...ad un certo punto, non so come, figuriamoci il perchè, mi trovai in una medina di straduzze e vicoletti, tutti rigorosamente in bianco e nero.
imboccando uno di questi, mi ritrovai a fronteggiare l'ira funesta di un'anziana contadina èstone. al momento credetti russa, o al massimo bulgara. col senno di poi, dopo aver considerato l'opzione ucraìna troppo scontata, convenni che poteva essere solo èstone.
zigomi alti, tra i profondi solchi del viso, svariati ciccioli assortiti, di cui uno, grosso come un cece ogm, alloggiato nell' angolo a sinistra del mento... la tipa della foto qua a lato pare più romena; in realtà è russa, ma non ho trovato di meglio nè su gugòl nè su iahù.
dunque, che puoi fare di fronte ad un'irosa contadina èstone che ti agita contro le mani all'impazzata e parla una lingua (l'èstone, si presume) di cui non capisci un'emerita minchia?
semplice: brandendo un grosso martello (che è doveroso portare sempre con sè, in borsetta) colpirla in piena fronte, più volte, finchè non stramazza al suolo, esangue. così ho fatto.
ora, ovvio, arriverà la polizia. panico. in certi paesi dell'est si sa quanto siano dure e spietate le forze dell'ordine con i forestieri.
fuggo abbracciato all' ansia, trovo però, durante la corsa, in un angolo insospettato del mio (altrettanto insospettato) cervello, la zelante premura di controllare la quantità di tracce ematiche sull'arma del delitto.
uscito dal vicoluzzo, e girato a sinistra, inforco l'entrata della prima abitazione che trovo. Perlustro velocemente le stanze alla ricerca di... boh, che ne so...
salgo al piano superiore. il silenzio grida, ma non lo sento; solo la concitata apprensione di chi ha la polizia (èstone) alle calcagna, echeggia roboante tuttintorno.
entro in una camera da letto, brutta e squallida come certe camere da letto di certe vecchie case della notoria medina èstone.
finalmente trovo qualcosa, qualcuno. o quello che cercavo, pur non sapendo cosa. vittorio gassman, già canuto ma ancora arzillo, sta per concedersi ad una copula su di un letto della nonna (di quelli alti circa 1 metro e 80, dai quali le nonne scendendo si rompevano anche e femori), con - presumo- una donna della quale non ricordo le fattezze. nella medesima stanza non identificate, nè identificabili, nè numerabili presenze. del tutto irrilevanti. di certo non degne della mia attenzione.
tutto trafelato avviso il buon, vecchio e caro vittorio che la cattiva, vecchia ed incazzata kaia (e diamole un nome) è, credo, morta.
mentre lui pare piuttosto sollevato, io invece mi sto cacando un po' sotto; la brutale polizia èstone potrebbe d'improvviso irrompere minacciosamente e deportarmi in qualche campo di patate dove destinarmi ai lavori forzati a vita... magari spronato a calci in culo (o martellate) da incazzate e vendicative contadine èstoni...
l'ho scampata. sono ancora qui. ma con la coscienza macchiata di un orribile, quanto incomprensibile, delitto.
dito/i:pondulo, illice, trillice







Italiani parassiti. Titola, per poi scusarsi quel giornale tedesco là.
Ogni anno, al Pride, è un lamentarsi sull'organizzazione, sui carri, sulla musica, sugli eccessi... Io mi son sempre divertito, con tutto che detesto le folle e il frastuono, gli strattoni, i pestoni e le "lumache" di sudore altrui addosso. Ma il clima di inebetito e gaio divertimento che inebria l'aria è qualcosa di simpatico. E va bene tutto, anche la trans rifatta male con le tette di fuori che fa inorridire, per primi, tanti froci*.
Venerdì scorso, come ogni venerdì, bivaccavo all'interno del Circolo degli Artisti che il venerdì, appunto, ospita una serata... come dire?... ah sì, diversa. O alternativa. Si sbevazza qualche drink, si inceneriscono plotoni di bionde, si scambiano chiacchiere, sorrisi ed occhiate che partono spesso dalle tempie... (chi non capisce chieda e spiegherò).
Le odio. Con tutto me stesso. Odio le code alla posta, alla cassa del supermercato, ed ai colloqui (ma va?). Odio arrivare in anticipo in stazione ed aspettare che arrivi il treno. Tanti i treni presi in corsa. Non pochi quelli persi. Ma va bene così: nulla mi fa più incazzare delle attese. Noia. La noia mi uccide di rodimento generale. Sono un impaziente cronico. Il mio ideale è un mondo sincronizzato ai miei bisogni. Help.