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Il Dr.Psycho dice che sono una merda
Scopri cosa dice di te su http://psycho.asphalto.org/test/.

mercoledì, 30 agosto 2006

Credo di essere uno  stupido, e un idiota, e un cretino. Nonostante quello che si può intuire leggendo qua e là il mio blog (tuffi nella nostalgia, fanghi nella malinconia, sguazzamenti struggenti nelle sabbieimmobili della memoria) passo la maggior parte del tempo a ridere. E a cercar di ridere. 

Easy: basta circondarsi delle persone giuste e procurarsi il materiale adatto. Materia grigia -poca-, e magari anche verde -q.b.- ...se possibile.

In mancanza di tutto, i traduttori on-line sono ottima materia, per lo scopo di cui. Specie se stai al lavoro col culo caldo sulla poltrona.

Mia moglie americana scema mi scrisse la prima lettera utilizzandone uno. Crampai dal ridere.

E stamattina ho sorriso (the office mi smorza un po') di fronte alla lettura del profilo di un giovane americano (scemo) su una chat.

"Hello my name is Joe. I am looking to make friends. Maybe if I meet a honest loving man I would love to be in a relationship. I am honest, loving, caring, giving, love to kiss, huging, traveling, love to learn different cultures, i love to eat a lot, i dont like to get my heart broken, i am a average gentalman. I do not speak perfict Italian. (mentre l'inglese... n.d.b.)  I am from California, in the United States. I love Italy. I want to make many friends."

"Ciao mi chiamo Joe. Guardo per fare gli amici. Forse se incontro un onesto che amando l'uomo che amerei essere in un rapporto. Sono onesto, amare, preoccupare, dare, l'amore baciare, abbracciare, viaggiare, l'amore imparare le culture diverse, amo mangiare un lotto, ho indossato come prendere il mio cuore rotto, sono un gentalman medio. Non parlo italiano di perfict. Sono da California, negli Stati Uniti. Amo l'Italia. Voglio fare molti amici. "

Per finire, ecco i risultati delle chiavi di ricerca redatti da shinystat... ho capito che per capitare da queste parti, bisogna comunque passare per il culo, in qualche modo. Ma guarda te...

ditato da: IlDitoArCulo alle ore agosto 30, 2006 11:26 | Link | commenti (23)
dito/i:pondulo, illice, trillice
lunedì, 28 agosto 2006

Vivo in una scatola. La mia scatola. Composta, ordinata e ordinaria. Dalla struttura semplice, fragile. Un colpo di vento la scoperchia. Un calcio la sbatacchia. La rattoppo di tanto in tanto. La curo. E’ il posto dove ho scelto di vivere. Perché è giusto così.

 

Intorno alla mia scatola, attenta e scrupolosa, vigila la sorveglianza. Ogni movimento registrato, valutato. Dentro la mia scatola mi sento al sicuro. Nonostante il vento, nonostante i calci. Nonostante i rattoppi.

 

Certe volte l’aria si fa pesante. In quel momento sopraggiunge il vento. A capolino, gli occhi rapidi come anguille, sbirciano tuttintorno. Suona la sirena. Torno dentro. E chiudo sopra me.

 

Talvolta  smanio e mi manca il respiro. Il compartimento è stagno... Arriva un calcio. Mi ritrovo catapultato altrove. Su un prato fiorito o sulla sponda di un fiume. Mai in riva al mare. Raccolgo fiori, mi bagno il viso e le mani. Vorrei tuffarmi, ma troppo temo le correnti. Recupero rapido le mie cose. Torno alla mia scatola. Per qualche frenetico istante dimenticata. E’ malconcia, quasi divelta. Con certosina pazienza la risistemo come meglio posso. Mi ricalo dentro.

 

E chiudo sopra me.

 

Lì ritrovo conforto. Lì mi sento al sicuro. Prego che il vento riposi. E che non arrivino calci. Sto bene nella mia scatola... Ho paura…

ditato da: IlDitoArCulo alle ore agosto 28, 2006 11:50 | Link | commenti (23)
dito/i:medio, mellino
mercoledì, 23 agosto 2006

Mai titolo fu più indicato.

