La domandona
Una canzone italiana del 1987, narra, sulle soffici note di un blues con echi gospel, le strabilianti gesta di una forma di vita vegetale che, sebbene risieda nel giardino di un'abitazione da tempo abbandonata, continua ad espletare normalmente il suo ciclo vitale. Una donna passa davanti alla casa, ed è sovrastata e dilaniata dai ricordi. Lei stessa, probabile, ha vissuto in quella casa momenti felici insieme ad un lui che poi se n'è andato, lasciandola. Quindi si accorge che la casa è disabitata da tempo; anche se non lo dice, si potrebbe supporre che avrà notato dettagli tipo le tapparelle tutte giù, l'erba non falciata, la cassetta delle lettere strabordante di rèclame pubblicitarie e/o magari sarà ben avvertibile l'insediamento di un' uricissima gang di felini randagi. Comunque la nostra poveretta fa il suo bel bagno di pietosi ricordi, ma riesce comunque a non farsi sovrastare dalla rabbia; anzi raccoglie con tutta se stessa la lodevole, ma soprattutto genuina, dignità di auspicare per lui e per la sua nuova compagna (sicuramente, al contrario della sciagurata, alta, bionda, giovane e magra) ogni bene possibile. Nonostante lei soffra ancora. Ma ecco che il climax della canzone, in chiusura di seconda strofa, emerge e travolge, con poetica prepotenza: la nostra miserrima eroina si accorge che il suddetto vegetale, del tutto ignaro (lui no, lei lo conferma, non lo sa) di essere stato abbandonato al suo destino, ha continuato, nonostante le incurie e le intemperie, a germogliare e a fiorire come l'anno prima e magari come l'anno prima ancora. Eccetera. Ora rispondete, o domandate, o commentate.
n.b.: le opzioni sono 7. usare le freccine

13/04/2006 update: riscorrendo le pregevoli liriche, mi sono accorto che ho postato un'imprecisione che potrebbe depistare: il fiorazzo fiorisce per la prima volta ed era stato piantato, together, dalla coppia scoppiata, l'anno precedente. Mi sembrava un dettaglio affatto trascurabile.