non appena udivo il tuo vigoroso e minaccioso passo scendere le scale per scovarmi.

Ti ricordi quella sera che mi infrattai nella nicchia dei bidoni del rusco in via Zanotti? Immobilizzato dal terrore, ti scorsi improvvisamente sgambettare rapida e trafelata nel setaccio dell'isolato. E vidi la magia sul tuo volto nel distendersi in uno dei tuoi radiosi sorrisi, non appena mi individuasti, finalmente, acciambellato nei miei pantaloncini corti, con le ginocchia sbucciate. Mi prendesti per mano e rientrammo insieme mentre il sole si addormentava. Ero felice. Lo ricordo. 

Ti ricordi i pomeriggi buttati sul tappeto della mia camera, a stordirci col mangiadischi? Io volevo quella canzone francese tutta gemente e sospirosa. Tu dicevi che non ti piaceva proprio. E  via di Massimo Ranieri, Gianni Morandi, Mina e Iva Zanicchi. Ma la Gigliola andava alla messa. Era terribile.

Ti ricordi quella tarda sera di settembre che morì Maria Callas? Eravamo in via Mezzofanti e stavamo tornando a casa dopo essere stati dall'Alvida. Faceva inspiegabilmente freddo, ed io infilavo la mia piccola mano dentro alla tasca del tuo impermeabile, per incastrarla con la tua manona enorme, calda, accogliente. Alla Lunetta Gamberini c'era la Festa de l'Unità. Tu la parafrasasti  dell'umidità. Ridemmo, sciocchina d'una madre. E d'un figlio.

Come rido ancora oggi nel sentirti sghignazzare senza un motivo noto o particolare. Quando, puntuale come una cambiale, la domenica sera irrompi nel mio torpore sornione e intontonìto di fine settimana. Non ci diciamo nulla.  Papà, il tempo, il lavoro, la salute... Eppure tu ridi, forse un po' nervosamente o forse per l'imbarazzo. Forse il silenzioso imbarazzo per una creatura da te voluta e messa al mondo. Che vive allo sbaraglio, esattamente e precisamente fuori dagli tutti quegli schemi che tu invece hai perseguito, conseguito e difeso. Con una costanza ed una chiarezza d'intenti che se li avessi io, porcoddue...

Te l'ho accennato, sebbene molto timidamente. Il tuo rispetto per me e per il mondo in generale, sono il più rigoglioso esempio che potessi ricevere. La fonte d'ispirazione più ricca  alla quale attingere. Perciò grazie. Sebbene non ti perdonerò mai quel 45 giri  che non m'hai voluto comprare (bigotta) e tutti quelli che invece ascoltavamo, che io odiavo, ma ai quali non mi sottraevo, pur di stare lì. Uno di essi, ancora oggi mi fa ridere come uno stupido... precisamente come te.

 

p.s.: non sei una mummia. 

 

 

ditato da: IlDitoArCulo alle ore settembre 20, 2006 14:53 | Link | commenti (28)
dito/i:indice, mellino
venerdì, 15 settembre 2006

Lavoro all'  Efbiai.

Distaccamento Coccodè.

.

 

Sono un agente in rincognito. Il mio ufficio al secondo piano di una villa di un inizio di un secolo. La mia scrivania è una festa pepè-pereppepè di fogli, foglini e foglietti. Nomi, sigle, cifre, codici e scarabocchietti. Tipo questo.

   -Veramente quello l'è un hazzo...

   -Ma no, bischera. Sei tu he li vedi dappertutto.

   -O Dito, ma perchè parliamo toscano se tu sei bolognese, ciociaro, marchigiano e rumeno ed io friulianoromagnola?

   -O bischera, hazzo ne so? Ottù taci e passami le haramelle, diobòno.

Lei è la mia collega. Agente Segreto Red Menopause. Dei capelli rahappriccianti, diobòno. Sorride sempre ed abilmente; persino davanti ad uno specchio. Una vera professionista del sorriso. Grande amante dei supermercati. La vedi e non le dai du’ lire. Le stacchi direttamente un assegno in bianco per la beauty farm più vicina.

   -A-GEN-TE DI-TO: DESI-DERA-TO UFFI-CIO CA-PO.

(“O hazzo!... Mo’ icchè vvole quel bischero?”).

Il mio hapo. Ispettore Maurice Glass. Una grande, enorme, emerita, ineguagliabile testa di minkia. Raccolgo i hoglioni cascati istantaneamente sotto il tavolo e mi dirigo verso il suo ufficio, con le budella che già fanno numeri da circo. Gioholieri! Hontorsionisti! Mangiatori di fuoho! Ricchi premi e harillon.

   -Ispettore Glass, la mi diha.

   -Si accomodi pure, agente Dito…

(“Ma veramente io andrei un po’ di fretta. Ho la pausa haffè-siharetta-hahha –ahahah- tra meno di due minuti. Non la perderei manco se mi telefonasse Gorgonzola Mon Amour, figurarsi, ad esempio, per la tua macroscopiha testa di minkia o la tua poho anzi affatto bella faccia da porro.”)

