Non so quanti di voi, qualche anno fa, abbiano visto uno spettacolo di Francesca Reggiani -grande, immensa- che credo fosse intitolato "Strati d' animo". In uno dei monologhi presentati (dalla ossessionata dai telefonini e correlate tariffe, a Susanna Agnelli "fu fu fu", a Sabrina Ferrilli) interpretava la tipica romana che s'è fatta "er buchetto ar scentro". Da lì un' escalation di circostanze paradossali, ma nemmeno troppo lontane dalla, di lì a breve, realtà. Purtroppo.
Credo fosse il 2000. Roma sbrilluccicava tutta infiocchettata per i pellegrini del Giubileo, tra i quali i famigerati papaboys. Questo bell' esempio di bella gioventù che tanto ci arrecava conforto. La riscoperta della fede, la rifondazione dei valori cristiani, il ripristino delle rette morale e via. In realtà, ricordo bene, che si parlò anche di quanti preservativi furono venduti e consumati in quei caldi mesi e non solo a Roma, ma lungo lo stivale. Visto che, considerato l'esubero, 'sti sciami impazziti di papaboys s'erano insinuati come virus in ogni dove, da nord a sud. Allegri, fischiettanti, canterellanti... e lo credo. Trombavano come conigli.
Avere "er buchetto ar scentro" rappresentava non solo uno status per pochi, ma anche una vera e propria croce, più un assurdo incubo. In una città che qualcuno stava da anni rincoglionendo con l'idea di dover essere una metropoli. Degna capitale di un grande paese. Come cercare di costringere che so... Victoria Abril a diventare alta come Nicole Kidman.
Chiuso il giubbileo e sfanculati i paparabbits, la situazione ha continuato a degenerare. Roma si è inventata grande metropoli, allineandosi alle altre grandi metropoli. Soprattutto circa costi e prezzi. Non mi è mai successo di pensare, come negli ultimi due anni, di abbandonare questa città che io amo profondamente. Soprattutto davanti al display del saldo, allo sportello bancomat.
Il perchè non l'abbia mai fatto, al di là della famiglia, degli affetti, del lavoro e via dicendo l'ho capito ieri pomeriggio. Passeggiando per le strade del centro in un tiepido e ventilato pomeriggio d'autunno. Tiepido e ventilato come solo a Roma può essere. Meravigliandomi del contrasto tra i gialli o rossi tetti delle chiese e l'azzurro cielo. Ed anche di quello tra la mia rossa scarpa ed il grigio sampietrino. E lì soprattutto, ho pensato, che io senza sampietrino non posso. Non voglio vivere. Sono un sampietrinodipendente. Quando dissampietrinizzarono piazza San Giovanni, bitumandola completamente, abbandonai casa lì, dove vivevo da ben otto anni. Casualmente, poi arrivò pure lo sfratto. Ed i prezzi degli affitti cominciarono a tirarmi calci verso la periferia.
Tra breve cambierò di nuovo casa. Continuerò a stare in una zona non centralissima, senza sampietrini. Ma a ridosso del più antico acquedotto del mondo. Talmente a ridosso, che potrò accarezzarlo o spalmarmici tipo philadelphia, ogni qualvolta lo vorrò. Prenderò le misure, non appena possibile, per render meglio l'idea.
Vorrei insomma dire che. Mi piace tanto Nicole Kidman. Ma mi piace molto anche Victoria Abril. Anzi, la trovo persino più sexy nel suo metro e un cazzo di puffo o poco più. Tiè.
P.S.: Stasera sono stato invitato ad un vernissage dedicato ad Andy Warhol. In pieno centro. Andrò, passeggero, su una fiammante moto con l' aria romana che mi scompiglierà il casco. Sarà, come al solito, un'esperienza maggica ed irripetibbile. Ao'.








Alzo lo sguardo dal monitor. Davanti a me una donna non più giovane e bellissima sistema il giardino. Raccoglie rami secchi, estirpa erbacce. E’ un tutt’uno con la terra. Movimenti meravigliosi, perfetti. Un sincronismo che ha un qualcosa di magico. 


Ti ricordi quando mi aspettavi in casa minacciosa ed incazzata, magari con una ciabatta, un cucchiaio di legno o il battipanni di plastica? Erano i tuoi strumenti pedagogici. Col cazzo che io però salivo. Luca entrava spavaldo e sprezzante per prendersi il suo colpetto sulle chiappe o sulle gambe o tuttalpiù un bel smataflòn. Io indugiavo nell'androne, con la testa riversa indietro, volta verso la tromba. Sentivo le tue grida stremate, ed io fuggivo a nascondermi, non appena udivo il tuo vigoroso e minaccioso passo scendere le scale per scovarmi.
Te l'ho accennato, sebbene molto timidamente. Il tuo rispetto per me e per il mondo in generale, sono il più rigoglioso esempio che potessi ricevere. La fonte d'ispirazione più ricca alla quale attingere. Perciò grazie. Sebbene non ti perdonerò mai quel 45 giri che non m'hai voluto comprare (bigotta) e tutti quelli che invece ascoltavamo, che io odiavo, ma ai quali non mi sottraevo, pur di stare lì. Uno di essi, ancora oggi mi fa ridere come uno stupido... precisamente come te. 