Sabato scorso ho voluto deliziare le mie papille col solito Kebab, al solito posto. Tor Pignattara, prima che qualcuno pensi male. O bene. Probabilmente farcito con carne di kamikaze. Domenica, nel primo pomeriggio, mentre palle all'aria sul letto meditavo se deliziarmi con un paio d’ore sul litorale romano, piuttosto che presso l’esclusivissimo lido privato della Regina del Conato, è esploso il potente ordigno. E’ solo un’ ipotesi.

E risparmio i successivi dettagli.

 

Nella mia squallida stanza adibita a lazzaretto, nei due giorni successivi, ho sbuffato insofferenza verso la vita ed il mondo intero. Solo la Regina del Soccorso, accorreva per somministrarmi viveri e medicinali. Con il suo sorriso radioso, deliziandomi con un invidiabile topless, narrava fluidamente (sigh) le sue novelle di vita a corte. Ricordandomi che se la vita non è  bella, è di certo buffa. Per il topless, intendo.

 

Capita, con la febbre a 40, di porgerti domande consone al delirio evacuativo in atto. Domande tipo: Perché?  oppure: Perché a me? o ancora: Cosa ho fatto per meritare ciuò? Un amico, tramite sms ipotizza: “Capita che Dio ogni tanto ci ricordi a cosa serve il culo”. Intanto scorrono sul nastro immagini recenti. E frequenti. Nebbia, buio, luci, mani, occhi, chiappe, sorrisi, ritmo, sudore… toh, quasi dimenticavo: bottiglie e bicchieri.

Poi qualche innocente pomeriggio a S.Lorenzo con un, massimo due, drink leggero, accompagnato da alcune tapas. Scadenti. O scadute?

Solo che al pomeriggio, spesso succede una sera. E poi la notte. Mica sempre però.

 

Allora ti immagini, non appena tutto ciuò sarà finito, alla prese con la tua nuova vita. Fitness, wellness, jogging, jumping, macrobiotico, probiotico, naturista, erborista, salutista. E sullo schermo vedi proiettato il futuro: tu, anche molto meno di come sogni di essere. O tu, molto di più di come riuscirai mai ad essere. E piangi. Poi ti capita alla tele una orribile, recente, monnezza americana con Nastassia Kinski. Pensi a Paris, Texas. E piangi. Torna la Regina. E Sorridi. Altro che Lady D.

 

Stamattina, alle 5 ero già bello arzillo. Subito in piedi e via un caffè d’orzo. Sul tavolo vedo il pacchetto con un’ultima sigaretta. Addio. Doccia e vestizione. Sì, ho saltato uno step. Ma credevo fosse scontato. Indi ho travasato il mio pappone di riso-patate-carote in un tupperware e via verso la mia nuova vita. Ma prima una veloce scorta sulla lavagnetta posta all’ingresso. La mia coinquilina ha scritto: Bolletta.

Bello grosso, lapidario, un po’ storto. Uno spasmo implode nell’intestino. La bolletta è in tasca da qualche giorno. Scordato mi sono. Malato fui. Uffa. Ok, è presto. La pago. Ma prima:

 

komunikaren a koinquilinen, su lafagnetten, ke oggi pagaren bolletten di kondominien.

 

Mentre cerco la posta nelle vicinanze del mio ufficio, mi ritrovo a passar davanti ad un paradiso negozio. Tre, quattro o cento? vetrine. Nachos, tacos, salse, prodotti calabresi, pasticceria siciliana, enoteca. Scorgo un can can di bottiglie ammiccanti. Con tanto di giarrettierina. Son le 8 di mattina, ho un tappo nel culo (dissenten) eppure già “nuovi ed inediti” orizzonti si allargano innanzi a me.

ditato da: IlDitoArCulo alle ore agosto 23, 2006 11:52 | Link | commenti (20)
dito/i:indice
giovedì, 17 agosto 2006

Amata Paolina; stai cominciando a massacrarmi le palle. Senza fare polemica, e soprattutto senza alcun pericolo di strascichi ansiogeni, ti voglio fare presente che:  'sta patata lavora tutto il giorno, e nei suoi esigui ritagli di tempo si dedica ai naturali bisogni, obbligatoriamente egoistici: siano il presentarsi presso la tua umile dimora, per abbracciarti e torturarti; siano le mie ricerche di coiti isterici dietro un cespuglio; siano le mie necessità di  veicolare emozioni a lungo castrate.