   -O grazie, Ispettore Glass…

Eccomi seduto faccia a hulo col piacente Ispettore Glass. Un uomo dalla figura snella e sinuosa. Una sorta di anguilla in maniche di camicia. Con un holletto alla horeana che è un amore. Abbronzata, l’anguilla, con i capelli tutti tutti neri neri neri neri. Ma neri. Nonostante i 5O anni e fischia. Tweeet. Manco uno bianco per dispetto. Due occhi a fessura color hazzo ne so, non si vedono le pupille. Ma soprattutto un sorriso languido eppure viscido, bello largo ed orsù tirato. Teso come una corda di violino. Sincero come un bacio di giuda ilcarota. Insomma: giovialità, benessere e calore come in una tempesta di piscio e merda lenta.

    -Agente Dito, ha fatto quelle telefonate importantissime, urgentissime, delicatissime  dalle cui sorti dipende il destino del mondo intero?

(“Certo he le ho fatte orenda razza di hoglione sceso male. Due erano, e due ne ho fatte. Miha mi pahano per starmeneeee… he so… tutto il dì sui blog.”)

   -Sì, le ho fatte, Ispettore Glass.

   -E…?

   (“…F?”)

   -…E ad un numero non risponde mai nessuno. All’altro mi ha risposto una tizia icchè mi ha detto he il numero è sbagliato... he a quel numero un c'è nessuno hon quel nome…

   -Come sbagliato numero?

(“Nel senso he se il numero horrisponde ad un altro utente, pascifico he la persona he stiamo cercando a quello stesso rehapito non la si trovi. Ottù ci arrivi, bischero?”)

   -Così mi ha detto…

   -E vabbe’… chi ci garantisce che abbia detto la verità? E chi ci assicura che quell’altro in realtà non sia in casa e che magari non risponda al telefono in virtù di una precisa strategia? Tipo per depistarci? …Hai chiesto nome, cognome ed indirizzo di chi ti ha risposto?

(“Home no. Pure ho chiesto se preferisce lo smorzahandela o la pehorina.”)

   -… no…

   -Male, molto male. Io l’avrei fatto…

(“Brutto maiale viscido, ti piace la pehorina eh?”)

   -Non c’ho pensato… pensa he per questa mi' mancanza…

   -Agente Dito, lei ha ancora tanto da imparare, ma fortunatamente ha me. In me troverà sempre supporto. Si appoggi con fiducia a me. Alla mia esperienza, al mio know-how e…

(“…e basta ispettore, perhé lei n’è davvero proprio il mi’ tipo... per quanto non appena sento quella parola… “nouhau”… ok, è durato poho, che hulo…”)

   -…e vedrà che tutto filerà per il meglio.

(“Sì, nel tuo buho del hulo.”)

   -Grazie, Ispettore Glass.

   -Mi chiami Maurice, agente…

(“brrrrrrrrrrrrr….”)

   -Certamente… (glu)… Mò…riss…

   -Ora torni nel suo ufficio e si occupi di queste chiamate. Ricordi che il destino del nostro pianeta è anche nelle sue mani.

Guardo le mie mani, sbarrando gli occhi in un enigmatico e concitato moto di stupefazione, in un crescendo di pathos, magia e mistero. E orrore.

(“Omamma quanto non me piasciono 'ste pelliscine.”)

   -Riverisco.

Torno nel mio ufficio a passo lento, impacciato, quasi affannato. Come se avessi due macigni al posto dei hoglioni. Quando mi cascano sui piedi, mi rendo conto che non si tratta di suggestione.

   -Tutto bene Dito?

   -Uh. Giuoia e felicità, mia hara…

Sento in me una forza magnetica più un’altra neurotica, prendersi a schiaffi, saltare la corda e giocare a campana nel mio intestino tenue…

Non saranno forse tutte quelle haramelle?

   -O Menopause …occhè gusti ciai di haramelle?

   -Veediaaamo… queste verdine sono gusto emmenthal e marsiglia… queste arancioncine sono merda e pepe… queste con la pelliccettina honiglio e panna

   -Basta hosì, grazie… … …

Vorrei chiudere con questa vita, con questo lavoro e con questa responsabilità che gravano sulle mie esangui spalle… E soprattutto basta, basta e basta. Basta con tutte queste haramelle, hazzo.

   -…dammene una honiglio e merda icchè non l’ho mai saggiata…

E’ dura la vita per noi agenti segreti dell’Efbiai del distaccamento Coccodè. Ma siamo noi che reggiamo i fili sottili e fragili che muovono questo pianeta. Siamo noi la linfa e l’ossigeno per il polmone con cui esso respira. Siamo noi la nafèta che ne alimenta il motore. La risorsa eolica che ne fa girare le palle. La struttura articolare, la carcassa e l’ossatura che lo tengono in piedi bello, aitante e fiero. Dormi tranquillo, amato pianeta e dormite beati, bella gente. Tutto questo è garantito anche da me. E lo fo' per pochi zecchini al mese. Ma il denaro, in fondo, è gnente. Gnente... 

ditato da: IlDitoArCulo alle ore settembre 15, 2006 18:07 | Link | commenti (24)
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