Comunque, qua si chiude. Ci si rivede, in caso, qua.
Comunque, qua si chiude. Ci si rivede, in caso, qua.
Sì, ok, lo so. Ho detto che ho capito. Bla bla bla chiudo, ble ble ble c'est finit, bli bli bli game over. Non ci ho nemmeno riflettuto, sono rientrato a casa poco prima dell'alba e ho azionato il polveroso, vintage (anticum), ma tanto caruccio Mac che avrà la ram e lo spazio di un nokia modello diciannove, virgola, novanta e nove euri. Però ci posso scrivere! Quindi grazie, anzi grazzissimo di esistere. Tu e i benefattori [ciao Klito et ton sexy ami!]. Tuttavia tra breve affronterò definitivamente la faccenda, commettendo l’irrinunciabile pazzia di dare fondo all'esangue porcellino, per l’acquisto di un virgulto informatico di nuova generazione.
.
.
.
E quindi ecco che mi perdo. Come pure ora mi sto perdendo. Ma anche ritrovando. Non è un rientro né ufficiale, né ufficioso. Né definitivo. Per il momento sto. Anche se confesso di vergognarmi giusto un pochino, ma sono pronto per la pubblica lapidazione con tutti gli epiteti e le pietre del caso. Mi sento un po’ come Pita Ravone, la quale, dopo avere annunciato anni fa il definitivo ritiro dalle scene, circola ora voce che, sic, sia pronta per il grande rientro. Chissà, potrebbe trattarsi di un interessante mix tra la pappa col pomodoro e una denuncia contro la barbarie dell'infibulazione... staremo nella pelle?
.
Be-Beck-Soon.
Non è la pubblicità del detersivo per i piatti, ma il capolinea di questo blog.
Preciso subito che la mia decisione non è sofferta, ma piuttosto ponderata; già da qualche tempo mi ponevo domande circa la voglia di proseguire con il mio blogghetto, nato quasi quattro anni fa per caso e per noia, e che con il tempo ha acquisito una insospettata importanza, oltre ad assumere la funzione di un passatempo piacevole.
Ricordo quanto all'epoca fossi al pieno culmine di un ciclo esistenziale che definire desolante suona patetico persino a me, ma davvero fatico a trovare altri aggettivi per definire il mood legato a quel periodo.
Il blog ha rappresentato l'ideale sfogo per ciò che sarebbe altrimenti rimasto compresso e inespresso; fossilizzato ed infognato sulle tante questioni e vicende [prettamente sentimentali] che mi hanno di fatto reso inagibile ed invisibile l'alternativa di altre possibili prospettive.
In tal senso il blog è stato terapeutico quanto [o forse più?] di tante costose sedute di psicoterapia, senza dimenticare il suo avere risvegliato in me l'antica e mai coltivata passione per la scrittura. Passione che naturalmente proseguirà attraverso gli stessi canali [spazi e modalità saranno resi noti a chi interessato], sebbene con intenzioni e scopi diversi da quelle di questa sorta di blog sudiario.
artist: Audible - song: Uppers & Downers

Per scrivere dovrei avere qualcosa da scrivere. O dovrei non avere nulla da scrivere, pensando comunque di scrivere qualcosa. Ma le dita dopo qualche riga si fermano e uno di esse [che casino l'itagliano] va giù di backspace fino a capo pagina.
In sostanza sono un po' tramortito dalla confusione che mi crea avere meno confusione in testa. O forse è tutta la confusione che ho in casa che mi tramortisce. Oggi potrei approfittarne per mettere in ordine, e riaprire la mia ridente grotta agli ospiti, invece zuzzurellono per il quartiere e sudo. La fronte imperlata, gli abiti che mi si appicciccano addosso. Ma me ne fotto di tutto e mi fotto di tutto.
Fottere distrae. E rilassa. E io, per sopportare questa cappa del cazzo, devo essere davvero tanto rilassato.
Giusto i piedi [che piedanti] invocano degli [delle?] infradito. Gliele [glieli] ho promesse. Vado.
Io da solo sto bene, in fondo. Questa frase mi ritrovo a pronunciarla sempre più spesso ultimamente. Agli amici increduli e dispiaciuti del protrarsi di questo mio stato di singòlitudine. Ai soprammobili di casa che cadono dalle mensole. Alla foto di mia nonna ubriaca che sorride complice e che pare rispondermi, come faceva quand'era in vita: va' va', va' alla piazzetta a vede' se ce sto io.
Io da solo sto bene, in fondo. Tra breve festeggerò i sette anni; senza alcun segnale di crisi. Quando pronuncio la frase gli amici annuiscono, mentre una nuvoletta fluttuante sopra le loro teste racchiude un sì, certo, ma che cazzo stai addì.
Io da solo sto bene, in fondo. Perché in fondo? In superficie da solo, ci sto male?
Io da solo sto bene, in fondo. Spaiato, sfornito, scoppiato, sguarnito, spogliato, sprovvisto. Mezza mela senza l'altra metà. Una tazzina senza piattino. Una bottiglia senza il tappo. Il vino che diventa cattivo.
Io da solo sto bene, in fondo. Con la mente e il cuore sgomberi. L'affitto da pagare, la musica da ascoltare, la lavatrice da avviare. Oggi mentre stendevo il bucato, fissavo una brutta giacca di ginz acquistata anni fa al Centro Moda di Tor Pignattara. Mi chiedevo come mai i miei armadi fossero ricolmi di cose acquistate frettolosamente e mai indossate, perché mi stanno o me le sento di merda. Sono affezionato alle solite magliette, ai soliti ginz modello scolapasta. Il pataccone cucito all'interno della giacca ostenta una scritta che mi era sfuggita prima di adesso, specie al momento dell'acquisto: proudly oversize...
Io da solo sto bene, in fondo. Riesco ad ascoltare Aimee Mann senza intristirmi, Tori Amos senza struggermi o Fiona Apple senza fissare il parapetto [dimentico di vivere al piano rialzato].
Io da solo sto bene, in fondo. Ma perché ho sette cd dei REM ricoperti di polvere? Perché li ho comprati? Li adagio nel lettore e scorrono fluidi uno dietro l'altro nel mio solitario sabato rammentandomi un amore antico, improvvisamente rinnovato. Come la loro prima canzone che ascoltai che fu anche il primo loro video-che-vidi.