Molto meno egoisticamente ho cercato, negli ultimi tempi, di allontanarmi dal tuo mondo, rispettandone il fisiologico andamento che prevede, com'è normale, periodi meno easy e brillanti. Non sia mai che dia per scontato di assaltare la tua magione e di trovare sempre la trombetta e la pista pronte, più qualche paio di recchie tese e pronte ad ascoltare i deliri di una patata con crisi di abbandono. Sotto il lavello.


Passo ogni dì nei pressi della tua mirabolica residenza. Non esiste che non senta il desiderio di atterrarti (...afferrarti?... no, atterrarti) sul tetto. Non lo fo' sempre. Sto cercando di diventare patata più coscienziosa e responsabile. Piantare le tende lì significherebbe accendere anche un fuoco. Quindi affrontare the day after con la pressione nel centro della terra.

Evviva le mezze misure: non aspiro a divenire modello di irreprensibilità. Come non aspiro a vederti, con metodica costanza, apparire divinamente nel bunker claustrofobico di Sant'Agata, o al bordello ansiogeno del Mandrione. Però, cazzo Paolì! La tua via di mezzo? Quanto tempo è che non andiamo a farci una passeggiata insieme? Io la sera mica vado a letto con le galline. Sai che noia.

Ma la Paolina ha sempre qualcosa da fare: dormire, riposare, lavorare, fluttuare... e non uscire...  e ordinare patata a domicilio.

Nessuna formuletta. Nè bilancette per intenzioni e sforzi. Per me farti visita è tutt'altro che uno sforzo. Ma certe volte mi balza agli occhi e al cervello una sproporzione. Quando stamane ho grugnito che prenderò questa situazione come un dato di fatto di cui prendere atto, intendevo dirti che per me non cambierà mai ciò che provo per te; ma che probabilmente, al costo di qualche amara incazzatura, imparerò a conviverci.

Poi si sa, nelle iperboli dei miei melodrammatici scazzi, parlo e straparlo. Straparlo da quando mi conosci. E straparlerò almeno fin quando tu resterai, morbidamente adagiata, sulla tua chaise long del cazzo a chiedere, sempre per favore, di passarti l'acqua.

Paolì: lo sai che ti voglio un bene del porcoddue. E che ti palpeggio tutta.

la tua patata

ditato da: IlDitoArCulo alle ore agosto 17, 2006 16:07 | Link | commenti (6)
dito/i:indice
mercoledì, 16 agosto 2006

Ho l'immagine di te. Solare, allegro, vispo, socievole, spiritoso, brillante... generoso, nobile...

Poi, uno spesso velo d'ombra assale il tuo volto.

Come un moto di sconnessione.

E ti scopro, ti ritrovo di una crudeltà inaudita.

Davvero; non mi è possibile trovare altri termini.

Crudele.

Inauditamente.

Il dubbio: ti percepisco palesemente determinato. Motivato nell'esercizio della tua crudeltà. E' un disegno.

Ma mi riservo di sbagliare.

Che cosa cambia? Non c'è offesa. O non c'è comunicazione.

Non corretta.

Vivere qualcosa di grandioso.

Unico.

Ti viene a mancare improvvisamente. Senza che tu lo scelga.

Crudeltà inaudita.

E violenta.

Capire che come sei stato in certi giorni, avresti voluto starci per sempre.

Non ti dimenticherò.

Mai.

ditato da: IlDitoArCulo alle ore agosto 16, 2006 11:36 | Link | commenti (10)
dito/i:anulare
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